Come esce l’Inter dal mese di Ottobre

Inter via Getty Images

Sintesi dei Risultati:

Barcellona-Inter 2-1 (Martinez, Suarez, Suarez) | Gironi di Champions League, 2 ottobre
Inter-Juventus 1-2 (Dybala, Martinez, Higuain) | Giornata 7 di Serie A, 6 ottobre
Sassuolo-Inter 3-4 (Martinez, Berardi, Lukaku, Lukaku, Martinez, Djuricic, Boga) | Giornata 8 di Serie A, 20 ottobre
Inter-Borussia Dortmund 2-0 (Martinez, Candreva) | Gironi di Champions League, 23 ottobre
Inter-Parma 2-2 (Candreva, Karamoh, Gervinho, Lukaku) | Giornata 9 di Serie A, 26 ottobre
Brescia-Inter 1-2 (Martinez, Lukaku, AG Skriniar) | Giornata 10 di Serie A, 29 ottobre

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Report sull’andamento tattico della squadra

Il nuovo mese porta con se un calendario più complicato e arrivano così le prime sconfitte stagionali dell’era Conte: nonostante le buone prestazioni, l’Inter non è stata capace di portare a casa dei punti contro le rivali più forti (Barcellona e Juventus). I nerazzurri sono accusati di lottare solo per un tempo: è col passare dei minuti che si fa evidente la differenza con le big d’Europa.
Di positivo è da segnalare il coraggio con cui l’Inter lotta con avversari superiori: il gap si è ridotto, ma è ancora presente e riassumibile in quel goal di differenza.
L’unico vero passo falso è il pareggio col Parma: i Ducali hanno preparato egregiamente la partita e gli interisti non hanno saputo andare oltre al pari.
A fine mese sono venute fuori le difficoltà fisiche e la limitatezza della rosa: titolari stanchi (Brozovic su tutti) e sostituti non all’altezza dei giocatori infortunati.
D’Ambrosio, de Vrij, Asamoah, Sensi, Vecino, Lazaro, Sanchez e Lukaku sono tutti i giocatori che, in maniera più o meno grave, sono stati costretti a saltare le partite o a giocare da acciaccati.
L’assenza di Sensi, nostro giocatore chiave e mvp del mese scorso, è quella che la squadra ha patito maggiormente. Mancando di altri giocatori qualitativi come l’italiano, Conte ha fatto fatica a trovarne un rimpiazzo.
Il primo vero limite della rosa attuale è la mancanza di un altro palleggiatore: senza Stefano, agli avversari è bastato posizionare una marcatura a uomo su Brozovic per mettere in difficoltà la manovra nerazzurra.

La palla persa da Brozovic in occasione del goal di Karamoh.

In questa partita, Kulusevski è stato incollato al croato ogniqualvolta l’Inter fosse in possesso. Questo esempio è l’emblema delle difficoltà del nostro regista in caso di marcatura a uomo: nell’azione non è nemmeno pressato stretto, eppure va in difficoltà.

Eppure, Brozovic rimane insostituibile. L’unico in grado di giocare in quella posizione, oltre al croato, è Sensi che però è rimasto infortunato per quasi tutto il mese. Borja Valero, per il momento, è fuori dai radar: probabilmente Conte giudica insufficiente la sua fase difensiva.
Resta indubbio, però, che solo Brozovic è capace di giocate da fuoriclasse, come quella commentata personalmente da Adani nelle sue storie instagram.

Ma se il centrocampo dell’Inter non ha ceduto alla sola assenza di Sensi, gran parte del merito va attribuito all’enorme crescita di Barella: la quantità di corsa che garantisce il cagliaritano ogni partita (e dal primo all’ultimo minuto) è impressionante.
Siamo sicuri che Conte si sia già innamorato del talento italiano. Barella è versatile (gioca sia a destra che a sinistra) e lotta su ogni pallone: contro il Parma, dopo aver perso palla, ha fatto una corsa di 30 metri pur di riconquistare il possesso (riuscendo nell’intento!).
In più, non ha paura degli avversari. Contro il Barcellona non è stato da meno e contro il Borussia ha probabilmente sfoggiato la sua migliore prestazione (vincendo ben 6 degli 8 contrasti tentati, più di tutti in quel match).
Un’altra feature fondamentale di Nicolò sono i suoi cambi di gioco: secondo la strategia contiana, è necessario muovere il pallone da destra a sinistra, aspettando il varco giusto, per poi trovare un’imbucata centrale o un lancio lungo verso la parte opposta del campo. E il giovane nerazzurro è un maestro nel trovare l’esterno largo.

Tornando a parlare di squadra: i centrali difensivi sono cresciuti nella gestione del pallone. In particolare, de Vrij si sta dimostrando un difensore “top”.
Non troverete mai l’olandese in cima a delle classifiche di statistiche perché i suoi compiti (e il fatto che giochi in una difesa a 3) non gli consentono di effettuare con grande quantità contrasti.
Però, possiamo assicurarvi che le sue uscite siano tutte efficaci e fondamentali: i suoi anticipi permettono all’Inter di disinnescare i pericoli ancora prima di doverli affrontare. Inoltre, si sta rivelando un grandissimo regista difensivo: oltre ad impostare, è capace anche di trovare lanci lunghi verso le punte proprio come richiesto da Conte (ricordate l’assist per Lautaro contro il Borussia?).

Da menzionare la crescita degli esterni (a rilento a sinistra, ma che trova efficacia a destra) che ha persino visto rinascere Candreva, uno dei migliori giocatori del mese.

Credits to: Calcio Datato

Passando ai lati negativi, è da rimandare l’intesa tra gli attaccanti. Per quanto questo mese abbia visto Lukaku e Lautaro segnare una grande quantità di goal, il loro gioco necessita ancora di maggior rodaggio. Spesso i due non si trovano, manca quel dialogo tra le punte che contraddistinguono il gioco di Conte.
Il miglioramento rispetto a Settembre è visibile, ma è ancora presto per bocciare il reparto offensivo (soprattutto se i goal continuano ad arrivare).

L’infortunio di Sanchez ci vede privati di un’ottima alternativa davanti, ma a fine mese abbiamo visto lanciare il giovanissimo Esposito: il talento c’è, rimane il problema d’intesa (con Lukaku si pesta letteralmente i piedi).

Un’altra nota dolente sono la grande quantità di goal subiti rispetto al primo mese.
Il gioco di Conte richiede meccanismi sistematici ripetuti fino allo sfinimento: la squadra non è ancora ben rodata ed è normale che ci siano ancora degli errori tattici.
In particolare, la difesa incontra difficoltà nelle scalate: soprattutto contro giocatori rapidi, i nostri centrali faticano a intervenire (Boga, Karamoh e Gervinho ci hanno dato filo da torcere).
Tra tutti, quello più in difficoltà è Godin. L’uruguagio, abituato a difendere in modo reattivo per quasi tutta la carriera, si ritrova a giocare a distanza dagli avversari soprattutto in contropiede. Il difensore dovrà migliorare nell’uscita e nell’anticipo (oltre che nel posizionamento a 3), soprattutto visto le richieste di Conte che necessitano i centrali di uscire fino alla metà campo avversaria. Però, quando si tratta di controllare l’avversario, in marcatura e nella scelta del tempismo rimane il nostro miglior difensore.
Skriniar ha ancora difficoltà in costruzione (dovute all’allocazione in una fascia difficile per un destro) ma ha trovato i tempi giusti per uscire sull’avversario in maniera aggressiva e tempestiva. Lo slovacco si trova persino ad affrontare situazioni difficili causate dai duelli persi dai compagni su quella fascia, vedendosi addossare ingiustamente tutte le colpe degli errori difensivi.
Quello a più agio nel sistema a 3 è sicuramente de Vrij, eccelso sia in impostazione che in marcatura.
Bastoni si conferma più che un’alternativa: il rendimento del giovane è elevato, ma gli errori di inesperienza dovranno venire limitati.

La difficoltà più grande sarà mantenere il ritmo: come ha capito anche Conte dopo il Brescia, la squadra non può reggere tante partite di fila. Sarà necessario che le riserve alzino l’asticella perché i titolari cominciano ad avere le gambe pesanti.

Chiave tattica: Gli esterni a tutta fascia
La superiorità numerica alle spalle delle linee di pressione, principio tipico del gioco di posizione, nelle idee di gioco di Conte si tramuta nel compito che devono assolvere i suoi esterni a tutta fascia, i quali sono chiamati a sdoppiarsi nelle fasi di possesso e non possesso; in fase di possesso giocano in linea con gli attaccanti, mentre appena persa palla devono ricompattare la linea difensiva a 5.

Importante è soprattutto questo movimento, perché il quinto di fascia deve dare un’opzione laterale nelle situazioni in cui la squadra sviluppa centralmente creando degli isolamenti interessanti, ma soprattutto nelle transizioni positive sono importantissimi nel creare superiorità e consentire alla squadra di risalire il campo.
In questa immagine possiamo vedere come il movimento di D’Ambrosio sia prezioso per dare una linea di passaggio a Lautaro e consentire il prosieguo della risalita del campo, portando gli avversari a dover scalare in fascia, col rischio costante del cambio di gioco sul lato cieco. Questo lavoro di corsa per certi versi meccanico ha dato nuova linfa a giocatori che non sembravano più funzionali al progetto. In particolare i movimenti dei quinti alle spalle della difesa avversaria sono molto utili per esplorare la profondità e dare una linea di passaggio sempre pulita.

Infine il movimento dei quinti che vanno ad occupare lo spazio ai lati della coppia d’attacco consente ai centrocampisti di abbassarsi a giocare in posizione quasi da terzino per poter impostare l’azione in una zona di campo periferica dove posso vedere più campo rispetto ad una zona centrale.

Giocatore del mese: Lautaro Martinez

Molto spesso quando si parla di giovani o dal grande potenziale, spesso si va a parlare di quanto un giocatore promettente possa diventare forte, scordando spesso il presente, col quale bisogna sempre fare i conti, di partita in partita. Sul talento di Lautaro c’è poco da discutere, ce n’è ed è tanto, il problema è riuscire ad esprimerlo; l’argentino ha fatto intravedere qualcosa, ma non è sembrato abbastanza per prendersi da subito l’Inter. Lo scorso anno, nel sistema di gioco di Spalletti il contesto poteva essere penalizzante per Lautaro, ma alle volte anche lui era solito sbagliare delle scelte di gioco, magari facendo un dribbling in più o incaponendosi nel duello contro avversari spesso più alti di lui e ancor più smaliziati. Anche le scelte di calciomercato avrebbero fatto pensare ad un Lautaro sì in rampa di lancio, ma ancora non del tutto pronto a caricarsi la squadra sulle spalle. I giovani giocatori vanno responsabilizzati, ma non schiacciati dal peso delle responsabilità, ma in realtà spesso a far la differenza è il contesto tattico imposto dall’allenatore e la sua cura nel coltivare il talento.

Il Lautaro visto nei primi 13 mesi di avventura è stato un giocatore che ha mostrato sprazzi di talento, ma con ancora tanti aspetti del suo gioco da smussare a favore di altri da migliorare. In questo inizio di stagione il Toro nerazzurro ha trovato un sistema di gioco che lo facesse dialogare con un’altra punta in un sistema di gioco fortemente codificato, quest’ultimo aspetto ha migliorato le scelte di gioco di Lautaro. Finalmente l’argentino ha avviato quel processo che lo condurrà da giovane promessa a futuro top player. Il suo mese di ottobre è stato a dir poco magico, iniziato con un goal di pura forza contro il Barcellona, ripetendosi in campionato contro la Juve, segnando due reti al Sassuolo e infine portando in vantaggio l’Inter nella delicatissima gara contro il Dortmund; in queste gare il 10 nerazzurro è stato sempre il migliore in campo.
L’argentino si è rivelato preziosissimo per la risalita del campo, nelle ripartenze, in finalizzazione, ma anche in rifinitura, il contributo di Lautaro è stato totale, è stato un ponte utilissimo tra la retroguardia e l’attacco, lo ha fatto mettendo insieme scelte razionali, senza sacrificare la sua esuberanza, anzi ha messo il suo gioco barocco al servizio della squadra.

Le 3 giocate più belle
Barella stoppa Gervinho
Solitamente questa rubrica è maggiormente incentrata su giocate che ci rimandano al piano estetico del gioco, se non addirittura edonista. In questo caso però vogliamo andare in controtendenza, perché il bel calcio non è solo una dribbling raffinato o un’acrobazia o un’azione collettiva eseguita coi tempi giusti, ma è anche una giocata difensiva riuscita contro un avversario che si trova in una situazione di gioco per lui ottima con davanti un giocatore che non può sbagliare un intervento, pena l’espulsione.
Tutto ciò lo ritroviamo in questa azione difensiva; spesso Barella viene additato come un collezionista di cartellini gialli, ma in questa gif mostra tutta la sofisticatezza della sua arte difensiva. Il 23 nerazzurro era stato ammonito al 13esimo minuto (in settimana lo stesso Conte aveva tirato le orecchie a Barella, ammettendo l’elevato senso d’ansia che lo attanaglia quando si trova a dover giocare con Barella ammonito per larghi tratti della gara, con la spada di Damocle di restare in inferiorità numerica) e a metà secondo tempo, con la squadra sbilanciata in una situazione transizione negativa portata avanti da Gervinho, uno dei migliori contropiedisti della Serie A, Barella ha dovuto far ricorso a tutte le sue abilità difensive per non dover ricorrere al fallo tattico che sarebbe costato all’Inter l’inferiorità numerica.
Sulla linea laterale Gervinho prova a dare l’allungo decisivo per saltare Barella e involarsi verso la porta, inizialmente sembra che la velocità dell’ivoriano stia per avere il sopravvento su Barella, che però riesce a mantenere una buona velocità e a spostare col busto Gervinho allontanandolo dalla sfera, ma il rischio fallo non è ancora sventato, finquando con precisione chirurgica l’ex Cagliari non arpiona il pallone col piede destro, invertendo l’inerzia dell’azione e riciclando il possesso. Un intervento da chirurgo difensivo.

Tunnel di Lukaku su De Ligt

Nelle fasi iniziali della partita Inter-Juve è stata una gara molto frenetica, con entrambe le squadre che pressavano aggressivamente la costruzione avversaria per poi riaggredire il primo possesso avversario a palla persa. In una di queste situazioni l’Inter costruisce come suo solito da dietro e trova sbocco alle spalle della prima linea di pressione in Lukaku. Il belga si è abbassato fin quasi alla propria trequarti per ricevere il passaggio verticale di Brozovic, si orienta subito benissimo col corpo per tagliare fuori la pressione di Pjanic e stoppare al meglio la sfera. Appena eseguito il controllo gli si lancia a tutta velocità De Ligt per coprire il pallone, così da evitare una corsa all’indietro a tutta la linea difensiva. L’uscita del centrale olandese è estremamente aggressiva, ma Lukaku riesce a manipolare l’aggressività dell’olandese con un tunnel che apre letteralmente il campo all’attacco nerazzurro. Lukaku ancora una volta si conferma un attaccante col corpo e coi piedi di un 9, che pensa come un 10.

Brozovic resiste al pressing

Dopo il mancato match-point di Lautaro il Broussia si riversa in attacco alla ricerca di un pareggio che avrebbe non poco complicato i piani dell’Inter in ottica qualificazione. In particolare i gialloneri sono molto abili nel riaggredire l’avversario appena persa palla (in tedesco Gegenpressing). In una situazione di palla contesa è importante avere un giocatore che sappia mettere ordine al proprio schieramento e al contempo disordini lo schieramento avversario. Appena Brozovic controlla la sfera ha subito due avversari ai suoi lati, il croato è bravissimo a leggere il movimento dei difendenti avversari e spostare il pallone fuori dall’angolo di pressione girandosi fronte alla porta. A quel punto il croato vede Barella alle spalle degli avversari, ma non ha la linea di passaggio totalmente libera, si prende un tempo di gioco in più per attrarre anche la pressione di Sancho e soprattutto portare fuori posizione Dahoud (che concede qualche metro a Barella alle sue spalle). Brozovic a quel punto vede il corridoio pulito per servire Barella alle spalle della linea di pressione tagliando fuori dal gioco 4 giocatori avversari. In questo modo si avvia una pericolosissima transizione in 3 contro 4 guidata da Barella e salvata da Burki con uno stacco incredibile.

Il goal più bello

Il vero Lukaku:

Con quasi il 70% dei voti, il goal di Lukaku contro il Brescia vince il premio Linea Inter “Goal del Mese”.
Nel momento più delicato della partita dove i bresciani stavano chiudendo l’Inter nella propria metà campo, un lampo di Lukaku porta la squadra sul 2-0, spezzando l’entusiasmo avversario e riportando (momentaneamente) la partita sulla strada giusta.

Handanovic recupera il pallone e, col Brescia sbilanciato in avanti, decide di rilanciare velocemente Gagliardini sulla fascia destra. Il centrocampista italiano raggiunge la metà campo avversaria con due lunghe falcate e a pochi metri vede Lukaku largo a destra, quasi coi piedi sulla linea laterale.
Non è raro che il belga si faccia trovare in quella posizione: accade spesso che Romelu riceva palla quasi come un ala in modo da portare palla e far inserire la mezzala (e perché no, permettere la sovrapposizione all’esterno per formare un triangolo sulla fascia e creare superiorità). In questo caso, però, in un’azione quasi da contropiede, Lukaku decide di portare da solo il pallone, trovando spazio. La corsa in campo aperto è LA caratteristica in cui il nostro 9 eccelle, e si vede: porta palla dentro il campo, si mangia il diretto marcatore e, grazie al taglio di Lautaro, si libera per il tiro in porta.
La conclusione a giro dal limite è magnifica e si insacca a fil di palo: portiere battuto, 2-0 e corsa ad abbracciare il suo fan numero 1 (Conte).

Interessante dato riguarda il rapporto tiri/goal del belga: Lukaku si sta lentamente adattando, rivelandosi un attaccante molto più generoso di quanto suggerisca il numero della maglia. Se il nostro 9 opta per il tiro, lo sceglie perché lo ritiene l’opzione più efficace. Per adesso, predilige il passaggio verso i compagni piuttosto che la soluzione personale: segno di come tenga più alla vittoria ed a costruire un’intesa che ai record.
E forse è proprio questo che gli ha permesso di registrarne uno:

Calendario del mese di novembre:

Bologna-Inter | Giornata 11 Serie A, 3 novembre ore 18 (SKY)
Borussia Dortmund – Inter | Giornata 3 Gironi Champions League, 5 novembre ore 21
Inter – Hellas Verona | Giornata 12 Serie A, 9 novembre ore 18 (SKY)
Torino-Inter | Giornata 13 Serie A, 23 novembre ore 20:45 (DAZN)
Slavia Praga – Inter | Giornata 4 Gironi Champions League, 27 novembre ore 21

Si ringrazia Gabriele Raso per la collaborazione offerta in questo articolo.