Come esce l’Inter dal mese di Dicembre

Photo by Claudio Villa via Getty Images

Continua questa nostra rubrica mensile che analizza l’andamento dell’Inter in questa stagione, qua potete trovare le puntate precedenti relative a Novembre, Ottobre e Settembre/Agosto

 

Sintesi sui risultati
Inter v Spal 2-1 (Lautaro, Lautaro, Valoti) | 14a Serie A
Inter v Roma 0-0 | 15a Serie A
Inter v Barcellona 1-2 (Perez, Lukaku, Fati) | 6a Champions League
Fiorentina v Inter 1-1 (Borja Valero, Vlahovic) | 16a Serie A
Inter v Genoa 4-0 (Lukaku, Gagliardini, Esposito, Lukaku) | 17a Serie A

Una breve situazione della Classifica
Le gare affrontate nel corso del mese

Report sull’andamento tattico della squadra (di Gabriele Raso )
Il mese di dicembre è stato un mese condizionato dai tanti infortuni che hanno decimato ulteriormente il roster nerazzurro. In particolare le assenze a centrocampo hanno portato ad una serie di assestamenti nel gioco nerazzurro. Agli infortuni di Sensi e Barella si sono aggiunti l’infortuni di Gagliardini, Asamoah e le precarie condizioni di Candreva. Hanno dunque trovato maggior spazio alcune seconde linee, alcuni giocatori che apparivano nel complesso fuori dal progetto tecnico come Borja Valero e Dimarco, ma anche due primavera come Agoumé ed Esposito che contro il Genoa ha disputato la sua prima gara da titolare in Serie A.

Nella gara contro la Spal l’Inter ha disputato una prestazione sufficiente, costruendo nel primo tempo il vantaggio grazie ad un Lautaro in stato di grazia. Contro la Spal, una squadra che ha una disposizione in campo quasi speculare, in una gara che l’Inter è riuscita a vincere agevolmente facendo valere la propria superiorità manifestata da alcuni giocatori che han vinto i duelli chiave della gara. Nel secondo tempo pur non mantenendo un ritmo continuativamente elevato l’Inter è riuscita a mantenere il vantaggio, pur subendo la rete di Valoti.

Nella gara successiva contro la Roma l’Inter ha affrontato una squadra che ha cercato di imporre la propria strategia, costringendo i nerazzurri a giocare lunghe fasi di partita in situazione di difesa posizionale, situazione congeniale alla Roma per via delle marcature preventive estremamente aggressive sulle punte nerazzurre. Il piano gara di Fonseca si è dimostrato molto valido, ma l’Inter attraverso un ottimo dispositivo di pressing è andata in più occasioni più vicina alla rete. La Roma non si è mai resa davvero pericolosa verso la porta nerazzurra, pur avendo disputato nel complesso una buona gara. Alla fine lo stallo ha prevalso e le due squadre han portato a casa un punto a testa, ciò a dimostrazione della bontà dei progetti tecnici condotti dai due allenatori, che stanno iniziando a portare i primi frutti, anche se ancora agli albori. Lo 0-0 è stata inoltre la prima gara dell’Inter sotto la gestione Conte in cui i nerazzurri non hanno trovato la via del goal.

Il dispositivo di pressing della Roma. Foto “Ultimo Uomo”

La sconfitta contro il Barcellona ha decretato l’uscita dei nerazzurri dalla Champions League. L’Inter ha voluto giocare contro il Barcellona a viso aperto, rischiando spesso situazioni di parità numerica nella propria metà campo pur di pressare con tanti uomini la costruzione arretrata degli avversari. Un’Inter a cui sono mancati e non poco Sensi e Barella, il primo per la qualità nella gestione del possesso e per l’imprevedibilità che riusciva a dare alla manovra, evitando di sovraccaricare gli attaccanti di responsabilità creative, il secondo per la grande abilità nel recupero del pallone e il riciclo della seconda palla. Conte si è giocato la qualificazione, chiudendo con 5 giocatori offensivi, con Lazaro e Politano esterni a piede invertito e senza compiti di ripiego in fase di non possesso, Esposito trequartista e Lukaku-Lautaro punte. L’Inter ha esasperato la verticalità del suo gioco nella ricerca delle punte, allungandosi inevitabilmente e lasciando ampi spazi ai giocatori del Barcellona, che hanno punito con l’1-2 del giovane Fati. L’azzardo di Conte non ha pagato i dividendi sperati, costando all’Inter la sconfitta.

La passmap dell’Inter nella gara contro il Barcellona. Foto “Between The Post”

La gara di Firenze contro un altro modulo speculare Conte ha pressato l’avversario giocando a specchio, addirittura chiedendo al mediano di prendere il mediano opposto che agiva nel medesimo corridoio verticale pur di non chiedere ai suoi centrocampisti una rotazione per adattarsi al meglio alla disposizione speculare degli avversari. Anche in questa gara l’Inter pur non giocando una partita eccellente è riuscita a passare in vantaggio ed a gestire il vantaggio, senza giocare con continuità a ritmi elevati, ma spesso attendendo l’avversario per attaccarlo verticalmente e in velocità. La Fiorentina raramente si è rivelata pericolosa e l’unico modo in cui riusciva a rifinire era attraverso dei cross dalle fasce, agevolmente controllati dai centrali nerazzurri. Nei minuti finali, nonostante dei cambi abbastanza conservativi da parte di Conte, l’Inter non ha rinunciato totalmente a giocare, nelle fasi di gara in cui era in possesso portava comunque tanti giocatori sopra la linea della palla. In pieno recupero da un pallone perso sulla trequarti avversaria l’Inter ha cercato un recupero aggressivo, difendendo in avanti la transizione, ma l’equilibrio sottile si è rotto quando Godin a 60 metri dalla porta non è riuscito a spossessare Boateng, che ha potuto lanciare in campo aperto Vlahovic, la cui magia è costata due punti all’Inter. L’iperaggressività del sistema nerazzurro, come in molte gare ha portato a grandi vantaggi in questa occasione si è rivelato deleterio per i nerazzurri. Rischi che possono sembrare eccessivi, ma che l’Inter deve prendere per provare a ribaltare le gerarchie della Serie A.

La gara contro il Genoa è stata forse la più agevole del mese, con un avversario rimaneggiato e in profonda crisi, le certezze acquisite dai nerazzurri in questi mesi si sono rivelate insormontabili per un Genoa che in questi mesi con Thiago Motta ha provato a porre le fondamenta per un progetto tecnico durevole e che a San Siro si era presentata con un buon piano gara e tanto coraggio. Dopo un inizio incoraggiante la superiorità dell’Inter è stata evidente e si è tramutata in una mini-goleada che ha fatto da titoli di coda alla prima esperienza su una panchina di Serie A di un eroe del Triplete come Thiago Motta.

Superiorità netta dimostrata anche basandosi sulla mappa dei tiri del modello Expected Goal. Foto “Understat”

In questi mesi l’Inter complice una centrocampo sempre più rimaneggiato e con tanti interpreti spremuti fino allo sfinimento, ha sviluppato principalmente il suo gioco in zone di campo arretrate per attrarre la pressione avversaria, così da giocare verticalmente sulla coppia d’attacco, le cui responsibilità in fase di consolidamento, sviluppo e rifinitura sono cresciute. Il possesso medio negli ultimi mesi, insieme alla precisione dei passaggi è calato, ma il ritorno di alcuni giocatori chiave a centrocampo (Sensi, Barella ed qualche innesto dal mercato) potrebbero rendere il gioco nerazzurro più equilibrato e non esclusivamente verticale, accentuando i rischi del sistema di gioco di Conte. L’Inter almeno in Serie A riesce a dimostrarsi comunque una squadra molto affidabile, al di là delle assenze, anche grazie ad un sistema di gioco ben codificato, sempre più interiorizzato dai calciatori, ma anche da una qualità media superiore a gran parte delle avversarie che si affrontano in Serie A.

Chiave tattica: La coppia d’attacco (di Gabriele Raso)
Nel calcio contemporaneo, soprattutto ad alti o altissimi livelli, è molto complicato trovare squadre che adottino moduli che di regola prevedano la presenza di due punte in campo. La scelta di Conte è a dir poco peculiare e come molte idee dell’allenatore salentino porta vantaggi e svantaggi molto marcati. La presenza di sue punte che giocano di fianco l’una all’altra aiuta la squadra nel disturbare la costruzione avversaria, soprattutto contro avversari che dispongono una difesa a 4.

Entrambe le punte si orientano sui centrali avversari, rendendo complessa la costruzione arretrata.

In fase di possesso le punte sono molto importanti, soprattutto per risalire il campo, sia in fase di possesso consolidato, con le verticalizzazzazioni dei difensori dirette verso le punte, che nelle situazioni di transizioni lunghe, con la squadra che utilizza le punte come fulcro per risalire il campo. La presenza delle due punta fa sì che spesso possano giocare in lieve inferiorità numerica o nelle situazioni più aleatorie in parità numerica coi difensori avversari, la loro vicinanza e la loro disposizione in verticale rende difficile alle difese contrastarli agevolmente. In un simile contesto possono così mantenere il possesso agevolmente per poi smistare il pallone sull’ampiezza, così da attaccare lo spazio tra la linea difensiva avversaria, questa ricerca estrema della profondità fa sì che l’avversario sia portato ad allungarsi e che le distanze tra difesa e centrocampo aumentino.

le due punte non hanno compiti particolarmente specifici, per intenderci non c’è chi ha solo compiti di raccordo e chi solo compiti di dare profondità, infatti a seconda del lato in cui si attacca una punta viene maggiormente incontro e l’altra prova ad abbassare la difesa avversaria. Quando l’Inter attacca a destra capita di vedere Lukaku agire più indietro rispetto a Lautaro, mentre quando l’Inter attacca a sinistra è Lautaro ad agire maggiormente come raccordo. In base anche allo sviluppo della manovra e all’occupazione dei vari corridoi verticali sta poi alle due punte trovare la giusta posizione.

Lukaku incontro alla palla e Lautaro ad allungare la difesa avversaria. Lukaku vince il duello aereo e serve Brozovic che ha spazio e tempo per servire l’inserimento dell’altra mezzala, favorita dal movimento ad allaragarsi di Lautaro che apre il campo. Un breve saggio dell’utilità delle due punte.

Molto importante è poi il fraseggio tra le due punte, infatti l’intesa tra Lautaro e Lukaku si sta affinando sempre di più, è sempre più raro vedere i due fare lo stesso movimento ed anche i compagni sono sempre più propensi a servirli. Quando le punte riescono ad associarsi con grande facilità la pericolosità della squadra aumenta, in quanto per le difese avversarie non è mai facile contrastare simili azioni, inoltre l’autosufficienza delle punte nerazzurre è un ulteriore pericolo latente. Le combinazioni tra le punte sono per lo più giocate codificate ripetute più e più volte in allenamento, grazie alle capacità didattiche di Conte le punte nerazzurre sanno sempre come muoversi l’una in relazione all’altra, senza perdere in imprevedibilità; una giocata tipica è quella che vede le punte disposte in diagonale, con la palla in fascia che viene passata in diagonale, in questa situazione una punta attacca la profondità (spesso attraverso un velo), mentre l’altra punta può servire il movimento in profondità della punta o il movimento in appoggio della mezzala.

Foto “CalcioDatato”

Una situazione molto interessante che si è vista spesso nelle ultime gare è stata sulle rimesse laterali dove Lukaku gioca viene incontro al battitore e Lautaro attende alle sue spalle una spizzata favorevole per attaccare la profondità.

Giocatore del mese: Borja Valero (di Milo Furlan)

Se solamente un paio di mesi fa qualcuno avesse detto che il trentaquattrenne madrileno sarebbe stato il giocatore del mese di dicembre probabilmente sarebbe stato preso per pazzo, o perlomeno per sprovveduto, ed il bello è che non si può nemmeno imputare la colpa al giocatore, in quanto prima dell’infortunio di Barella aveva annusato il campo solamente nei secondi finali di Inter-Borussia Dortmund. Infatti Conte sembrava palesemente non vederlo, al limite dell’implicita esclusione dal progetto tecnico, ma con la situazione infortuni fattasi piuttosto critica non ha potuto fare altro che gettarlo nella mischia, venendo ripagato con una sequela di ottime prestazioni.

Chiaramente la sua interpretazione del ruolo è stata intrinsecamente diversa rispetto a quella offerta da Barella (citiamo Barella perché di fatto è il giocatore che di fatto ha sostituito in modo diretto), lo spagnolo è soprattutto un ragionatore della metà campo, un fine tessitore di manovre per linee orizzontali, ma l’idea calcistica di Conte, lo sappiamo, non può prescindere dal dinamismo dei suoi interpreti, soprattutto in fase di pressione e, tra lo stupore dei più, Borja Valero ha dimostrato di poter essere una mezz’ala più dinamica del previsto.

Non si è solo limitato a gestire il possesso palla con la sua proverbiale tranquillità e pulizia (per quel che riguarda la precisione dei passaggi il dato più basso registrato nel mese di Dicembre è stato l’89,5% contro il Barcellona), ma si è reso protagonista di una fase di non possesso di notevole livello. Finché il fiato e le gambe lo hanno sorretto si è infatti dimostrato un più che discreto interditore ed ha messo in atto delle uscite in pressing a ridosso delle punte che, almeno inizialmente, molti pensavano sarebbero state affidate a Brozovic con una rotazione parziale del triangolo di centrocampo durante l’impostazione del gioco degli avversari (fattispecie che ovviamente si è verificata nel corso delle partite ma non costantemente come si poteva sospettare).

 

Qua possiamo vederlo mentre, insieme a Vecino, va a pressare Diawara e Veretout mentre la Roma sta cercando di impostare palla a terra.

Il tutto condito da un gol di pregevolissima fattura messo a segno a Firenze, nella sua miglior partita del mese e che per pochissimo non risultava decisivo per portare a casa i 3 punti in un campo a noi storicamente parecchio ostico e da una media di oltre un passaggio chiave p90. Welcome back Borja!

 

Le 3 giocate più belle: (di Stefano Ferrero)
L’aggancio da ballerina di danza classica di Lautaro

Per quanto sia stata amara la Champions League, è innegabile che ci abbia regalato momenti dolcissimi.
La vittoria contro lo Slavia Praga ha caricato a mille l’ambiente nerazzurro, rendendo il match contro il Barcellona il più atteso dell’anno.
Gli uomini di Conte ci hanno provato fino all’ultimo e qualche errore di troppo sottoporta è costato la qualificazione. Questo non toglie la prestazione straordinaria dell’Inter, in primis di Lautaro Martínez. Dribbling, tiri, sponde per i compagni, filtranti e colpi da fuoriclasse: il diez argentino ha nullificato ogni tentativo di contrasto blaugrana, arrivando a ridicolizzare (le seconde linee del)lo comparto difensivo del Barcellona (ricordate il sombrero su Todibo?).
Però, il numero più impressionante della gara è l’aggancio al volo sul lancio di de Vrij. Schema classico contiano: passaggio lungo in profondità del difensore sulla punta. La palla è leggermente troppo alta e sembra non essere a portata di ricezione, ma non per un giocatore come Lautaro. L’argentino salta, allunga la gamba e aggancia deliziosamente la sfera impedendo al difensore di intervenire. Gli avversari non hanno nemmeno il tempo di comprendere quanto accaduto: Lautaro lascia rimbalzare il pallone e calcia subito. Purtroppo, con una gran parata, Neto ci priva del goal. Peccato.

Il velo di Borja Valero

Il centrocampo interista di dicembre è stato caratterizzato dalla mancanza di alternative per infortunio. In mezzo a questa situazione disastrosa, è emersa tutta la professionalità ed esperienza di Borja Valero. Lo spagnolo ci ha aiutati a tirare avanti senza farci disperare: si è rivelato un valore aggiunto. In regia, la tecnica, visione e intelligenza del 20 nerazzurro sono state fondamentali. Ha aiutato la squadra a risalire il campo, ha dettato i tempi di gioco e ha persino aiutato in fase difensiva, macinando circa 10 km a partita. Dimostrando di essere un discreto giocatore, ha persino segnato la rete del vantaggio in Fiorentina-Inter, forse la sua miglior partita del mese. Ed è proprio al Franchi contro la sua ex squadra che Borja ha fornito questo colpo di classe: un velo per eludere il difensore.
Nel sistema di gioco di Antonio Conte capita di frequente che le mezzali ricevano coi piedi sulla linea laterale. Le ricezioni in quella zona di campo consentono una maggior visione del gioco, ma al contempo sono facilmente difendibili dagli avversari che trovano nella riga laterale un grande alleato. Proprio per questo il centrale della Fiorentina è uscito con foga dalla sua posizione, convinto di poter recuperare il pallone dall’avversario. Ma Borja Valero ha cancellato un tempo di gioco lasciandosi scorrere il pallone alle spalle, eludendo il tentativo di contrasto e lasciando sul posto il marcatore.
Un talento emergente come Milenkovic è stato aggirato con l’intelligenza e l’esperienza: che tutti ne prendano esempio.

Joga bonito Bastoni

In estate Conte si è opposto a girarlo in prestito nonostante davanti avesse Godin, de Vrij e Skriniar: Bastoni sembrava destinato alla panchina per tutta la stagione. Nei mesi successivi il tecnico ha dato valenza a quelle parole: Bastoni ha trovato grande minutaggio finora, aiutato anche dai continui infortuni di Godin. E se a 20 anni riesci a non far rimpiangere uno dei migliori difensori di questa generazione, qualcosa vuol dire.
Anticipi, contrasti e marcatura sono tutti campi in cui eccelle il giovane italiano, bravo anche nella gestione del pallone. La pecca, per ora, è l’inesperienza: a volte si fa aggirare da giocatori decisamente alla sua portata a causa di qualche sbavatura che verrà limata col passare delle partite.
Il talento di Bastoni è evidente, e non inosservato: è l’unico italiano presente nella lista dei 50 giovani più promettenti stilata dalla UEFA.
Giocate come queste, infatti, non sono da tutti: figuriamoci se restringiamo il campo ai difensori. Stop al volo sul rilancio del portiere avversario, sempre al volo dribbling in mezzo a due avversari. Numero non fine a se stesso: Bastoni stava già tagliando in mezzo al campo pronto ad allargare il gioco verso l’esterno di destra, completamente smarcato. Conte ci aveva visto bene.

Il goal più bello di dicembre: Lukaku vs Genoa (4-0) (di Milo Furlan)

Un po’ come era accaduto il mese scorso, anche stavolta i nostri lettori non hanno manifesto il minimo dubbio nella scelta del gol più bello del mese, infatti la rete del centravanti belga è stata premiata con un esito che ha sfiorato l’unanimità.

La partita era di fatto già decisa dopo il gol su rigore del giovane Esposito, ma evidentemente mancava ancora la classica ciliegina sulla torta che coronasse a dovere l’ultima grande prestazione nerazzurra di questo 2019, o perlomeno questo dev’essere a grandi linee ciò che ha pensato Lukaku dopo aver ricevuto il passaggio di Candreva, accentratosi palla al piede appena dopo aver messo giù la deliziosa sventagliata di De Vrij. Il nostro numero 9 prende quindi palla al limite dell’area leggermente decentrato sulla destra, subito punta Romero entrando in area, rapido doppio passo per portare la sfera sul suo piede preferito in modo da poter far partire un’autentica saetta che, dopo aver battuto sulla parte bassa della traversa, si insacca nonostante il più che mai vano tuffo palstico del portiere rossoblu Radu.

Sicuramente non il gol più decisivo dell’anno appena conclusosi, ma un gol che ci fa cominciare il 2020 con un’ulteriore consapevolezza che l’Inter c’è, ha puntato il suo obiettivo, vuole rimanere in corsa il più a lungo possibile e con un centravanti del genere nessuno le impedirà di sognare in grande.

 

Calendario del mese di dicembre:
Napoli v Inter lunedì 6 gennaio ore 20:45 (sky) | 18a Serie A
Inter v Atalanta sabato 11 gennaio ore 20:45 (dazn) | 19a Serie A
Inter v Cagliari martedì 14 gennaio ore 20:45 (rai) | Ottavi di finale, Coppa Italia
Lecce v Inter domenica 19 gennaio ore 15:00 (sky) | 20a Serie A
Inter v Cagliari domenica 26 gennaio ore 12:30 (dazn) | 21a Serie A