Alla scoperta di Martin Satriano, il nuovo gioiello della primavera nerazzurra

satriano inter

A cura di Daniele “El Flaco” Pagani

Quando le telecamere hanno catturato il suo arrivo all’aeroporto di Milano Malpensa, Martín Satriano aveva un timido sorriso dipinto sul volto, appena tratteggiato, emblematico, di chi sà di aver compiuto uno step macrocosmico: genesi e compimento di un’avanguardistica cosmogonia a tinte nerazzurre, in rapida successione ai primi scorci di professionismo.

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Sebastián Taramasco, il coordinatore del settore giovanile del Nacional, lo ha legittimato come il miglior talento della sua generazione (una vetta su cui transita anche Facundo Pellistri, del Peñarol), e Gustavo Munúa Vera, attuale dt del Bolso con dei brevi trascorsi nella Fiorentina, ne ha avuto la più lapalissiana controprova durante questa prima parentesi della pretemporada.

Poco più di due settimane fa Martín ha preso parte a un’amichevole di lusso con il River Plate di Marcelo Gallardo, valida per la Copa Desafío Campeones de América, ha anche segnato il rigore decisivo sentenziando un certo Franco Armani, ma quel tiro dagli undici metri rappresenta solo un’epitome certificativa e circoscritta del suo repertorio. E del suo percorso. Figlio di Gerardo, celebre calciatore del Club Atlético Bella Vista durante gli anni ’80, soprannominato il «Bocha», come un certo Humberto Maschio, Satriano ha cominciato a dispensare i primi barlumi del suo talento nel Poco Sitio Baby Fútbol, ad una ventina di palleggi dall’Estadio Centenario, prima di muovere la prua in direzione Gran Parque Central all’incirca quattro anni or sono. L’impatto di Martín con le Inferiores del Nacional incarna il perfetto binomio tra sentimento e risultati, costantemente crescenti: alla sua prima stagione con il Bolso vince il Torneo Inicial Sub–15, segna con una brutalità disarmante, dimostrando un senso d’appartenenza, di vero e proprio coinvolgimento emotivo, straordinario.

Vederlo all’opera equivale a mettere un piraña in un acquario di pesci rossi: una metafora che assume dei contorni ancor più reali e tangibili quando Martín Ligüera lo promuove nella Sub–17, impostandolo da punta di movimento, più che da trequartista. Recepita appieno la nuova impronta tattica, Satriano si è laureato capocannoniere del Campeonato Uruguyano di Tercera División, con 23 reti, attirando su di sé l’interesse di alcuni top club inglesi (Liverpool, Chelsea, City) oltre a Juventus e Napoli.

L’Inter ha pagato il cartellino di Martín circa un milione e trecentomila euro (con ricchi bonus fino a due milioni), battendo la concorrenza del Cagliari e dando credito alla dualistica linea verde condotta da Suning: non solo talenti già predisposti alla subitanea esplosione in Serie A, come Bastoni e Barella, Sensi e Lautaro, ma anche qualche miccia pronta ad essere detonata nel prossimo futuro.

Da Agoumé a Étienne Kinkoue, passando per Emerson Espinoza, attualmente al Parma ma sotto controllo nerazzurro, e Gabriel Brazão. Insomma, il principio teoretico è chiaro: tentar di pescare il jolly per pochi spiccioli, lasciando al tempo l’ardua sentenza che contraddistingue un’ipotetica plusvalenza da un prospetto integrabile nella rosa della Prima Squadra. Satriano non ha mai nascosto nel cassetto il sogno di vincere la Copa Libertadores con il Nacional, una comprensibile ambizione, impregnata di sfacciataggine giovanile, ma la chiamata interista si è rivelata tanto inaspettata quanto irrinunciabile per essere accantonata. Cavalcando l’entusiastica onda di tanti colleghi uruguaiani, i nostri quotidiani sportivi non hanno perso tempo nel riproporre il paragone con Zlatan Ibrahimović, ma per quanto Youtube sia sempre stato un fenomeno ante litteram, praticamente ineluttabile nel giudizio preliminare di un giovane calciatore, il parallelismo con il fuoriclasse svedese non regge.

Martín possiede sicuramente delle straordinarie doti balistiche, è quello che in Sudamerica viene catalogato come un líder natural, un centravanti di complessione sanguigna, capace di segnare e assistere con la medesima facilità, ma può migliorare soprattutto nell’uso del mancino. Cresciuto nelle iconografie di Riquelme, Ronaldinho e Luis Suárez l’ex Nacional ha dimostrato il meglio di sé agendo a fianco di una seconda punta, motivo per il quale il connazionale Matías Fonseca potrebbe essere il suo perfetto partner nell’attacco di Armando Madonna. I suoi centottantasette centimetri lo rendono assai temibile nel gioco aereo, nei contrasti spalla a spalla e nelle movenze back to door, ma Satriano è tutto fuorché la classica punta old school: ha grandi doti nel dribbling, nell’aggressione della verticalità e sà rendersi associativo e dialogico nella costruzione della manovra. Rigorista, tiratore scelto di punizioni, non disdegna l’isolamento sulla fascia sinistra per rientrare e deflagrare il suo destro, secco e potente. Una miscela di qualità che hanno convinto Gustavo Ferreyra a chiamarlo per un stage con la Selección Sub–20 dell’Uruguay, nell’ottobre scorso.

Ora Martín Satriano ha deciso di diventare grande prima del previsto, ha scelto l’Inter compiendo un salto transoceanico verso il futuro, accompagnato da una piccola valigia carica di trasognanza e un immancabile set per la yerba mate. Ipotetica plusvalenza o colonna nerazzurra a lungo termine, al momento importa relativamente poco.