La partita della svolta

Emilio Andreoli/Getty Images

L’Inter ritorna in Champions League col botto, disputando una grandissima gara, giocata ad altissima tensione fisica e mentale. Una delle partite più belle dell’Inter nelle coppe europee per intensità emotiva e soprattutto per come è maturato il risultato.

Il ritorno dell’Inter sul palcoscenico della Champions League vede i nerazzurri trionfare con l’identico risultato (2-1) con il quale l’Inter si congedò dalla massima competizione europea, prima di un lunghissimo esilio durato 2381 giorni. L’Inter che ritorna a disputare la Champions League è una squadra totalmente nuova, l’unico superstite nerazzurro dell’ultima partecipazione interista in UCL è Andrea Ranocchia. Anche la Champions League ha cambiato veste, oltre a nuovi orari e un diverso palinsesto delle gare è cambiata anche la modalità di qualificazione delle squadre partecipanti, una modalità che agevola le squadre provenienti dai campionati più competitivi e che pone le basi per la creazione della Superlega europea; una lega, che in un futuro neanche tanto prossimo potrebbe stravolgere la piramide calcistica, con la creazione di una competizione nella quale si affronteranno solo i top club europei;  l’obiettivo a lungo termine dell’Inter deve essere quello di agganciarsi al vagone dell’élite del calcio europeo, per non perdere il treno della Superlega.

La marcia di avvicinamento dell’Inter all’esordio in Champions è stata minata da risultati negativi, con la squadra che ha vissuto di luci ed ombre e che ancora deve assestarsi dopo l’estate. I 4 punti nelle prime 4 giornate culminate con la sconfitta casalinga di sabato contro il neopromosso Parma han portato Spalletti a dire che la gara contro il Tottenham sarebbe stata la gara della svolta. Anche gli Inglesi non vengono da un ottimo periodo, infatti dopo 3 vittorie nelle prime 3 giornate, con lo scalpo di Mourinho nella vittoria all’Old Trafford, i londinesi hanno subito due cocenti KO, che hanno esposto i limiti difensivi e di tenuta mentale nell’arco dei 90 minuti.

Formazioni
Spalletti privo di terzini di piede destro schiera in posizione di terzino destro Skriniar, con compiti di contenimento in via principale tenendolo ancorato alla linea difensiva  e spingendosi poche volte nel terzo di campo offensivo. Rispetto alla gara col Parma trovano spazio nell’undici titolare anche Miranda, che non si vedeva dalla gara d’esordio in campionato, Politano che vince il ballottaggio con Candreva e infine il trio Asamoah, Vecino e Icardi risparmiati precauzionalmente sabato oltre che per dar spazio a giocatori non presenti in lista Uefa.


Soffermandoci sull’undici titolare dei nerazzurri ci sono ben 6 giocatori al loro esordio in Champions  League (Handanovic, Skriniar, De Vrij, Vecino, Politano, Icardi), mentre il giocatore con più presenze in UCL è Nainggolan che in maglia giallorossa aveva collezionato 24 presenze.

Nel Tottenham Pochettino è costretto a fare a meno di Lloris, Alderweireld,Trippier e Alli, sostituiti rispettivamente da Vorm, Sanchez, Aurier e Lamela, con  l’argentino che ha vinto il ballottaggio a scapito di Lucas Moura, per un posto da rifinitore alle spalle di Kane.

Coraggio e prudenza
Il Tottenham è una squadra dall’atteggiamento proattivo, punta al controllo del pallone, ordinando la sua struttura posizionale per mezzo della sfera così da disordinare la struttura difensiva avversaria; per questo motivo affrontare una simile squadra un atteggiamento eccessivamente passivo può condurre alla sconfitta. Spalletti conoscendo bene l’avversario ha fatto sì che la squadra non rinunciasse al possesso del pallone e alla costruzione arretrata (quest’ultimo principio di gioco cardine nella filosofia calcistica di Spalletti), oltre ad alternare un registro difensivo aggressivo andando in pressione con un registro difensivo più prudente con due linee da 4 che andavano a formarsi quando il Tottenham attaccava a possesso consolidato.

Sin dai primi minuti i difensori nerazzurri hanno cercato di costruire dal basso, palla a terra, alzando raramente il pallone, spesso erano anche i componenti della linea difensiva stessa a smarcarsi per dare una linea di passaggio al proprio compagno. L’idea di fondo dello staff tecnico nerazzurro era quella di non elevare eccessivamente il ritmo del possesso nella propria metà campo così da evitare di trasformare la gara in uno scontro campale sulle seconde palle, che inevitabilmente sarebbe sfociata in una seri di transizioni e contro-transizioni ad elevata intensità, così da limitare l’abilità degli inglesi in fase di ri-aggressione in zone avanzate del campo. Per eludere anche la prima pressione sulla costruzione bassa spesso l’Inter ha cercato la formazione di triangoli col centrocampista che andava in contro al difensore centrale per poi giocare la palla di prima sul laterale.

Una volta portata la sfera fuori dalla difesa la manovra dell’Inter diventava molto arida e verticale, spesso il portatore di palla non aveva linee di passaggio semplici, rendendo la trasmissione del pallone molto lenta. L’unica soluzione era quella del passaggio lungo alle spalle della linea difensiva avversaria, con Icardi, Perisic ad attaccare lo spazio alle spalle della linea avversaria, con Nainggolan che in seconda battuta andava a contendere la seconda palla, questa aridità di manovra nel terzo centrale del campo era dovuta alla poca spinta dei terzini, vuoi perché Skriniar è un difensore centrale adattato a terzino, mentre Asamoh aveva la corsia occupata da Perisic e soprattutto non aveva particolari compiti di spinta. Oltre alla mancata spinta dei terzini neanche Icardi e Nainggolan si aprivano verso l’esterno del campo per farsi dare il pallone, portando i due mediani (in particolare Vecino) ad allargarsi per far progredire l’azione e dare un’opzione di passaggio semplice, esponendo però la linea difensiva a pericolose transizioni negative in caso di palla persa. Quando attivare il palleggio in fascia era impossibile l’unica soluzione per risalire il campo era affidarsi all’iniziativa individuale, infatti sull’out di destra Politano ha tentato il dribbling ben 5 volte, riuscendo a saltare il diretto avversario in ben 2 occasioni, così come Asamoah, sempre a ridosso della linea laterale sinistra, ha dribblato il diretto avversario in 2 occasioni.

Nelle poche volte in cui l’Inter riusciva a mantenere il possesso fino all’ultimo terzo di campo, la manovra diventava più fluida, anche se lo sfogo del possesso quasi esclusivamente laterale. L’unico modo per creare pericoli alla difesa avversaria era tentare la verticalizzazione alle spalle della linea difensiva avversaria, non sempre reattiva nel coprire la profondità, ma abile nel recuperare in campo aperto, anche grazie alle grandi doti da velocista di Davinson Sanchez. Il lancio alle spalle della difesa era un’arma a doppio taglio, sia per sfruttare l’abilità di Icardi e di Perisic nell’attacco della profondità, ma anche per sfruttare l’abilità di Nainggolan, Vecino e Brozovic nel calamitare le seconde palle (derivanti dalle ribattute della difesa avversaria) all’altezza della trequarti, così da riciclare al meglio il possesso nelle zone più avanzate del campo. Questa strategia nel primo tempo ha fruttato 3 contrasti vinti e 3 passaggi intercettati  nella metà campo avversaria.

La ricerca della profondità alle spalle della difesa avversaria però ha anche il costo di una scarsa precisione nei passaggi che, che si è palesata con evidenti errori tecnici nell’esecuzione dei passaggi o in incomprensioni tra il passatore e giocatore senza palla o anche nella forzatura di passaggi, che facevano recuperare agevolmente il possesso al Tottenham.

Uno dei principi cardine del sistema di gioco del Tottenham di Pochettino è poi l’uscita pulita del pallone dalla retroguardia attraverso un possesso palla anche prolungato, finalizzato alla ricerca dell’uomo libero alle spalle della linea di pressione avversaria, ma anche per abbassare il baricentro degli avversari e inibirne le transizioni qualora questi recuperino palla. Proprio per questo motivo l’Inter non poteva permettersi di concedere agli avversari di consolidare facilmente il possesso. Il piano gara di Spalletti prevedeva un dispositivo di pressing che intasasse le linee di passaggio arretrare, dando ai giocatori come riferimento l’uomo, senza però portare ad un atteggiamento tattico eccessivamente spregiudicato che avrebbe portato la squadra a tenere il campo con distanze errate, i cui spazi eventualmente concessi sarebbero stati sfruttati agevolmente dai giocatori offensivi del Tottenham. La pressione arretrata dell’Inter nelle situazioni statiche prevedeva una linea di due/tre giocatori a uomo sui giocatori della prima linea di costruzione del Tottenham, con la finalità di orientare il possesso da un lato per poi stringere maggiormente la pressione, lasciando quasi del tutto sguarnito il lato debole; la seconda linea di pressione restava a metà tra i mediani del Tottenham e i terzini, così da poter scalare sul giocatore che sarebbe stato servito alle spalle della prima linea di pressione.

Il Tottenham non sempre è riuscito ad aggirare il pressing nerazzurro, spesso per far saltare il pressing era necessario l’arretramento di Eriksen, che nel sistema di Pochettino funge da semplificatore di gioco, che grazie ai suoi movimenti riesce a creare sempre nuove linee di passaggio per i compagni, oppure giocando lungo su Harry Kane abilissimo nel difendere il pallone spalle alla porta per far salire la squadra (il centravanti inglese è difficile da anticipare, è molto abile nello smistare il pallone e nel reggere la pressione avversaria, anche conquistando qualche fallo). I centrocampisti nerazzurri, quando il dispositivo di pressione avanzata veniva aggirato, si sono dimostrati sufficientemente rapidi nello scendere sotto palla per non esporre eccessivamente la difesa, andando a formare due linee da 4 molto compatte e strette.

Il Tottenham in più occasioni,soprattutto con la difesa dell’Inter schierata era spesso in grado di trovare l’uomo tra le linee, in qualche occasione Lamela si era reso molto pericoloso ricevendo alle spalle del centrocampo, ma i veri pericoli l’Inter li ha affrontati quando Eriksen riusciva a ricevere palla dietro la linea di centrocampo avversario, mettendo Kane a tu per tu con Handanovic nel primo tempo e soprattutto creando quasi dal nulla il goal del vantaggio degli Inglesi.

Nel primo tempo nessuna squadra era riuscita a prevalere nettamente sull’altra, sia sul piano del gioco che su quello delle occasioni (l’Inter ha cercato maggiormente la finalizzazione, mentre il Tottenham ha creato meno occasioni da rete, ma occasioni molto più pericolose), anche se entrambe non sono state in grado di capitalizzare le occasioni avute. Il Tottenham ha avuto il controllo del pallone, ma si affacciava nell’ultimo terzo di campo con difficoltà, anche a causa della grande attenzione difensiva nerazzurra. La partita è stata lungo in un sostanziale equilibrio fino alla rete di Eriksen.

La reazione dell’Inter e la rimonta

Il vantaggio del Tottenham, firmato Eriksen, nonostante la buona prestazione dell’Inter, sembrava voler testimoniare che in una competizione come la Champions League, anche giocare bene contro avversari dall’acclarata esperienza internazionale può non bastare e che la sfida può essere decisa da un episodio favorevole alla squadra più abituata al palcoscenico europeo. La reazione dell’Inter c’è, ma è molto disordinata e a tratti confusa. Spalletti inserisce Candreva e Keita per Politano e Perisic; ad Asamoah viene chiesta una spinta maggiore (soprattutto quando Candreva viene spostato sulla fascia destra e Keita sul centro-sinistra), l’Inter cerca di aggrapparsi alla gara, anche per ottenere il pareggio, ma si scopre inevitabilmente, prestando pericolosamente il fianco alle ripartenze del velocissimo Lucas Moura, in questo inizio di stagione il giocatore del rendimento più alto nel Tottenham. Quando il Tottenham sembra ormai in controllo della gara e pronto a chiuderla, con l’Inter attacca confusamente cercando la rifinitura principalmente con cross e lanci lunghi, per sfruttare le doti aeree di Icardi, che però è ben controllato dai difensori centrali inglesi.

L’episodio chiave arriva però al minuto 85, quando un cross in apparenza sbagliato di Asamoah trova Icardi stranamente al limite dell’area di rigore, l’argentino calcia il pallone di collo esterno mandando la palla nell’angolo alla destra del portiere. Il pareggio dà nuova fiducia all’Inter e cambia totalmente il piano inclinato della gara.

L’Inter attacca occupando tutti i 5 corridoi verticali, Spalletti toglie uno stremato Nainggolan per inserire Borja Valero, così da avere un giocatore che riesca a ordinare il possesso senza che la partita precipiti nel caos, lo spagnolo è un maestro nelle ricezioni alle spalle del centrocampo, e con le sue pause può portare fuori posizioni i difensori del Tottenham così da non rendere l’azione monotematica e incentrata sulla ricerca del cross. La risposta di Pochettino è quella di togliere dal campo Kane per inserire Rose, la mossa di togliere il centravanti per un terzino conferma il timore del Tottenham nell’affrontare i minuti finali della sfida, ma non solo, i londinesi si vedono privati di un giocatore importante nella risalita del campo e nella difesa nel gioco aereo. In pieno recupero, da calcio d’angolo arriva il goal di Vecino (si, quello che aveva già segnato il goal decisivo contro la Lazio il 20 Maggio, ve lo ricordate?) che fissa il punteggio sul 2-1 per l’Inter.

L’Inter pur giocando una buona gara non ha dominato la partita né sul piano strategico, né sul piano tattico, I nerazzurri hanno avuto il merito di giocarsela alla pari una grande squadra come il Tottenham; anche in questa occasione la differenza tra la vittoria e la sconfitta l’ha fatta la miglior tenuta mentale dei nerazzurri, nel restare mentalmente ed emotivamente aggrappati alla sfida anche nei momenti più difficili e nel ribaltare a proprio favore una situazione che sembrava ampiamente compromessa.

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L’Inter esce vincitrice di una partita estremamente piacevole, giocata con un livello di concentrazione e di intensità molto più alte rispetto al livello del campionato italiano, probabilmente una delle partite più belle dei nerazzurri nelle coppe europee, che riscatta il deficitario avvio in campionato. La vittoria sicuramente ridà fiducia al gruppo e nuovo credito all’allenatore, che ora dovrà riuscire a incanalare le sensazioni positive derivanti da una grande vittoria, per risalire la classifica in campionato. In Champions League la vittoria col Tottenham è un primo passo per raggiungere la qualificazione agli ottavi di finale, anche se il girone è complicato, ma intanto vede i nerazzurri vincitori nei confronti della diretta rivale per il secondo posto.