Come esce l’Inter dalla Quarantena

Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images

Il cambio di modulo e l’inserimento di Eriksen (a cura di Ugo Donato)

La stagione è ripartita e per la squadra di Antonio Conte i risultati non sono stati quelli sperati. L’Inter è uscita dalla Coppa Italia per via del pareggio nella semifinale di ritorno al San Paolo contro il Napoli, in campionato ha visto dilatarsi ulteriormente la distanza dalla Juventus, capolista della Serie A, ora lontana dieci lunghezze. Nonostante questo, la ripresa ha offerto molti spunti tattici interessanti, primo tra tutti, l’inserimento in pianta stabile negli undici titolari di Eriksen e i relativi aggiustamenti che Conte ha dovuto apportare al sistema di gioco nerazzurro. Ed è Conte stesso alla vigilia del recupero della partita con la Sampdoria, ad aver rilasciato una intervista esclusiva ad Inter TV, in cui anche ha fornito spunti interessanti sullo stato di avanzamento del progetto di inserimento di Eriksen. Qui di seguito, ne riportiamo uno stralcio:

“Abbiamo sfruttato questo periodo per lavorare sia tatticamente che fisicamente. Stiamo cercando di migliorare ancora di più e avere diverse soluzioni. Eriksen è un giocatore che si è ambientato e si è totalmente calato nella nostra realtà. Cercheremo di esaltare le caratteristiche di tutti i giocatori che ci sono in rosa. Sono contento del lavoro che abbiamo fatto perché abbiamo implementato le conoscenze che già c’erano nei primi 7 mesi di lavoro”. (Inter Tv)

Per inserire Eriksen e sfruttarne al meglio le caratteristiche, il tecnico salentino ha deciso di passare dal 3-5-2 al 3-4-1-2, piazzando il danese alle spalle delle due punte. Sembra, per il momento, abbandonata l’ipotesi di vedere schierato Eriksen come mezz’ala sinistra. Il cambio di sistema, ovviamente non si può tradurre semplicemente in numeri. Infatti gli accorgimenti apportati da Conte sono stati diversi ed hanno riguardato tanti meccanismi. Vediamo le novità partendo da quelle in fase offensiva e di possesso palla concentrandoci sui compiti e i movimenti di Eriksen. Il centrocampista ex Tottenham, con il nuovo sistema di gioco, ha libertà di svariare per il centro del campo e dalla sua capacità di giocare tra le linee passa molta della pericolosità della squadra nerazzurra. Analizziamo tre situazioni in cui in tre modi diversi Conte sfrutta le abilità del danese.

In questa prima situazione vediamo come Eriksen possa fungere da vertice alto del triangolo di centrocampo e possa permettere alla squadra nerazzurra di risalire il campo grazie alla sua grande capacità tecnica nello stretto. Questa può risultare una ottima mossa per aggirare il pressing avversario. Il contributo di Eriksen permette alla squadra di avere una manovra più palleggiata e meno verticale in quanto si alleggerisce anche il lavoro degli attaccanti, i quali non sono più gli unici appoggi su cui costruire la risalita del campo.

Nell’azione che porta al vantaggio nerazzurro contro la Sampdoria, si può notare come tutta la squadra nerazzurra sia stata abile a sbilanciare il sistema difensivo avversario concentrando un alto numero di giocatori sul lato forte per poi colpire nello spazio che si è creato alle loro spalle. Nello specifico grazie al movimento di Lukaku ad uscire sull’esterno e quello di Eriksen più verso il centro del campo, l’Inter riesce completamente a spezzare la linea composta dai due difensori centrali. Infatti Colley esce sull’esterno attirato dal movimento di Lukaku e Yoshida è impegnato a schermare Eriksen. Ecco fatto che il sistema difensivo blucerchiato è collassato e c’è la possibilità di trovare Lautaro in profondità 1 vs 1 sul lato debole, con il terzino opposto avversario che è costretto ad una diagonale molto profonda. La capacità di Eriksen di arrivare con i tempi giusti a rimorchio non solo si nota con questo goal, ma si è vista anche in occasione del goal del danese contro il Brescia quando ha attaccato la porta una volta arrivata palla a Lukaku, cosa che gli ha permesso di arrivare in tap-in sulla ribattuta del tiro del belga. Si è vista anche nella partita di Napoli, quando ad esempio è arrivato alla conclusione dopo una grande giocata di tacco di Sanchez, costringendo Ospina ad una grande parata.

Nella terza situazione si può vedere come possa essere il danese stesso ad attaccare la profondità. In questo caso è bravo Young a servirlo con il tempo giusto ed è bravo lui poi a portarsi la palla avanti con un gran controllo e ad inserirsi perfettamente tra centrale di destra e terzino.

In sostanza, in fase di possesso palla, è evidente come il talento di Eriksen sia un’arma in più per L’Inter. Che funga da semplice esca per attirare fuori dalla linea un centrale o da sponda per le triangolazioni con gli altri due centrocampisti o ancora che si inserisca a rimorchio per concludere l’azione, l’apporto di Eriksen sembra già fondamentale per la squadra nerazzurra. Non a caso le partite in cui Eriksen ha giocato bene sono state partite ben disputate da tutta la squadra (vedasi Napoli e Sampdoria) mentre quelle in cui il danese ha fatto più fatica sono le stesse in cui tutta la squadra ha sofferto e non poco (Sassuolo e Parma). Dunque la sensazione è che se Eriksen gioca bene tutta la squadra ne ricava un vantaggio, aumentando il livello del proprio gioco.

Avere in campo Eriksen ovviamente ha comportato degli aggiustamenti anche in fase difensiva, quando la palla ce l’ha la squadra avversaria.

Il compito principale di Eriksen è quello di marcare il regista di centrocampo avversario. L’idea sembra giusta e sembra rispettare le caratteristiche del campione danese, poco propenso a rincorrere gli avversari come abbiamo visto nello sciagurato goal preso in coppa Italia con il Napoli (dove sicuramente non doveva essere lui ultimo uomo) e soprattutto adatto invece a difendere in avanti, visto il suo passato nel calcio olandese all’Ajax e le influenze del calcio di Pochettino, da cui è stato allenato al Tottenham. In più agendo in questo modo, Eriksen non deve spendere troppe energie fisiche e può conservare lucidità per la fase offensiva. Insomma, anche in questo aspetto, tutto sembra confezionato in modo tale da poter far sì che Eriksen renda al suo massimo.

Nelle dichiarazioni di Conte pre-Sampdoria si faceva esplicito riferimento all’intenzione di esaltare le caratteristiche di tutti i giocatori della rosa. Il calcio è un gioco di incastri e per inserire il danese sono cambiati meccanismi che coinvolgono anche altri giocatori appartenenti ad altri reparti. Si è passato ad un sistema che comporta il doppio pivote davanti la difesa. E se su Brozovic c’erano pochi dubbi, in quanto ha giocato a due sia in nazionale sia nell’Inter Spallettiana (con ottimi risultati), la sorpresa in positivo riguarda Barella. L’ex Cagliari ha saputo disimpegnarsi bene tanto da essere risultato insieme a Bastoni tra i migliori del primo mese di calcio post ripartenza. Barella ha, inoltre, mostrato anche una buona capacità di palleggio e di visione, non avendo paura di prendere in mano il centrocampo in assenza di Brozovic, se continuerà a crescere, il futuro potrà essere soltanto che roseo.

Altri accorgimenti evidenti hanno riguardato gli esterni e i difensori centrali laterali. I difensori centrali laterali sono ancora più attivi in fase di possesso rispetto a quanto lo fossero prima della pausa forzata. Lo abbiamo visto già in tante occasioni, come ad esempio, nell’occasione in cui Skriniar si è procurato il rigore dell’1 a 1 contro il Sassuolo, o nel primo goal contro la Samp analizzato sopra, in cui lo slovacco è molto avanzato. In correlazione a questo accorgimento anche gli esterni hanno aggiunto movimenti nuovi. Proprio per “far posto” alle avanzate dei centrali sono sempre più frequenti le situazioni in cui gli esterni di centrocampo entrano dentro il campo per portare via l’uomo proprio al difensore. Così facendo si creano delle interessanti catene di risalita del campo che coinvolgono difensore, centrocampista ed esterno. Anche le punte si sono dovute adattare ai nuovi meccanismi. E’ evidente come per far spazio ad Eriksen nella trequarti campo, le punte si siano dovute allontanare tra loro. Questo forse è il cambiamento più rischioso che l’inserimento di Eriksen porta con sé, in quanto l’intesa tra Lautaro e Lukaku si è dimostrata fortissima e determinante soprattutto nella prima parte di stagione. Lukaku è più predisposto ad allargarsi, anche perché nella sua esperienza in Premier sia con Everton che Man United lo ha fatto; Lautaro invece sta mostrando qualche sofferenza in più, ma in generale l’attaccante argentino sembra aver perso quella tranquillità che fino a gennaio lo ha reso un vero e proprio trascinatore.

Dunque le conoscenze implementate sono state diverse. Si è magari tolto da una parte per aggiungere da un’altra. E’ una questione di equilibri generali, dove ogni mossa è pensata in relazione ad un’altra. E’ presto per dare giudizi definitivi. Certo è che sembra essere questo il sistema su cui Conte vuole lavorare e costruire in questo finale di stagione e quasi sicuramente sarà così anche per la prossima. Infatti anche con Brescia ed Hellas si è partiti con il 3-4-1-2, nonostante l’assenza dal primo minuto di Eriksen, con Borja a farne le veci. Conte ha dimostrato flessibilità e sta lavorando per costruire un sistema adatto a sfruttare al massimo ogni giocatore, in barba a chi crede che il tecnico salentino sia un “fissato integralista” che non cambia mai nulla. Certo i principi di gioco sono rimasti inalterati ma come già abbiamo visto in queste poche partite tante piccole cose sono cambiate. Sicuramente c’è bisogno di tempo per interiorizzare a pieno le nuove conoscenze e anche per quanto riguarda Eriksen c’è bisogno di upgrade di rendimento. Vedremo come andrà a finire.

Le novità nella costruzione del gioco e la risalita laterale (a cura di Stefano Ferrero)

Mentre la maggior parte dei tifosi interisti brama una difesa a 4, l’allenatore salentino ha approfittato della pausa per implementare un ulteriore meccanismo di miglioramento del suo modulo, o meglio degli accorgimenti. La difesa a 3 resta un caposaldo, ma l’arrivo di un fuoriclasse del calibro di Eriksen ha convinto persino Conte a impiegarlo da trequartista.
Il costo è la perdita di qualche automatismo, ma per sopperire a ciò il tecnico nerazzurro ha studiato delle rotazioni inedite per supportare la risalita del campo alla squadra che, con un uomo dietro le punte, avrebbe perso un giocatore in fase di costruzione dal basso.

L’Inter conosciuta quest’anno è stata soprattutto modellata attorno ad un 3-5-2. Il build-up è dinamico e dipende molto da Brozovic e dai centrali: come il croato si abbassa per ricevere palla, Skriniar e Bastoni si allargano e si alzano per guadagnare metri. L’impostazione grava su tutto il reparto difensivo e questo spiega le iniziali difficoltà di Skriniar e il superamento nelle gerarchie di Bastoni su Godin, con l’italiano più portato a giocare con la sfera. Infine, le qualità di de Vrij nella verticalizzazione e nel lancio lungo sono ben note: è grazie a lui se è possibile trovare Brozovic tra le linee quando la nostra linea difensiva è altamente pressata.

 

Immagine presa da serieaanalysis.com

Col 3-5-2, sono fondamentali l’ampiezza (garantita dai due esterni) e i movimenti degli interni di centrocampo. Le triangolazioni, infatti, hanno lo scopo di svuotare il campo per liberare Brozovic il più possibile (spesso marcato a uomo) così da servirlo nelle condizioni migliori in modo che possa pescare le punte con più tranquillità.

L’inserimento di Eriksen ha portato Conte a passare al 3-4-1-2 (accantonando, per ora, l’opzione che il danese si posizioni da mezzala). Rispetto ai dogmi contiani, viene concessa maggior libertà ai centrocampisti nella fase di palleggio iniziale. L’assenza di schemi, però, non va confusa con la totale improvvisazione: le situazioni sono studiate, ma resta ai giocatori la scelta di come interpretare la situazione e muoversi secondo rotazioni codificate.
La novità risiede nei posizionamenti tra centrale, mezzala ed esterno. Di solito, i primi due si appoggiavano molto spesso a Brozovic, mentre l’esterno si muoveva costantemente a fil di rimessa laterale; dal rientro, però, è stata apportata una novità.

Lo schieramento “base”. Vengono suddivisi i corridoi per sottolineare l’importanza degli half-spaces.

Col 3-4-1-2 si sblocca la possibilità di questa rotazione. Quando la palla passa da de Vrij ad un altro centrale (nell’esempio, a Bastoni), il mediano si abbassa a prendere il posto del difensore dal lato opposto. Barella scende e chiama palla: Skriniar si fa trovare largo mentre l’esterno, Candreva, si inserisce nel mezzo spazio. Il tutto supportato dallo spostamento delle punte, che si avvicinano alla fascia per creare densità numerica.
La stessa cosa avviene anche dall’altro lato, con Brozovic, Bastoni e Young.
Ma cosa succede ai difendenti?

Grazie a questa rotazione, l’Inter ha trovato un meccanismo aggiuntivo per saltare la pressione avversaria riuscendo a trovare una soluzione ai problemi in costruzione causati da una mediana a due. Infatti, possiamo notare come questa rotazione svuoti la metà campo nel mezzo spazio favorendo l’inserimento dell’esterno. In questo modo, non solo diventa più difficile per gli avversari marcare il mediano, ma tutta la manovra assume una nota verticale ancora più definita e rapida. Se svolta correttamente, una semplice rotazione può disordinare lo schieramento rivale, allungandone la difesa e creando spazi in zone pericolose.

Palla da Bastoni a de Vrij: Barella prende il posto di Skriniar, che si allarga. L’italiano sceglie Candreva (che però fa da esca per Lukaku)

L’efficacia di questa giocata si ripercuote in tutti i movimenti difensivi avversari. Infatti, si forma una catena di movimenti di compensazione che continuano a lasciare buchi.
Prendiamo un esempio (fonte: canale YouTube di Alesia).

La manovra da dietro è stata così migliorata, trovando un sistema per uscire pulitamente dalla difesa.
Tutto questo, però, è attuabile solamente in presenza di giocatori dotati di buona sensibilità tattica, in quanto è necessaria della fluidità posizionale (oltre a delle comprovate abilità nell’impostazione). Non a caso, quando Gagliardini ha preso il posto dell’infortunato Barella, la squadra non ha potuto approfittare di questa nuova tattica, affidandosi maggiormente a lanci lunghi in avanti ed inserimenti dei centrocampisti (tra cui lo stesso Gagliardini).

Per mostrare la differenza di efficacia in queste posizioni, mettiamo a confronto i due giocatori che più si stanno scambiando il posto per un motivo o per l’altro: Barella e Gagliardini.
Nicolò effettua 57.1 passaggi p90 e 67.9 tocchi p90 (dati StatsBomb), contro i 45.5 e 57.4 di Roberto. Nonostante la precisione sia più o meno la stessa (82.2% del 23 nerazzurro contro 84.7%), Barella gioca meno in orizzontale e riesce a guadagnare molti metri grazie a passaggi progressivi: infatti, grazie ad essi guadagna 250 metri p90 rispetto ai 177 di Gagliardini. In costruzione, è innegabile che il cagliaritano sia superiore, peccando forse nella capacità di inserimento (in cui, siamo sicuri, migliorerà in futuro).

Di conseguenza, con questo schieramento, il centrocampo ideale sarebbe formato da Brozovic, Barella ed Eriksen. Purtroppo, però, sarà difficile vederlo nelle prossime partite a causa dell’infortunio muscolare rimediato dal giovane italiano. Ad ogni modo, per il futuro possiamo star tranquilli: se davvero arriverà anche Tonali, avremo un reparto capace di gestire egregiamente il pallone.

Il prossimo nodo da sciogliere saranno i movimenti davanti: Lukaku e Lautaro devono ancora imparare a coesistere con un giocatore alle loro spalle che, inevitabilmente, li costringe a giocare più distanti.

Una ritrovata aggressività e una manovra più palleggiata (a cura di Enea Belpassi)

Analizziamo ora i cambiamenti principali che ha affrontato l’Inter dal punto di vista dell’atteggiamento tattico, dopo l’inserimento di Eriksen nell’undici titolare e il conseguente ribaltamento del triangolo di centrocampo. Ci sono stati due particolari cambiamenti, uno per quanto riguarda la maggiore aggressività senza palla e uno che invece prevede l’utilizzo di un gioco leggermente meno verticale a favore di una manovra più palleggiata e ragionata, che assecondano le caratteristiche di un regista offensivo come il danese.

L’inserimento di Eriksen in squadra, in termini prettamente numerici, ha fornito un giocatore più avanzato in campo rispetto alla coppia di mediani, che invece deve coprire un’ampia porzione di campo in fase difensiva. Se il compito del trequartista in fase di possesso è quello di svariare su tutto il fronte offensivo (ricevere tra le linee, creare superiorità numerica su una delle due fasce, abbassarsi per creare gioco), in fase difensiva forse ha un compito ancora più importante, ovvero marcare e disturbare la primaria fonte di gioco avversaria, che sia il regista in un centrocampo a tre oppure il centrocampista del lato forte contro una mediana a due. Questo ruolo affidatogli da Conte prevede necessariamente che l’Inter difenda più aggressiva e più in avanti in modo da togliere tempo e spazio agli avversari sulla prima costruzione. L’obiettivo principale è sì quello di recuperare palla, ma anche quello di non lasciare i due mediani troppo in balia dell’avversario, considerando che non hanno più la copertura di un regista alle loro spalle.

Marcatura di Eriksen sul centrocampista centrale avversario (Bertolacci)

Questo almeno nelle intenzioni, perché dalla ripresa, nonostante i risultati siano stati abbastanza positivi, non sempre le prestazioni sono risultate del tutto convincenti. Se contro il Napoli in Coppa Italia e contro Sampdoria e Brescia in campionato le nuove strategie adottate da Conte sono risultate senza dubbio azzeccate, non si può dire altrettanto delle prestazioni contro il Sassuolo e il Parma. Certo da partita a partita sono cambiati diversi interpreti e l’assenza di un punto fermo come Brozovic non ha aiutato, ma è abbastanza evidente che questo cambiamento sia ancora in fase di assimilazione e che l’Inter fatichi contro squadre particolarmente organizzate ad eludere il pressing (come il Sassuolo) o contro squadre molto a proprio agio ad attaccare in spazi aperti come il Parma. Se analizziamo i dati di Whoscored si può notare come non ci sia stato ancora un elevato miglioramento nel numero di intercetti e palle recuperate nella metà campo avversaria rispetto ai dati precedenti al cambio modulo.

Il dilemma più grande di Conte nel periodo di quarantena deve essere stato quello dell’inserimento del danese tra i titolari senza andare ad intaccare l’efficacia della coppia Lautaro-Lukaku. Come già detto la soluzione trovata dal tecnico leccese è stata quella di inserire Eriksen trequartista e di allontanare progressivamente le due punte tra di loro, evitando quei duetti che tanto ci hanno entusiasmati nei primi mesi di campionato, ma che per ovvie ragioni erano diventati troppo prevedibili e monodimensionali. La nuova situazione prevede un triangolo di gioco dove il duetto è spesso eseguito tra Eriksen e una punta che viene incontro, con l’altra che attacca la profondità (come in occasione del bellissimo goal di Lukaku contro la Sampdoria).

Smarcamento di Eriksen tra le linee in posizione centrale con Lukaku e Lautaro distanti tra loro

In questo ruolo ha fornito buone prestazioni anche Borja Valero, che nella partita contro il Brescia è rimasto un rebus irrisolvibile per il centrocampo avversario con i suoi smarcamenti continui e con la sua intelligenza nella distribuzione del pallone. Con questo nuovo assetto l’obiettivo dell’Inter è quello di essere più padrone del gioco in tutti i suoi aspetti, difendendosi anche con la palla se necessario, rinunciando ad una manovra puramente verticale come si è ritrovata a compiere per lunghi tratti del campionato. Una situazione simile a quella attuale si era verificata ad inizio anno nel periodo di grande forma di Stefano Sensi, che grazie alla propria capacità di eludere il pressing e smarcarsi tra le linee sembrava potesse conferire un’identità più ragionata al centrocampo interista.

Gli infortuni del giovane marchigiano e l’inserimento tra i titolari di giocatori fisici e poco tecnici come Gagliardini e Vecino hanno portato all’estremo il gioco verticale dell’Inter, più per necessità che per scelta. Con l’acquisto del danese a gennaio Conte sta provando a tornare al progetto che aveva cominciato ad inizio campionato quando erano arrivate ottime prestazioni europee, come la sconfitta immeritata al Camp Nou contro il Barcellona o la vittoria contro il B.Dortmund. Dal momento che il mercato dell’Inter si sta assestando su livelli importanti (Lukaku, Eriksen, Hakimi),  chissà che non possa essere questo l’ultimo passo, sia di gioco che di mentalità, prima del ritorno ai vertici in Italia e in Europa, che purtroppo manca da fin troppo tempo.