Appunti sparsi sull’Inter che verrà

Nelle Serie Tv solitamente tra una stagione e l’altra si assiste a cambiamenti più o meno rilevanti. Questi cambiamenti si possono riassumere nell’arrivo di nuovi personaggi, l’aggiunta di nuove sottotrame o anche in piccole  variazioni stilistiche, come un tonalità di colori differenti nella fotografia o cambiamenti nel ritmo della narrazione degli eventi nel corso della serie. A questa logica, apparentemente solo televisiva, possono essere subordinate anche le squadre di calcio.

Mantenendo il parallelismo il regista dell’Inter 2018-19 è ancora Luciano Spalletti, confermato dopo il discreto successo nella stagione precedente. Il “cast” non è stato rivoluzionato, ma ha visto un discreto ricambio, complici i mancati riscatti di Cancelo e Rafinha e le cessione di Eder e Santon, oltre all’esodo dei primavera utilizzati dalla società per risanare il bilancio per rispettare i dettami del Fair Play finanziario. In compenso sono arrivati sotto la madonnina Asamoah, De Vrij, Lautaro Martinez, Nainggolan, Politano, Vrsaljko e Keita Baldé.

Nel suo secondo ritiro nerazzurro Luciano Spalletti ha curato principalmente gli aspetti in cui la squadra nello scorso campionato si era rivelata carente. A differenza dello scorso pre-campionato, dove il lavoro di Spalletti si era concentrato principalmente sulla tenuta difensiva, grazie anche al grande lavoro svolto da Giovanni Martusciello, così da rendere la squadra maggiormente solida nel contenere gli attacchi avversari. L’Inter vista all’opera nell’estate 2017 era una squadra estremamente corta, che puntava a mantenere le giuste distanze tra i reparti, difendendo spesso posizionalmente e abbozzando un timido pressing nella metà campo avversaria. Una squadra che attaccava principalmente in transizione cercando di trovare un’efficiente occupazione degli spazi per sfilacciare la retroguardia avversaria.

Quest’anno il lavoro di Spalletti si è concentrato principalmente sul pressing alto e sui meccanismi di riconquista palla nella metà campo avversaria, oltre che nella cura di combinazioni sia corte che lunghe necessari per risalire il campo ed aumentare la pericolosità dei propri attacchi.

Modulo
Per Spalletti il 4231 è quasi un dogma, non a caso più volte ha dichiarato che secondo lui è il modulo che consente una migliore occupazione del campo nelle varie fasi di gioco. Già prima del ritiro estivo, però, il tecnico toscano aveva dichiarato che con l’acquisto di De Vrij avrebbe potuto finalmente schierare la squadra con la difesa a 3. Disposizione difensiva che era stata più volte adottata sul finire dello scorso campionato,dove in più di un’occasione l’Inter si era disposta con una retroguardia composta da 3 elementi, in totale nello scorso campionato l’Inter ha disputato 300 minuti alternando vari moduli che prevedevano una difesa a 3 (3421, 3412, 352 e 3511).

Nelle prime amichevoli stagionali Spalletti era sembrato restare fedele al 4231, ma già sul finire di luglio più volte la squadra si è disposta adottando due moduli a seconda della fase di gioco. In fase di non possesso i nerazzurri si sono disposti con un 442/4411 mentre il fase di possesso la disposizione asimmetrica dei terzini faceva sì che la squadra si disponesse con un 3241; in questa situazione i terzino destro restava bloccato sulla linea di difesa, mentre il terzino sinistro si alzava fin oltre al centrocampo nerazzurro, così da attaccare l’ampiezza profonda, allineandosi all’ala destra.


Dalle foto si può ben notare la differente disposizione nelle due fasi di gioco, probabilmente volute per rendere le posizioni dei giocatori più fluide così da provare a migliorare la circolazione del pallone, senza però rischiare di far trovare la squadra sbilanciata nelle situazioni di transizione negativa.

FDP – Fase di Possesso
In precampionato Spalletti ha sperimentato molto dal punto di vista tattico e della rotazione degli uomini. alcuni esperimenti sono stati abortiti presto, altri sono stati provati e riprovati più volte e probabilmente li rivedremo a campionato in corso, altri meccanismi li potremmo vedere già a partire dalla gara del Mapei Stadium. Illustriamo qua le soluzioni tattivo più interessanti o quelli provati più di frequente.

La fase di possesso non è particolarmente codificata, soprattutto non vengono eseguite combinazioni di passaggi strettamente prestabilite dall’allenatore che vengono provate e riprovate in allenamento. La passmap dell’Inter 2018-19 si basa di meno sulle connessioni tra i singoli e ciò consente una circolazione meno perimetrale, ma che va ad esplorare zone più interne dello schieramento difensivo avversario, pur sviluppandosi prevalentemente in fascia. I nerazzurri anche quando attaccano a possesso consolidato mirano a combinazioni rapide e verticali per raggiungere l’area avversaria nel minor tempo possibile.

Costruzione e sviluppo dell’azione
In costruzione i nerazzurri si dispongono con una linea di difesa a 3 composta dai due centrali e dal terzino destro, che solitamente resta bloccato. Davanti alla difesa i due mediani. La trequarti è occupata sulle fasce dall’ala destra e dal terzino sinistro, negli spazi intermedi si posizionano l’ala sinistra il trequartista e centralmente staziona  Icardi. I tre difensori , a seconda della pressione avversaria fanno circolare la palla principalmente in orizzontale oppure salgono in conduzione cercando il varco giusto per far uscire il pallone dalla propria metà campo. Il tutto a seconda della pressione che gli avversari portano sul possesso arretrato.

I tre centrali sono molto responsabilizzati in fase di costruzione, soprattutto per le giocate lunghe, solitamente i palloni lunghi a cercare l’ampiezza profonda offerta dall’esterno o i lanci in profondità verso la punta in zona centrale, partono dai loro piedi. Il movimento dei mediani in alcune situazioni crea un rombo di costruzione finalizzato alla creazione di una catena di fascia che possa consentire una ricezione nello spazio intermedio della trequarti, così da aumentare il livello di pericolosità della manovra nerazzurra. In alternativa la palla viene trasmessa dalla metà campo alla trequarti attraverso dei laser pass (o passaggi tagli-linee) che attivano le ricezioni nello spazio intermedio e creano un vantaggio posizionale, consentendo ai giocatori offensivi nerazzurri di poter attaccare direttamente la linea difensiva avversaria.

Manca in costruzione un giocatore che riesca a spezzare le linee difensive avversarie conducendo il pallone, anziché passarlo, non a caso l’Inter era sulle tracce di un centrocampista come Modric o Moussa Dembélé che possa far progredire l’azione partendo anche in conduzione negli angusti spazi della metà campo avversaria. Potendo dunque regalare a Spalletti un centrocampista che possa garantire una  variante in fase di costruzione, per mezzo caratteristica che i centrocampisti nerazzurri non possiedono.

Una volta trasmessa palla sulla trequarti, i nerazzurri cambiano velocità all’azione provando a rifinire e concludere col minor numero di passaggi e andando spesso a cercare il movimento in verticale del compagno. Quando la palla è giocata sulla fascia si cerca spesso la sovrapposizione interna addirittura la palla in profondità per lo scatto della punta. Se l’azione si sviluppa in zone di campo più interne si prova a disordinare la struttura difensiva avversaria per poi colpire alle spalle della linea difensiva, spesso giocando il pallone in ampiezza per offrire più spazio all’esterno per la rifinitura (cross o passaggio filtrante) oppure con un movimento coordinato tra la punta e la seconda punta; in questa situazione uno dei due va incontro al portatore mentre il partner offensivo abbassa la linea difensiva avversaria  per favorire la ricezione sulla figura del compagno.

 

Rifinitura e conclusione

L’azione dell’Inter è estremamente veloce e verticale, una volta trasmessa la palla sulla trequarti i giocatori si muovono per ricevere il pallone così da rifinire o concludere l’azione.

L’azione viene spesso rifinita con dei cross dal fondo campo, con in area almeno due o tre giocatori nerazzurri. Spesso però l’elevata velocità nello sviluppo dell’azione fa sì che l’area sia poco occupata dai giocatori nerazzurri, ma in simili situazioni spesso la linea difensiva avversaria non è ben posizionata. Il cross dalle fasce non è più la principale (o addirittura) l’unica soluzione con la quale i nerazzurri cercano di andare a rete come successo per buona parte della prima parte dello scorso campionato. Ciò lo si può capire anche dalla volontà di mister Spalletti di schierare Candreva a piede invertito sulla fascia sinistra, chiedendogli di accentrarsi frequentemente per liberare la ricezione in fascia al terzino sinistro e soprattutto per cercare il tiro dalla distanza.

In fase di rifinitura, almeno nelle amichevoli estive, si è notato un maggior coinvolgimento nel gioco di Icardi, che in più di una situazione si è abbassato giocando il pallone spalle alla porta per far progredire la manovra. Anche il set di movimenti del centravanti argentino in queste gare è sembrato più vario, infatti in più di un’occasione non è stato lui ad attaccare la profondità, ma il suo partner offensivo (Lautaro), una soluzione che potremmo vedere anche quando sarà Nainggolan a giocare alle spalle del capitano nerazzurro.

Nelle transizioni positive l’intento è di arrivare il prima possibile in porta, tramite conduzioni o verticalizzazioni, che si inseriscono negli spazi creati dalla punta che tende ad abbassare la linea avversaria  ed almeno un giocatore a garantire ampiezza per poi tagliare alle spalle del terzino o anche per creare un corridoio per l’inserimento senza palla di un altro compagno.

Nelle situazioni in cui i nerazzurri possono attaccare in campo aperto la linea difensiva avversaria, c’è sempre un giocatore che abbassa la linea avversaria e cerca un taglio per creare scompensi tra i giocatori del reparto difensivo avversario e favorire gli inserimenti da dietro dei centrocampisti.

FDNP – fase di non possesso

L’Inter 2017-18 era una squadra che non riusciva ad esercitare un controllo stabile e prolungato sul match, non riuscendo a controllare al meglio né lo spazio, né il pallone, se non per alcune fasi della partita. L’Inter raramente riusciva a recuperare palla in zone avanzate del campo, riuscendo solo ad indirizzare il possesso avversario, senza però riuscire a contendere pericolosamente il possesso arretrato degli avversari. In fase di difesa posizionale la squadra riusciva a controllare al meglio gli spazi anche se alcuni giocatori come Vecino, Gagliardini, Cancelo e Borja Valero soffrivano le lunghe fasi di difesa posizionale, ma al tempo stesso erano incapaci di difendersi col possesso palla, vista la presenza di molti giocatori con scelte di gioco più dirette e verticali.

Pressing e contro pressing
La riconquista alta del pallone è necessaria per evitare ripiegamenti lunghi che risultano alla lunga dispendiosi per la squadra, non a caso l’idea di Spalletti è aumentare l’altezza del recupero palla, anche a costo di prendersi qualche rischio. Come lo scorso anno il riferimento del pressing avanzato è l’uomo, ogni giocatore ha un uomo a cui orientarsi, il che fa variare la disposizione difensiva dei giocatori in campo, che dunque va a prendere la forma dello schieramento avversario.

Sulle situazioni statiche è Icardi a prendere in consegna il primo avversario che entra in possesso del pallone, cercando di orientare il controllo di questi verso l’esterno del campo. Alle sue spalle Lautaro (o in generale il trequartista) occupa la linea di passaggio tra il difensore centrale in possesso palla e il mediano, per poi attaccare l’altro centrale se entra in possesso palla, per mezzo di una scalata di marcature, infatti in questo caso è uno dei centrocampisti nerazzurri a scalare in pressione sul mediano avversario. Sulle fasce viene inizialmente lasciato più spazio ai laterali della squadra avversaria, ma quando uno dei due entra in possesso palla viene tempestivamente aggredito da una maglia nerazzurra, mentre dal lato opposto l’ala nerazzurra in pressione stringe verso il centro facendo partire il meccanismo di rotazione delle marcature, così da favorire i raddoppi e/o il taglio delle linee di passaggio avversarie.

Il pressing viene attuato da pressing trigger molto scolastici nelle situazioni dinamiche quali retropassaggi o passaggi laterali particolarmente lenti che rallentano il ritmo della giocata avversaria.

Il forte indirizzamento sull’uomo dà si un riferimento più intuitivo da seguire, ma se mal coordinato può generare grossi scompensi nella struttura difensiva nerazzurra. Come nella teoria del caos un battito d’ali di farfalla può far scatenare una tromba d’aria dall’altra parte del mondo, allo stesso modo una pressione portata con tempi sbagliati nella metà campo avversaria o una scalata in marcatura non tempestiva si può trasformare in una situazione di netto svantaggio posizionale nella propria metà campo e condurre al goal gli avversari.

Anche per questo motivo quest’anno ai difensori è richiesto di forzare maggiormente l’anticipo, anche a ridosso della metà campo, anziché dover affrontare il diretto avversario temporeggiando.

Nelle transizioni negative il portatore palla avversario viene spesso raddoppiato e non indirizzato o rallentato per poi recuperare il possesso nella propria metà campo. In fase di riaggressione, appena persa palla nella metà campo avversaria, l’avversario in possesso palla viene aggredito dal nerazzurro più vicino, mentre gli altri giocatori sopra palla rientrano così da sporcare le linee di passaggio avversarie per poi ricompattarsi in zona arretrata.

Difesa posizionale
Limitate di molto le fasi di difesa posizionale, che comunque nel corso del campionato vedremo spesso, anche perché il pressing sarà certamente una delle fonti primarie di gioco nerazzurro, ma al contempo non sarà sempre possibile pressare alto per tutti i 90 minuti. L’Inter, vista la rosa a disposizione di Spalletti, potrà anche giocare basandosi sulle ripartenze visti i giocatori abilissimi a sfruttare gli spazi in velocità come Icardi, Keita, Perisic, Lautaro e Nainggolan.

Probabilmente vedremo ancora l’Inter chiudersi con due linee da 4 giocatori l’una, e con le due punte disposte in verticale, con pochi compiti difensivi per la punta, mentre il trequartista dovrà abbassare maggiormente la sua posizione, dando man forte ai compagni alle spalle. Da queste prime amichevoli non è stato richiesto ai terzini di stringere eccessivamente la loro posizione, arrivando a giocare al centro del campo e costringendoli a lunghe corse per raggiungere l’avversario sui cambi di gioco.

Nella testa di Spalletti l’Inter dovrebbe essere in grado di difendere a varie altezze alternando l’aggressione alla difesa attendista. Sicuramente non sarà facile conciliare queste due modalità difensive. Probabilmente si cercherà maggiormente un controllo degli spazi abdicando dal controllo del pallone.

L’asimmetria tra la fase offensiva e quella difensiva, con annessa la grande aggressività della linea difensiva potrebbe portare a grossi scompensi difensivi e rendere gli spazi da difendere eccessivamente vasti, non a caso sarà indispensabile l’apporto dei centrocampisti sia in pressing che nello scalare celermente così da dare la giusta protezione alla difesa.

Spalletti e l’Inter non sono solo chiamati a riconfermare quanto di buono è stato fatto nello scorso campionato, ma anche a migliorare il quarto posto della scorsa stagione e provare a far strada in Europa, anche per migliorare l’attuale ranking (l’Inter sarà in quarta fascia nei sorteggi dei gironi di Champions League). Il mercato è stato di alto livello, anche se molti giocatori saranno riscattati solo in caso di risultati fortemente positivi. Spalletti sembra che quest’anno sia stato accontentato, anche se forse manca il rinforzo tanto atteso in mediana. Il campionato è alle porte, da domenica si farà sul serio e sarà tempo di mettere in cascina i primi punti e di continuare a costruire sulle fondamenta già poste.