Che Inter potremmo vedere alla ripresa vol. 2

Questo articolo fa parte di una serie di articoli di natura tattica legati alla ripresa del campionato, sempre più prossima. Qua trovate la prima parte in cui abbiamo trattato le problematiche legate al modulo e all’inserimento di Eriksen nel contesto tattico nerazzurro.

Con la ripresa sempre più vicina si intensifica il carico degli allenamenti della partite, la Lega Serie A ha diramato le date degli anticipi e dei posticipi in calendario, al momento i prossimi impegni dei nerazzurri saranno: Napoli v Inter sabato 13 giugno (Coppa Italia, ore 21:45), Inter v Sampdoria domenica 21 giugno (ore 21:45), Inter v Sassuolo mercoledì 24 giugno (ore 19:30), Parma v Inter domenica 28 giugno (ore 21:45), Inter v Brescia mercoledì 1 luglio (ore 19:30).

Sistema di gioco: va rivisto lo sviluppo della manovra di gioco?

L’idea di gioco di Antonio Conte prevede una trasmissione del pallone effettuata nei modi e nei tempi previsti da appositi schemi provati e riprovati in allenamento. Questa idea di sviluppo del gioco consente alla squadra una circolazione del pallone rapida, in modo tale da non costringere i giocatori a dover pensare alla giocata da eseguire una volta ricevuto il pallone; il calciatore agisce da ingranaggio di un sistema collettivo ben rodato e in partita esegue gli schemi provati in allenamento. Questo approccio presenta certamente degli aspetti negativi, come l’eccessiva prevedibilità delle giocate e la semplicità di alcune combinazioni. I limiti di questo sistema sono però aggirabili attraverso un meticoloso lavoro svolto in allenamento, nell’individuare le corrette zone di ricezione e soprattutto nella scelta di tempo dei movimenti da eseguire.

Velo della punta e smarcamento in profondità della mezzala eseguiti con la massima sincronia

Nel corso della preparazione estiva, a causa dell’assenza di Lukaku e Sanchez, che si sarebbero aggregati alla squadra in agosto, oltre a quella di Lautaro, che fino a inizio luglio era stato impegnato nella Copa America; le attenzioni di Conte si sono concentrate maggiormente sugli schemi relativi all’uscita dal basso e allo sviluppo della manovra da parte dei centrocampisti. In questa primissima fase della stagione le idee di Conte sono state esaltate da uno Stefano Sensi in stato di grazia; il centrocampista scuola Cesena ha interiorizzato in brevissimo tempo le indicazioni fornitegli dall’allenatore. Lo stesso Conte dirà di Sensi: «Stefano è unico, in due secondi sa già cosa voglio. Lui vede il calcio prima di tutti». Sensi riesce a dare imprevedibilità ad un sistema di gioco basato su pattern di gioco predefiniti, attraverso la continua manipolazione dello spazio e del tempo: il 12 nerazzurro è abilissimo nell’attrarre la pressione avversaria e nell’eluderla, ma non solo, in quanto riesce a indirizzare il possesso con una trasmissione palla precisa e a smarcamenti dietro le linee di pressione eseguiti con ottima scelta di tempo e gran senso della posizione.

Con il primo tocco Sensi esegue un controllo orientato che aggira la pressione dell’avversario. Questa giocata dà un vantaggio posizionale all’Inter, in sostanza il campo per i nerazzurri diventa in discesa

L’Inter arrivava ai nastri di partenza della stagione con una costruzione arretrata ben codificata e ragionata, lascito della gestione Spalletti, implementata da Conte per attrarre maggiormente la pressione avversaria e occupare, in un secondo tempo, gli spazi venutisi a creare. Alla prima costruzione seguiva uno sviluppo del gioco molto verticale, volto a sfruttare i pattern di gioco: ciò consentiva alla squadra di risalire rapidamente il campo, ma costringeva al mantenimento di un ritmo sempre elevato, necessario per rendere fluido il possesso. Un contesto di gioco estremamente verticale, con continui smarcamenti verticali, non permetteva una gestione del possesso tale da consentire alla squadra di “addormentare la partita”; la presenza di un giocatore come Sensi (oltre che di un regista come Brozovic) ha consentito all’Inter di poter adottare anche registri di gioco differenti, alternando fasi più intense a momenti di gestione del possesso. La completezza della manovra dell’Inter nei primi due terzi del campo compensava la scarsa intesa delle punte, sia nel dialogo con la squadra che nei loro movimenti coordinati (ovviamente a causa dei pochi allenamenti che Lautaro e Lukaku avevano svolto col gruppo).

Nelle prime 5 giornate di campionato l’Inter ha avuto una percentuale di possesso medio del 59%, una precisione passaggi dell’87% e un baricentro medio di 53,9 metri; in questo campione di gare Stefano Sensi di partita in partita acquisisce maggiore influenza nel gioco: nella gara di esordio contro il Lecce tocca 71 palloni ed esegue 45 passaggi con una precisione del 93,8%, nella gara contro l’Udinese Sensi gioca 101 palloni ed esegue 64 passaggi con l’87,7% di accuratezza e all’esordio in Champions contro lo Slavia tocca addirittura più palloni di un Brozovic ben marcato dalla squadra ceca fungendo di fatto da regista. In questa fase della stagione la manovra nerazzurra risulta estremamente brillante e fa del centrocampo il “reparto di eccellenza” della squadra, complice una coppia d’attacco alle prese con l’assimilazione dei concetti di gioco proposti.

La partita che stravolge questa tendenza è il big match contro la Juventus, l’Inter perde il suo miglior giocatore fino a quel momento (Sensi) dopo 34’, perde la partita e la testa della classifica. L’assenza di Sensi priva il sistema di gioco nerazzurro del fulcro della manovra, quindi la squadra trova un nuovo equilibrio. L’assenza di Sensi viene colmata da un’uscita palla dalla difesa sempre più sicura, mentre in fase di rifinitura (e in parte anche in fase di finalizzazione) l’esplosione della coppia Lautaro-Lukaku compensa l’assenza del 12 nerazzurro. Nella gara successiva alla sconfitta contro la Juventus, l’Inter batte per 3-4 il Sassuolo e manda in rete sia Lukaku che Lautaro, entrambi autori di una doppietta.

Da quel momento le due punte nerazzurre acquisiscono sempre maggiore importanza nel sistema, vengono servite sempre più spesso dai compagni e anche tra di loro riescono ad affinare una grande intesa. Lentamente l’Inter diventa una squadra che costruisce pazientemente dal basso; attraverso la circolazione arretrata attrae la pressione avversaria che viene aggirata, così da servire le punte con un passaggio pulito; i due attaccanti ricevono il pallone rivolti verso la porta avversaria e molto spesso si trovano in parità numerica con i diretti marcatori.

La connessione tra Lukaku e Lautaro è diventata l’asse portante del sistema di gioco nerazzurro; la squadra ha acquisito la tendenza a consolidare sempre meno il possesso nella metà campo avversaria, molto spesso i centrocampisti si limitano a servire le due punte a 50-60 metri dalla porta avversaria. L’assenza di Sensi ha anche comportato la perdita di un giocatore in grado di disordinare le difese schierate; in questa fase della stagione, quando l’Inter attacca posizionalmente, sviluppa prevalentemente il suo gioco sulle fasce con le mezzeali che si aprono sulla fascia con dei tagli interno-esterno. In fase di non possesso la squadra tende sempre più spesso a rifugiarsi nella difesa posizionale, con la rinuncia al pressing (spesso portato con tempi errati) col risultato di apparire eccessivamente passiva. Ad esempio nel mese di gennaio, nelle sfide contro Atalanta, Lecce e Cagliari, una volta passata in vantaggio, l’Inter ha abbassato di molto il proprio baricentro e rinunciato al controllo del pallone, in tutte e 3 le gare la squadra è stata fermata sul pareggio dall’avversario.

L’eccessiva verticalità e la ricerca immediata delle punte, che spesso ricevono palla direttamente dai difensori, a cui si aggiunge il costante svuotamento del centro del campo con le mezzeali che si aprono in fascia, rende anche lo sviluppo del gioco aleatorio. Se l’avversario riesce a recuperare palla all’altezza del centrocampo (vincendo un duello con la punta o intercettando il passaggio del difensore verso l’attaccante) con il centro del campo svuotato, la difesa si trova ad affrontare una transizione negativa molto complicata. Una simile situazione può anche avvenire in caso in cui l’avversario riesce a stoppare sul nascere la transizione offensiva nerazzurra.

Nel campione di partite intervallato dalle due sfide contro la Juventus l’Inter ha avuto un possesso medio del 51%, una precisione passaggi dell’83% e un baricentro medio di 51,5 metri. Nel corso dei mesi la squadra, secondo i dati dei match report della Serie A, ha aumentato il numero di chilometri percorsi, ma la congiuntura di questo dato con un minor livello di possesso palla ha solitamente una correlazione negativa, ergo l’Inter molto spesso corre a vuoto.

piccolo recap

Il ritorno in gruppo di Sensi, anche se non ancora al meglio, e l’acquisto di Eriksen avrebbero dovuto donare alla squadra uno sviluppo del gioco più palleggiato, anche per diversificare una manovra sempre più appiattita sui due centravanti. Questa eccessiva dipendenza dalla coppia d’attacco impedisce all’Inter di poter elaborare sviluppi di gioco alternativi quando gli avversari riescono a neutralizzare le punte nerazzurre. La gara di Torino contro la Juventus è stata esemplificativa di queste difficoltà; la Juventus ha difeso con un blocco medio molto compatto e stretto ed ha occluso molte linee di passaggio verso le punte (in particolare Bentancur ha garantito grande protezione alla difesa); le poche volte che le punte sono entrate in possesso del pallone sono state incapaci di vincere il duello col diretto avversario. Al termine della sfida le due punte hanno toccato solo 39 palloni, completato 17 passaggi, vinto 4 contrasti su 12 tentati, completato un solo dribbling, perso 12 palloni, eseguito 2 passaggi chiave ed effettuato un solo (1!) tiro, peraltro bloccato.

La Juventus riesce a compattare bene le linee di difesa e centrocampo, in particolare Bentancur riesce a coprire molto bene le linee di passaggio verso le punte

In conclusione appare necessario per l’Inter che lo sviluppo della manovra ritorni ad essere equilibrato: in particolare il centrocampo non deve solo trasmettere la palla il più rapidamente possibile alle punte, ma anche consolidare il possesso nella metà campo offensiva e provare disordinare la struttura difensiva avversaria per servire “l’ultimo passaggio” alle punte. L’acquisto di Eriksen e una sua maggiore integrazione dal punto di vista tattico, oltre al ritorno di Sensi, potrebbero far sì che le responsabilità nello sviluppo dell’azione e nella rifinitura vengano ricalibrate tra centrocampo e attacco. È molto importante che la squadra possa avere a disposizione un set di soluzioni il più ampio possibile, così da risultare meno prevedibile e soprattutto indipendente dal rendimento di determinati giocatori, che se ben controllati potrebbero rendere tutta la squadra inoffensiva.

Pressing e difesa posizionale: è necessario apportare qualche correttivo ai meccanismi difensivi?

Per un allenatore come Conte estremamente attento agli equilibri della squadra sul campo, la fase di non possesso e di riconquista del pallone è estremamente importante. Nell’idea di calcio del tecnico salentino la squadra deve essere in grado di difendersi su differenti altezze; le squadre allenate da Conte sono solite pressare la costruzione avversaria, riaggredire la transizione avversaria appena persa palla, ma anche difendere di posizione nei pressi della propria area di rigore. L’Inter dopo 25 giornate di campionato è la seconda miglior difesa del campionato a pari merito della Juventus con 24 reti subite e addirittura la miglior difesa per Expected Goal subiti (per Expected Goal subiti si intende quanti goal sarebbe stato lecito subire in base alle occasioni concesse) con ben 26xGA (quindi in lieve overperformance).

La difesa è certamente uno dei punti di forza della squadra, ma nel corso della stagione si sono evidenziate alcune criticità nell’organizzazione difensiva, che rimane comunque di alto livello e che può godere di validi interpreti. In particolare analizziamo ora una situazione relativa al pressing sulla costruzione avversaria e una relativa alle uscite e alle scalate dei centrali di difesa.

Nel corso di questa stagione l’Inter è settima per PPDA (cioè passaggi concessi all’avversario per ogni azione difensiva, nella metà campo opposta), con un valore di 9,1 (cioè l’Inter concede 9,1 passaggi alla costruzione avversaria), non molto distante dal 7,28 del Bologna. Il PPDA non misura l’efficacia o l’efficienza del pressing, ma indica l’intensità con cui la pressione viene portata nella metà campo avversaria.

La Classifica del PPDA nella Serie A 2019/2020

Solitamente la pressione avversaria è organizzata con le punte che si orientano sui rispettivi centrali, mentre contro una difesa a 3 sul terzo centrale esce una delle mezzeali (molto spesso Barella). La difesa compone una linea da 5 uomini e in base alla posizione del pallone uno dei quinti si stacca dalla linea per poi uscire aggressivo sulla ricezione del terzino o dell’esterno avversario. In generale gli attaccanti hanno come riferimento l’uomo nella zona, così come i difensori, mentre i centrocampisti seguono a praticamente a uomo il diretto avversario, anche a costo di invertire il triangolo di centrocampo.

Un dispositivo di pressing tarato in base alla disposizione avversaria

In questa immagine presa dal derby di andata possiamo notare come sul 4-3-1-2 avversario, le due punte si orientino sui due centrali; il triangolo di centrocampo esegue una rotazione con la mezzala Sensi che segue Biglia, mentre Brozovic e Barella marcano le mezzeali rossonere. La difesa rimane a 5, con i quinti molto reattivi nell’accorciare verso i terzini avversari, coperti dalle scalate laterali degli altri difensori. In questo caso possiamo notare come l’Inter provi a difendere in un campo stretto con un 3-4-1-2 con lo staccamento di una mezzala che controlla il mediano avversario. Nel corso dei mesi, complice anche l’infortunio di Sensi, Conte ha studiato una strategia alternativa per controllare meglio il regista avversario, infatti dalla gara contro la Fiorentina in poi ha previsto che il mediano nerazzurro (quasi sempre Brozovic) uscisse sul mediano opposto, dato che questi riceve nel medesimo corridoio centrale, mentre le mezzeali controllano il diretto avversario a centrocampo. La presenza di un mediano come Brozovic (che da 2 campionati è il miglior giocatore della Serie A per chilometri percorsi e in generale è in grado di coprire porzioni di campo abbastanza ampie) certamente favorisce questa scelta, ma dall’altro lato genera uno scompenso nella struttura difensiva. Solitamente il mediano è il giocatore deputato a dare copertura alle uscite degli altri centrocampisti e in generale di dare protezione alla linea difensiva.

L’uscita del mediano sul mediano, spesso non è adeguatamente coperta dalle mezzeali, di solito impegnate a controllare il diretto avversario a centrocampo, ciò crea un enorme buco centrale nella struttura difensiva. Una volta saltato il centrocampo diventa dunque necessario il lavoro della linea difensiva nell’accorciare verso i centrocampisti e soprattutto, in caso di ricezioni alle spalle del centrocampo, le uscite tempestive del centrale sull’avversario che riceve tra le linee. Questa situazione ha spesso creato difficoltà ai difensori centrali che spesso si trovano ad affrontare il diretto avversario in campo aperto, senza il sostegno del mediano che si trova molto distante dalla linea di difesa.

Certamente l’assenza di un giocatore come Sensi ha costretto Conte a dover chiedere al proprio mediano un’uscita così alta. Sarebbe auspicabile che al ritorno in campo il regista avversario venga controllato da una mezzala, anche a costo di ruotare il centrocampo, ma mantenendo il mediano a protezione della difesa e non in pressione sul regista avversario; il ripristino di questa situazione potrebbe essere favorito anche dal ritorno di Sensi e/o dalla titolarità di Eriksen.

Un’altra criticità difensiva è legata alle uscite dei centrali sul diretto avversario. Il grande vantaggio che offre la difesa a 5, rispetto alla difesa a 4, consiste proprio nel consentire ai difensori di spezzare la linea per controllare la ricezione avversaria nella loro zona. I difensori dell’Inter, soprattutto i centrali esterni molto spesso escono per contrastare il diretto avversario, ma queste uscite devono essere adeguatamente coperte dal resto della linea, altrimenti si espone il singolo giocatore ad un’uscita a vuoto e in generale si sfalda tutta la linea difensiva. In caso di uscita del centrale, a seconda della situazione, tocca all’esterno di difesa seguire prontamente il taglio dell’avversario o comunque andare ad occupare lo spazio lasciato libero dall’uscita del compagno; in alternativa spetta agli altri componenti della linea rimodulare le distanze e le marcature per una più efficiente occupazione degli spazi difensivi.

L’uscita di Bastoni crea un buco nella linea difensiva nerazzurra, spazio poi occupato da Higuain che realizzerà l’1-2
Skriniar rompe la linea sulla ricezione nel mezzo spazio del giocatore del Dortmund, ma nessuno assorbe il taglio di Hakimi alle sue spalle

Questa situazione spesso mal gestista da tutta la linea è costata all’Inter numerose reti, anche pesanti; sarebbe infatti necessario lavorare meglio sulla gestione di questi spazi e il controllo degli uomini, così da dare adeguata copertura al centrale che esce e non aprire una voragine. Il vantaggio dell’uscita aggressiva del centrale ha dei pro e dei contro, starà all’allenatore e allo staff individuare le necessarie contromisure per rendere una simile soluzione maggiormente sostenibile ed efficace.