Come esce l’Inter dal mese di febbraio

(Photo by Marco Luzzani - Inter/Inter via Getty Images)

Continua questa nostra rubrica mensile che analizza l’andamento dell’Inter in questa stagione, qua potete trovare le puntate precedenti relative a Gennaio Dicembre NovembreOttobre e Settembre/Agosto

Sintesi sui risultati (di Emanuele Latino)
Udinese-Inter 0-2 [Lukaku 64’, 71’(R)] 22a Serie A
Inter-Milan 4-2 [Rebic 40’, Ibrahimovic 45+1’, Brozovic 51’, Vecino 53’, De Vrij 70’, Lukaku 90+3’] 23a Serie A
Inter-Napoli 0-1 [Ruiz 57’] Semifinali Coppa Italia
Lazio-Inter 2-1 [Young 44’, Immobile 50’, Milinkovic-Savic 69’] 24a Serie A
Ludogorets-Inter 0-2 [Eriksen 71’, Lukaku 90+5(R)] Sedicesimi di andata Europa League
Inter-Sampdoria *rinviata* 25a Serie A
Inter-Ludogorets 2-1 [Cauly 26’, Biraghi 31’, Lukaku 45+4’] Sedicesimi di ritorno Europa League

Report sull’andamento tattico (di Stefano Ferrero)

Il mese appena passato è probabilmente stato il periodo più confuso da quando Conte allena l’Inter. È stato il mese dei nuovi arrivi: Young, Moses e poi Eriksen.
Ma seppur dai risultati non sia evidente, i nerazzurri sono nel periodo di maggior difficoltà.
Son bastate solamente due sconfitte (Lazio e Napoli) per mettere in dubbio gli obiettivi correnti. Infatti, complice la partita rimandata contro la Sampdoria, la beneamata si trova a -6 dal primo posto e con uno svantaggio considerevole in Coppa Italia. La situazione non è compromessa, ma lo scenario che ci attende presenta difficoltà non trascurabili, soprattutto considerando lo smarrimento tattico che stanno attraversando Conte e i suoi uomini: pur passando agilmente il turno di Europa League contro un Ludogorets mai pericoloso, l’Inter ancora non convince sotto l’aspetto del gioco e fatica soprattutto contro le squadre serrate in difesa. In più, l’acquisto più chiacchierato dell’inverno non ha ancora trovato la miglior collocazione all’interno della squadra.

La situazione non è delle migliori (per usare un eufemismo), ma vi è ancora speranza: i problemi appena descritti fanno parte di un percorso di crescita e non è detto che ci sia un crollo.
Nonostante le avversità, infatti, l’Inter rimane ancora in corsa in tutte le competizioni grazie al cinismo con cui ha portato comunque a casa dei risultati importanti.
A partire dalla partita contro l’Udinese, nella quale i nerazzurri hanno impiegato un’ora per entrare in partita e 10 minuti per vincerla (meritatamente, dati i 2,8 xG creati). In questo match, dato il recente infortunio di Brozovic, Conte è stato costretto a schierare da subito Eriksen, in un 3-4-1-2 non proprio nelle corde della squadra di quel momento. Il danese, allora fuori condizione ed estraneo ai meccanismi, ha reso sterile la fase offensiva della squadra, complice la mancanza di coordinazione degli attaccanti col modulo. Di fatti, poco prima di uscire dal campo per l’ingresso di Brozovic (mossa decisiva), il danese è stato spostato mezzala e l’Inter è ritornata al 3-5-2 facilitando anche l’ingresso del croato.
In questo modo sono stati ritrovati i soliti schemi e la partita è stata risolta da Lukaku, straripante nel giusto contesto.

Il 3-5-2 contro l’Udinese.

Dopo la trasferta di Udine arriva il derby contro il Milan di Zlatan. I rossoneri sembrano revitalizzati da quando è tornato lo svedese ma, alla vigilia, la differenza tra le due squadre di Milano sembra essere ancora troppo ampia.
L’eccessiva sicurezza della vittoria si tramuta in uno svantaggio di 2 reti già nel primo tempo, nel quale gli uomini di Pioli ci hanno inibito completamente grazie ad un eterno Ibrahimovic e soprattutto a degli accorgimenti tattici del tecnico avversario. In primis, sono due marcature a uomo a far la differenza: quella di Chalanoglu su Brozovic, che ostacola il croato in fase di costruzione e quella di Brozovic su Bennacer, regista su regista. È la prima a sortire gli effetti desiderati: l’Inter fatica ad uscire dalla metà campo, mentre l’uscita del capitano nerazzurro (assente Handanovic) non fa altro che lasciare spazi dietro il centrocampo interista.
Nel secondo tempo il turco cala di concentrazione e il nostro regista rimane più libero: suo il goal del 2-1 che accorcia le distanze e riaccende gli animi della beneamata. La partita verrà poi ribaltata grazie all’intensità inversamente proporzionale delle due squadre: l’Inter diventa aggressiva, il Milan perde di precisione e convinzione.
Da questo match arriva una prima lezione per Conte: alzare Brozovic in marcatura comporta troppi rischi.

L’ambiente nerazzurro è carico di entusiasmo ma questo viene subito spezzato dal Napoli in Coppa Italia: Gattuso intuisce le difficoltà dell’Inter ad attaccare squadre corte e compatte e decide di serrarsi in difesa. La partita vede poche occasioni e viene portata a casa dai partenopei grazie ad una magia di Fabiàn Ruiz ed i punti deboli dei nerazzurri vengono esposti.
Il Napoli non ha demeritato e si è limitato a mantenere i ritmi bassi cercando di prolungare il più possibile la durata delle transizioni. Il 4-3-3 (4-5-1 in fase difensiva) azzurro ha impedito ai nostri centrali di costruire e, complice la partita sottotono di Sensi (ancora fuori condizione), ha lasciato all’Inter un’unica soluzione, quella del lancio lungo.
Conte ha provato a cambiare la partita prima inserendo D’Ambrosio per Skriniar, di modo che i due laterali di difesa potessero allargarsi permettendo a Brozovic di affiancare de Vrij; poi buttando nella mischia Sanchez ed Eriksen in un contesto tattico caotico (difesa a 4 inedita). Le mosse non sortiscono l’effetto sperato e Conte imparerà un’altra lezione: all’Inter serve un’alternativa al lancio verso le punte.
Il bisogno di un giocatore fantasioso ed in grado di gestire i tempi si fa sempre più vitale ora che i meccanismi sono ben noti agli avversari: urgono l’inserimento di Eriksen e il ritorno di Sensi.

L’Inter arriva insicura allo scontro diretto contro la Lazio, mentre i biancocelesti sono al picco della forma e delle convinzioni. Lo scontro tra i 3-5-2 più chiacchierati del campionato è interessantissimo dal punto di vista tattico: pur avendo lo stesso modulo, le due squadre hanno dei meccanismi diametralmente opposti.
Innanzitutto, l’Inter cerca di liberare gli spazi a centrocampo facendo allargare le due mezzali, così da poter creare spazi per le punte. Nella Lazio, invece, Savic e Luis Alberto sono le fonti principali di gioco. Le punte nerazzurre hanno compiti ben precisi e giocano a ridosso della difesa avversaria: Immobile e Caicedo/Correa sono più liberi.
Un’altra sostanziale differenza sta nella fase difensiva: la squadra di Inzaghi difende bassa (quarta per PPDA in Serie A) e prepara il terreno per il contropiede.

Fonte: Calcio Datato

Durante la partita è emerso questo trend, con l’Inter pronta ad aggredire alti gli avversari. La Lazio ha presto disinnescato questa mossa, abbassando le mezzali in fase di risalita del campo.
I biancocelesti hanno anche saputo negare all’Inter la possibilità di cercare le punte in attacco posizionale, piazzando i difensori stretti su Lautaro e Lukaku con Leiva a proteggere le linee di passaggio verso i due.
Le contromisure di Inzaghi hanno avuto successo mentre le mosse di Conte hanno danneggiato la sua squadra: pesa, in primis, la scelta di assegnare a Lautaro il compito di marcatura a uomo su Leiva. L’argentino ha speso tante energie per pressare un giocatore che spesso di è fatto da parte per lasciare spazio a Savic e Luis Alberto, perdendo dunque di efficacia quando il possesso lo aveva l’Inter.
Nonostante la partita a scacchi l’abbia vinta la Lazio, la partita è risultata comunque equilibrata ed è stata decisa da azioni/errori individuali.

Il mese si chiude con le due sfide in Europa League contro il Ludogorets (Sampdoria rimandata causa coronavirus). Le sfide meno spettacolari della stagione finora, ma forse le più interessanti sotto l’aspetto tattico. La sfida d’andata si è giocata a ritmi veramente bassi e il primo tempo si è concluso senza occasioni: con l’ingresso di Lukaku, la partita si è sbloccata. Combinazione con Eriksen e goal del vantaggio (poi chiusa dallo stesso belga su rigore). Christian è sembrato spaesato, ancora in fase di studio della squadra, ma quando riesce a giocare a palla scoperta si nota immediatamente l’altissima qualità del calciatore.
Il ritorno anch’esso ha visto ritmi blandi, ma ha fornito ulteriori indizi sui pensieri di Conte. Innanzitutto, sembra venir confermata la posizione ideale per Eriksen e dovrebbe piazzarsi da qui in avanti come interno di centrocampo ad occupare il mezzo spazio di sinistra. Inoltre, il tecnico sta provando a impostare un piano B al 3-5-2, passando ad una difesa a 4 (3 e mezzo) grazie ad un modulo fluido in cui viene data maggior libertà a centrocampo.

Posizioni medie in Inter-Ludogorets: il 3-5-2 asimmetrico con Eriksen. Fonte: SofaScore

Abbiamo potuto anche ricordarci dell’alternativa di lusso disponibile per l’attacco: Alexis Sanchez. Il cileno sta ritrovando la condizione giusta e non è difficile ammirarne il talento: sponde, colpi di tacco e dribbling deliziosi. Ciò che lo distingue maggiormente da Lautaro, però, è la sua presenza all’interno del possesso nerazzurro. Infatti, Alexis tende a cucire meglio il gioco legando attacco e centrocampo grazie a dei movimenti che gli permettono di toccare 53 palloni a partita (in EL, vs i 39 medi in A di Lautaro) ed effettuare 36 passaggi p90 in A (vs i 16 p90 di Lautaro, sempre in Serie A).

Sanchez vs Lautaro in Serie A: il cileno più presente in costruzione, l’argentino in finalizzazione. Fonte. Understat

Come annunciato a inizio articolo, Febbraio è stato un mese alquanto strano. Nonostante Young e Moses si siano inseriti immediatamente (meglio il primo, il secondo fuori condizione), Eriksen deve ancora trovare la sua collocazione ideale negli schemi di Conte e l’allenatore deve ancora comprendere (per potersi adattare) lo stile del danese. Ciò che ne è emerso, infatti, lascia pensare che il tecnico non abbia la sicurezza di come nascondere l’inadeguatezza di Eriksen a sopportare lunghe fasi di difesa posizionale. A lungo termine, una via di fuga potrebbe essere il “difendere attaccando”: mantenere il possesso rallentando il ritmo grazie alle capacità associative dei due registi di metà campo (il danese e Brozovic). Ma nell’immediato, prima di arrivare a quell’intesa, serve qualcuno in grado di evitargli molteplici corse all’indietro. Per questo, in Europa League e praticamente in tutte le fasi finali delle partite del mese, Conte ha tentato più alternative. Passando dal 3-4-1-2, inefficace, al rombo a centrocampo, ed infine ad un 4-1-4-1 con Eriksen e Sanchez alle spalle di Lukaku. In ogni caso, la squadra sembra in difficoltà quando vengono meno gli ormai rodati meccanismi: l’ideale sarebbe collocare Eriksen mezzala e iniziare un percorso di miglioramento del possesso.

Ad ogni modo, il tecnico salentino ha imparato diverse lezioni e mai come in questi 29 giorni da quando allena l’Inter si è dedicato agli esperimenti. Alcuni hanno avuto successo, altri meno, ma è indubbio che il bagaglio delle conoscenze si sia allargato. A causa dell’infortunio precoce e prolungato di Sensi, Conte è stato costretto a creare un sistema di gioco dipendente dall’intensità, dalle transizioni e da lanci lunghi, sia verso le punte che verso l’esterno. Ma ora che ha tra le mani forse il miglior interprete nella gestione dei tempi di gioco e degli spazi, sembra non sapere che farsene. La soluzione, comunque, arriverà col passare dei giorni. Siamo sicuri che, con Eriksen (e col ritorno di Sensi), i nerazzurri riusciranno ad allentare questa dipendenza dall’intensità, guadagnandoci un giocatore in grado di controllare i tempi di gioco e di garantire soluzioni offensive ancor più varie. Il nodo da sciogliere sarà il contesto da costruirgli attorno, non si può pensare che sia solamente il danese a doversi adattare.
Siamo fiduciosi: il tempo a disposizione è ancora tanto e molti giocatori dovrebbero rientrare dagli infortuni. Di positivo, da segnalare l’inserimento di Young: l’esterno sta garantendo aria fresca sulla corsia di sinistra con dribbling e giocate d’esperienza. Moses è ancora indietro a causa della condizione fisica, ma sembra una buona alternativa a Candreva.

Chiave tattica: il 3-5-2 (di Gabriele Raso)

Antonio Conte viene spesso banalmente dipinto come un allenatore che conosce solo un modulo (il 3-5-2, appunto), mentre chi lo segue da più anni sa bene che Conte nella sua carriera ha utilizzato più moduli (il 4-2-4, il 4-3-3, il 4-1-4-1 e il 3-4-2-1) a dimostrazione che Conte è un’allenatore molto più flessibile di quanto la sua narrazione non voglia far trasparire.

Il 3-5-2, non è però un modulo scelto a simpatia, bensì è la disposizione che riesce meglio a condensare i principi di gioco di Conte. Non è un caso che la squadra sia stata costruita prevalentemente per giocare col 3-5-2, come detto anche da Conte nella prima conferenza stampa. Questa scelta iniziale, però non avrebbe precluso la possibilità di adottare moduli differenti, se coerenti coi principi di gioco dell’allenatore avrebbero consentito ai giocatori in rosa di esprimersi meglio (come al Chelsea dove la squadra prese il volo passando dal 4-1-4-1 al 3-4-2-1).

Nel calcio non esistono moduli migliori di altri, ogni modulo ha i suoi pregi e i suoi difetti; sta all’interpretazione del modulo e alle caratteristiche dei giocatori esaltare i pregi del modulo e occultarne il più possibile i difetti.

Come detto in precedenza il 3-5-2 è un modulo che riesce a riassumere a pieno l’essenza del calcio di Antonio Conte, rispecchiando a pieno i principi:
– la difesa a 3 consente di avere un uomo in più e nella circolazione arretrata del pallone, così da poter avere una linea di passaggio in più e una maggiore sicurezza nella costruzione arretrata;
– la difesa a 3 consente anche una maggior aggressività ai centrali nelle transizioni negative; consentendo ai centrali di potersi staccare con più libertà dalla linea difensiva, andando così ad ostacolare l’azione avversaria o nella migliore delle ipotesi per recuperare palla nella metà campo avversaria.
-la difesa a 3 nelle situazioni di difesa posizionale consente un miglior controllo degli spazi intermedi tra il centro del campo e le fasce, dando la possibilità al centrale di riferimento di uscire sull’avversario che riceve in una zona di campo che può risultare estremamente pericolosa per chi difende. Secondo Martì Pernarau il 3-5-2 (che in fase di difesa posizionale diventa 5-3-2) è uno dei moduli più difficili da scardinare, in quanto difendendo con un blocco basso e compatto l’avversario in possesso palla viene attratto nell’imbuto centrale dove il difensore può uscire forte della doppia copertura e i centrocampisti riescono subito a raddoppiare.

L’aggressività dei centrali viene esaltata in un sistema iper-aggressivo

-I due esterni di difesa offrono alla squadra sempre massima ampiezza così da dilatare le distanze orizzontali degli avversari e nel concedere una linea di passaggio sempre pulita in ampiezza. In fase di non possesso il ripiegamento dei quinti consente alla squadra di potersi disporre a 5 così da consentire una maggiore aggressività ai centrali.

L'ampiezza offerta dagli esterni di centrocampo e l'ottimo scaglionamento delle mezzeali consentono all'Inter di entrare dentro al campo per generare ricezioni pericolose sulla trequarti

-Lo scaglionamento dei tre centrocampisti fa sì che il vertice basso del triangolo di centrocampo si associ coi 3 centrali andando a creare un rombo di costruzione o un doble pivote col difensore centrale; la mezzala lato palla si apre per dare superiorità numerica all’esterno di fascia (per cercare la superiorità posizionale), mentre la mezzala lato debole spesso si alza alle spalle del centrocampo avversario occupando uno degli spazi intermedi ai lati delle punte.

-Infine le due punte consentono alla squadra di offrire maggiore profondità, cercando di disordinare la struttura difensiva avversaria. Il palleggio arretrato è volto a creare spazi così da consentire alle punte di attaccare in parità numerica in campo aperto.

Lautaro sa subito quale spazio occuperà Lukaku e lo serve sulla corsa.

Ovviamente il 3-5-2 presenta tutta una serie di problematiche, come l’eccessivo abbassamento della linea difensiva, le difficoltà nel risalire il campo, col rischio di perdere palla in uscita una volta avviata la transizione positiva (che molto spesso equivale a subire un goal). Negli ultimi mesi l’Inter ha cambiato il suo atteggiamento in campo, passando da una manovra più palleggiata ad una manovra più diretta volta a cercare le punte, questa inversione di rotta ha portato ad una squadra che fa sempre meno possesso palla e si trova sempre più spesso schiacciata negli ultimi 3 metri a difendere. Il grande vantaggio competitivo dell’Inter in questa stagione è la coppia d’attacco i cui scambi e i cui movimenti sincronizzati, oltre alle qualità individuali, sono sempre di difficile lettura per gli avversari, ma quando quest’arma viene disinnescata l’Inter spesso non riesce ad elaborare una soluzione alternativa per superare l’avversario.

L’Inter prova a risalire il campo appoggiandosi sulle punte, il pallone però è impreciso e con una semplice spazzata della difesa vengono tagliati fuori 5 giocatori, trovando la difesa impreparata. Questo uno dei rischi dell’iperverticalità nerazzurra.

Questa situazione ha portato ad un lieve calo di rendimento (anche se ancora la squadra è in lotta su tutti e tre i fronti) e secondo molti un cambio di modulo potrebbe essere la soluzione migliore.

La presenza delle due punte pare una costante, come anche affermato da Conte, anche perché il lavoro dei due davanti è troppo importante in termini di rifinitura e finalizzazione. L’arrivo di Eriksen ha poi portato ad un’altro quesito tattico, infatti il danese è nominalmente un trequartista e ancora non è pacifico se potrà giocare come mezzala nel 3-5-2 o sarà necessario cambiare il sistema di gioco, magari prevedendo un trequartista.

L’inserimento di un trequartista puro, con conseguente cambio di modulo, però solleva alcuni dubbi, legati principalmente allo scaglionamento difensivo, infatti l’inserimento di un uomo di congiungimento tra centrocampo e attacco potrebbe far allontanare la posizione di partenza delle punte per non tenere i 3 giocatori offensivi tra loro vicini e facilmente controllabili.

Non è stata risparmiata nemmeno la difesa a 3, a detta di molti troppo difensiva e che sta facendo rendere al di sotto delle aspettative alcuni giocatori, un passaggio alla difesa a 4 consentirebbe alla squadra di difendersi più alta sul campo, ma verrebbe meno l’aggressività dei difensori e di tutto il sistema di gioco, oltre che rendere più complicata la difesa dell’ampiezza e degli spazi intermedi.

Nelle ultime gare, soprattutto a gara in corso (contro il Milan e nelle due gare contro il Ludogorets), Conte ha modificato lo schieramento andando a formare un centrocampo a rombo. Questa scelta a gara in corso è stata fatta per difendere il vantaggio acquisito senza puntare sulla difesa posizionale, ma cercando di difendersi col pallone tra i piedi. In particolare nella gara di andata di Europa League si è passati ad una difesa a 4, così da avere la superiorità numerica a metà campo ed evitare la rinuncia al possesso (e il rifugiarsi nella difesa posizionale). La scelta di Conte è motivata anche dal fatto che nelle gare disputate nel mese di gennaio contro Atalanta, Lecce e Cagliari, l’Inter una volta passata in vantaggio ha quasi rinunciato ad attaccare affidandosi alla solidità della sua difesa posizionale; questa scelta però non ha pagato dividendi, ma ha fatto perdere ai nerazzurri 6 punti da situazione di vantaggio. Quindi questo esperimento a gara in corso, con un modulo studiato per ridurre al minimo le fasi di difesa posizionale (come il 4-3-1-2 adottato nei minuti finali in Bulgaria) o per evitare che la squadra si abbassasse troppo per poi non riuscire a risalire il campo restando intrappolata nella difesa posizionale (come il 4-4-2 nei minuti finali della sfida di San Siro). Certamente queste soluzioni dovranno essere testate anche con avversari di maggior livello.

Nei minuti finali della sfida di ritorno contro il Ludogorets l’Inter si dispone con un 4-4-2 con Moses ed Eriksen esterni di centrocampo. In fase di possesso il danese entra dentro al campo liberando la corsia a Biraghi.

Addirittura in caso di difesa a 4 con trequartista la squadra perderebbe anche l’occupazione dei corridoi laterali non avendo più l’attacco dell’ampiezza profonda (senza contare la penuria di terzini di ruolo, visto che Moses e Candreva sono degli esterni di fascia), aspetto molto importante nel calcio di Conte.

Infine un cambio di modulo non sarebbe così semplice come si potrebbe immaginare, essendo l’Inter una squadra meccanica, che sviluppa il suo gioco secondo specifiche giocate provate in allenamento, in modo da dare ai giocatori dei riferimenti precisi per ogni fase di gioco.

La coperta è corta, la rosa forse potrebbe soffrire un cambio di modulo, che risolverebbe sì alcune questioni, ma non tutte, ponendo a sua volta altri dubbi di natura tattica. Ancora una volta spetterà a Conte trovare la miglior formula per adattarsi cercando di reinventare l’Inter in vista del rush finale della stagione.

Le tre giocate più belle (di Enea Belpassi)

La punizione di Eriksen nel Derby

Minuto 81 sul cronometro, punteggio di 3 a 2 quando l’Inter conquista una punizione sulla trequarti. Eriksen da poco entrato in campo si avvicina sul pallone con l’intenzione di metterla in mezzo quando gli si avvicina Brozovic che gli dà un consiglio: « Tira! ». Ricevuto il benestare da uno dei leader della squadra, il danese non ci pensa su e prova la conclusione da oltre 35 m. Il tiro è secco e deciso e sorprende tutti (compagni di squadra compresi) per precisione e potenza, anche lo stesso Donnarumma. Quest’ultimo parte con qualche secondo di ritardo e non arriva a respingere il pallone, sfortuna vuole che sia la parte bassa della traversa a infrangere la gioia del goal al popolo nerazzurro. Inter che avrà comunque modo di rifarsi una decina di minuti dopo chiudendo la partita con la rete di Lukaku.

La ruleta di Lautaro contro il Napoli

Ad essere onesti il Mese di Febbraio per Lautaro è stato tutt’altro che entusiasmante. Reduce dall’espulsione casalinga contro il Cagliari, è stato costretto ai box per due giornate e anche il suo ritorno con la Lazio è stato privo di soddisfazioni. Nonostante questo momento negativo sappiamo quello di cui è capace Lautaro e quanto sia importante nel sistema di gioco di Conte. In Coppa Italia contro un Napoli particolarmente remissivo,si è reso protagonista di una giocata a dir poco entusiasmante. Da una situazione di pressing alto sulla sinistra riesce allo stesso tempo a recuperare palla e a saltare il proprio marcatore, Di Lorenzo. Questa veronica sorprende il difensore napoletano che si trova costretto a rincorrere l’argentino che si invola sulla fascia prima di mettere a rimorchio un cross basso sul quale si fionda Lukaku, purtroppo l’attaccante belga non riesce a ribadire in rete dopo una situazione di mischia in area. Nonostante quest’occasione non sia andata a buon fine ha confermato la tendenza di Lautaro di sapersi creare occasioni anche dal nulla affidandosi alla sua innata istintività.

L’assist d’esterno di Eriksen contro la Lazio

Questo primo mese di Eriksen all’Inter è stato molto chiacchierato dai media e dall’opinione pubblica. In particolare si è discusso del suo inserimento graduale proposto da Conte e dalla sua collocazione tattica. Premesso che per un giocatore della sua caratura imporsi tra i titolari non dovrebbe essere un problema, va detto che Eriksen è un giocatore molto duttile e nella sua carriera ha ricoperto con efficacia il ruolo di mezzala di possesso e di trequartista rifinitore. Nonostante le due sole presenze da titolare, ha già segnato una rete e colpito due traverse. In particolare nel match scudetto contro la Lazio ha provato ad accendere la luce nei 13′ giocati prima con un tiro da fuori ben parato da Strakosha e poi con questo assist per Lukaku. Quello che sorprende maggiormente in questa azione è la visione di gioco di Eriksen, che riesce a servire Lukaku nonostante questo si trovi nella posizione diametralmente opposto alla sua e non dovrebbe essere nel suo campo visivo. Infatti possiamo notare come il Danese alzi la testa e la ruoti a 360° prima di colpire la palla. Inoltre non si può sottovalutare il tocco con il quale mette in porta Lukaku, con l’esterno piede imprimendo esattamente la forza necessaria, senza che i difensori possano intercettarla. Solo un grandissimo intervento in tackle di Acerbi eviterà il goal.

Giocatore del mese: Matias Vecino (di Milo Furlan)

È possibile essere nella lista dei partenti e apparentemente non in ottimi rapporti con l’allenatore a Gennaio e poi portarsi a casa il premio di miglior giocatore del mese a Febbraio? Evidentemente sì, se ti chiami Matias Vecino. Chiariamo subito, in questo mese di luci di ed ombre, mese in cui nessuno ha oggettivamente brillato più degli altri in modo netto, siamo ben consapevoli che anche qualche altro giocatore avrebbe potuto accaparrarsi l’ambito riconoscimento (Brozovic e Lukaku su tutti), tuttavia la nostra è stata anche una scelta simbolica, una sorta di menzione di merito per il modo in cui il centrocampista uruguaiano è riuscito a rialzare il livello delle proprie prestazioni dopo dei mesi complicati.

Vecino sigla il gol del pareggio in uno dei derby della Madonnina più emozionanti dell’ultimo decennio.

Sceso in campo come titolare nelle tre partite di campionato giocate in queste mese (e mai sostituito tra l’altro) ha per larghi tratti ripagato un Antonio Conte che ha chiaramente deciso di puntare su di lui fintanto che non considererà Eriksen pronto a prendersi il posto da titolare all’interno del trio di centrocampo. Vecino, lo sappiamo, ha caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelle del giocatore danese, sicuramente meno appariscente esteticamente e con un Overall (ogni scusa è buona per provare a fare i giovani) complessivo più basso, soffre anche di una certa discontinuità nel mantenere alto il proprio rendimento all’interno di una stagione, però nel trittico di partite prese in considerazione (la gara d’andata contro il Ludogorets non ce la sentiamo proprio di tirarla in ballo vista la bassezza dei ritmi a cui si è giocata per almeno una sessantina di minuti) è riuscito ad inanellare una serie di prestazioni che, come tende a fare ogni anno da quando è all’Inter, mettono improvvisamente in discussione (positivamente s’intende) la sua importanza all’interno del progetto tecnico.

Viene quasi da chiedersi chi sia veramente Matias Vecino. Quello che durante l’ultimo autunno pareva spesso spaesato (per non dire quasi fuori luogo) all’interno degli schemi di Conte o quello che a Udine ha fatto il bello ed il cattivo tempo per 90’ concludendo verso la porta per ben 5 volte e infilando 2 passaggi chiave? O più semplicemente, quello che nel primo tempo del derby si è fatto portare a spasso da Kessie e Bennacer senza riuscire a battere ciglio o quello che è salito in cattedra nel secondo tempo, segnando il gol del pareggio e dando il là con un passaggio illuminante all’azione che concluderà definitivamente la partita? Chi sta scrivendo se lo chiede perlomeno da un paio d’anni, non trovando tuttavia una risposta soddisfacente, almeno per il momento, tanto sono frustranti i suoi momenti no, tanto esaltanti i suoi picchi di forma; sì, perché le partite in cui riesce a gestire bene gli spazi in fase di copertura, ad essere rapace come un avvoltoio nell’avventarsi sulle seconde palle, ad inserirsi in area con tempismo e continuità, nonché a galoppare palla al piede con convinzione in fase di transizione fanno pensare di avere una “seconda linea” (se tale lo si può chiamare vista la sua costante presenza nell’undici titolare nell’ultimo mese) veramente da top team.

Ovviamente noi speriamo che questa volta il paladino della Garra Charrua non si smentisca nuovamente con il passare delle settimane e che possa continuare sull’ottimo percorso intrapreso durante questo mese di Febbraio, ma per questo dovremo aspettare che il tempo faccia il suo corso, nel frattempo, adelante Vecio!

Il goal più bello di Febbraio: inarrestabilmente Lukaku contro il Ludogorets! (di Emanuele Latino)
Come di consueto anche questo mese avete votato il vostro goal preferito. Ed avete premiato proprio quello di Lukaku nella partita di ritorno di coppa contro il Ludogorets.

Quello che personalmente mi colpiva del belga prima del suo arrivo all’Inter, era quella sensazione di travolgimento mista ad impotenza che i giocatori avversari sperimentavano ogni qualvolta il tornado Romelu si abbatteva sulle  loro linee difensive. Ora che ho il privilegio di vederlo in Nerazzurro osservandolo ogni singolo minuto in campo, dedicando tempo ed energie nel tentativo di carpire ogni sua singola sfumatura professionale ed umana, sono giunto ad una conclusione: Giocare contro Romelu Lukaku è semplicemente molto difficile!

E non mi riferisco solo alla sua mole imponente, ma alla complessità delle caratteristiche tecniche e umane che questo calciatore incarna. Novanta minuti di Lukaku rappresentano lo stress psicofisico di una minaccia costante. Una figurativa pistola puntata alla tempia. Il goal contro il Ludogorets, dei 29 segnati finora in questa stagione fantastica, non e’ il più spettacolare. Ma e’ sicuramente quello che meglio descrive la sua essenza: la sua condizione di entità inarrestabile. In certi momenti delle partite Romelu assurge a semidivinità terrena, una sorta di Nephilim col numero 9 contro i malcapitati di turno. 

La sua volontà, il suo corpo e la sua mente sono sufficienti a spazzare via le più logiche leggi dell’impermanenza. 

Sanchez raccoglie palla sull’errore di Cicinho, ci sono quattro giocatori della squadra bulgara contro il solo Lukaku che attacca inizialmente la profondità e poi fa un movimento incontro per offrire una linea di passaggio. Sulla ricezione lancia il cileno nello spazio chiudendo la triangolazione per poi fiondarsi in area a massima velocità suggerendo l’opzione di cross che Alexis non sbaglia. Sulla conclusione di testa il portiere del Ludogorets para il primo tiro, ma il belga ancora una volta piega gli strati della realtà a suo favore. 

Quando si tratta di Romelu Lukaku, quasi in modo fatalistico, se una cosa deve accadere, allora accadrà, anche a costo di stravolgere l’ordine naturale delle cose.

Calendario del mese di Marzo (non definitivo):

Napoli v Inter giovedì 5 Marzo ore 20:45 (rai) | Semifinale, Coppa Italia                           Inter v Sassuolo domenica 8 Marzo 15:00 (dazn) | 27a Serie A                                          Inter v Getafe giovedì 12 Marzo 21:00 (sky) | Ottavi di finale, Europa League                     Parma v Inter domenica 15 Marzo 15:00 (sky) | 28a Serie A                                              Getafe v Inter Giovedì 19 Marzo 18:55 (sky) | Ottavi di finale, Europa League                  Inter v Brescia Domenica 22 Marzo 20:45 (sky) | 29a Serie A