Come l’Inter ha concluso il campionato

Risultati del mese di Luglio
Inter-Brescia 6-0 [Young 5′, Sanchez 20′ (R), D’Ambrosio 45′, Gagliardini 52′, Eriksen 83′, Candreva 88′] 29a Serie A
Inter-Bologna 1-2 [Lukaku 22′, Juwara 74′, Barrow 80′] 30a Serie A
Hellas Verona-Inter 2-2 [Lazovic 2′, Candreva 49′, Dimarco 55′ (autogoal), Veloso 86′] 31a Serie A
Inter-Torino 3-1 [Belotti 17′, Young 48′, Godin 51′, L. Martinez 61′] 32a Serie A
Spal-Inter 0-4 [Candreva 37′, Biraghi 55′, Sanchez 60′, Gagliardini 74′] 33a Serie A
Roma-Inter 2-2 [De Vrij 15′, Spinazzola 45’+1, Mkhitaryan 57′, Lukaku 88′ (R)] 34a Serie A
Inter-Fiorentina 0-0 | 35a Serie A
Genoa-inter 0-3 [Lukaku 34′, Sanchez 82′, Lukaku 90’+3] 36a Serie A
Inter-Napoli 2-0 [D’ambrosio 11′, L. Martinez 74′] 37a Serie A
Atalanta-Inter 0-2 [D’ambrosio 1′, Young 20′] 38a Serie A

Classifica finale Serie A 2019/2020

Report sull’andamento tattico (a cura di Milo Furlan)
Quest’ultimo mese di campionato ha mostrato un’Inter sicuramente altalenante sul piano dei risultati, ma allo stesso tempo ci ha dato modo di vedere come le idee tattiche di Conte stiano man mano prendendo forma con sempre maggiore concretezza, senza contare che il finale in volata per forza di cose fa ben sperare per il futuro del progetto tecnico (ammesso che si continui con questo progetto tecnico ovviamente).

Una prima questione che va sottolineata è la maggiore tendenza alla ricerca di un gioco proattivo mostrata dalla squadra durante il mese di Luglio; è ben noto ai più che Conte ambisca in modo quasi ossessivo ad una forte proattività e l’Inter sta chiaramente lavorando sotto questo punto di vista sin da inizio stagione. Tuttavia non sempre si è riusciti a dare continuità a questa proposta di gioco nel periodo pre-lockdown, ci sono state partite in cui la difficoltà nel consolidamento del possesso è stata palese (di fatto in certe partite la verticalità veniva cercata in modo talmente sfrenato da bypassare ogni tentativo di palleggio subito dopo la riconquista del possesso) e allo stesso modo non sempre il pressing nella metà-campo avversaria è stato portato in modo armonico e funzionale.

I dati ci dimostrano infatti come la squadra stia lavorando profondamente sul consolidamento del possesso, si parla di numeri importanti visto che il possesso medio è passato dal 53% del pre-lockdown al 57% del mese di Luglio, e non del tutto casuali, anzi. Per cercare di dare una maggiore stabilità al controllo della sfera Conte è ricorso con una frequenza nettamente maggiore ad un centrocampo più fluido; spesso si è visto uno dei due mediani scalare sulla linea di difesa, permettendo quindi ai centrali di allargarsi e ai quinti di centrocampo di accentrarsi o fornire un’ulteriore soluzione sulla corsia laterale anche in base ai movimenti delle punte (questo soprattutto nelle fasi di risalita del campo). In questo senso Eriksen sta lentamente trovando la sua dimensione all’interno dello scacchiere tattico (probabilmente anche giovando della maggiore fluidità di cui sopra), in particolar modo contro Fiorentina e Genoa, ha svariato molto per tutto il rettangolo di gioco, andando ad individuare linee di passaggio in zone diverse a seconda delle situazioni che andavano a crearsi, ora allargandosi, ora posizionandosi tra le linee avversarie nella porzione centrale del campo e persino abbassandosi nelle vicinanze di De Vrij per prendere subito in mano il pallino del gioco.

Inevitabilmente anche l’efficienza in termini di passaggi riusciti ha risentito in positivo della maggior fluidità della manovra interista (oltre che dell’inserimento quasi a tempo pieno di Bastoni, del ritrovato Barella e di un Sànchez sugli scudi), infatti i dati parlano di una crescita di ben 2 punti principali per quel che riguarda questa voce statistica, passando dall’83% del pre-lockdown all’85% di Luglio (inflazionata comunque dal calo generale dei ritmi di gioco, inutile negarlo).

L’insistente ricerca del controllo della partita è riscontrabile non solo da un migliore controllo del pallone in fase di possesso, ma anche dalla volontà di non volerlo far gestire in modo tranquillo agli avversari e di volerlo sempre recuperare in tempi rapidi e più in alto possibile; è possibile notare come il baricentro medio della squadra in fase di non possesso sia stato nell’ultimo mese molto alto, andandosi a piazzare oltre i 49 metri (49,3 per la precisione), di quasi 3 metri più alto rispetto a ciò che si vide fino alla ventiseiesima giornata (allora il dato medio parlava di un baricentro piazzato a 46,7 metri dalla propria porta).

Non a caso sono diminuiti mediamente anche i passaggi concessi dall’Inter nella metà campo avversaria in relazione alle azioni difensive (PPDA=passed allowd per difensive action), infatti il dato medio ci parla di un miglioramento di 0,6 punti (9,4 pre-lockdown, 8,9 mese di Luglio), con ben 5 partite terminate sotto i 7 punti (nelle 29 partite precedenti ne erano state totalizzate solamente 4).

Tradotto in termini più pratici questo significa che la squadra non solo è in grado pressare con grande intensità nella metà campo degli avversari, ma ora sta iniziando a farlo in maniera anche più qualitativa rispetto alla prima parte di stagione, rendendo spesso molto ostica la fase d’impostazione agli avversari, in particolar modo per le squadre che non godono di centrali difensivi particolarmente dotati tecnicamente o comunque non affini ad una costruzione di gioco dal basso.

Va infine sottolineato come i miglioramenti statistici sopracitati sarebbero potuti essere ulteriormente netti se nelle partite contro Napoli e Atalanta la squadra non avesse deliberatamente optato per una strategia leggermente più attendista avendo sbloccato il risultato in entrambi i casi entro il quarto d’ora di gioco e giocando comunque contro squadre piuttosto brave nell’eludere le linee di pressione. Si può dedurre anche dai grafici come la squadra abbia in effetti lasciato il controllo della palla per ampi sprazzi di partita agli avversari (anche il possesso palla è stato in entrambi i casi sfavorevole all’Inter) ma, tralasciando il primo tempo contro il Napoli, senza subire in maniera eccessiva le avanzate avversarie e portando a casa due clean sheets; insomma, c’è sicuramente ancora molto lavoro da fare, ma il percorso intrapreso pare essere quello giusto.

Per un ulteriore approfondimento tattico consultate questo link in cui si parla dell’andamento tattico nelle prime uscite post-Covid.

Giocatore del mese (a cura di Stefano Ferrero)
È arrivata la conferma: Alexis Sanchez passerà a titolo definitivo all’Inter a costo zero, assicurandosi un triennale da 7 milioni netti a stagione. Ma la notizia del mese migliore per il cileno è un’altra: Linea Inter lo ha scelto come giocatore del mese di Luglio. Soddisfazione non da poco, considerando l’elevatissimo numero di partite che hanno portato i nerazzurri al secondo posto in classifica.

Alexis ha approfittato del lockdown ritrovando una buona condizione dopo l’infortunio che lo ha tenuto fuori dal campo per mesi. Ha fornito una valanga di assist e ha ritrovato il feeling con il goal in un lasso di tempo ristretto mettendo persino in discussione la titolarità della coppia LuLa, guadagnandosi un minutaggio sempre più elevato. Non solo: la sua centralità si è fatta sentire soprattutto in costruzione. Infatti, grazie alla sua esperienza e alla sua tecnica, ha agevolato notevolmente la manovra nerazzurra abbassandosi sulla linea di centrocampo.

Alexis ha legato magistralmente i due reparti e non solo: si è rivelato un’arma decisiva anche nell’aggirare la prima pressione avversaria. Non bisogna stupirsi se il portiere o i difensori gli affidano la palla nei momenti di difficoltà perché sanno che il cileno non solo saprà consolidare il possesso, ma anche superare l’avversario trovando il campo aperto. Lasciato a palla scoperta, Sanchez è un giocatore micidiale: uscire su di lui in maniera aggressiva ti espone al rischio di venire saltato con un dribbling secco; temporeggiare significa dargli tempo di ragionare e studiare la giocata vincente. Dunque, spesso l’unica soluzione rimane il fallo.

Mettendo a segno 8 assist in poco più di 900 minuti, è il primo giocatore per assist p90 (0.71) con più di 10 presenze in Serie A, realizzando addirittura 3.28 passaggi chiave p90 (dato Understat): Sanchez manda al tiro i compagni più di 3 volte ogni 90 minuti e la qualità del suo ultimo passaggio è talmente elevata che 1 su 4 porta direttamente al goal. Statistica forse viziata dal (relativamente) basso minutaggio e dagli assist su calcio piazzato, ma anche questi vanno battuti bene per potere essere convertiti.
Ma ciò che spicca maggiormente tra le statistiche del cileno, sono i suoi numeri in costruzione e rifinitura.

In moltissime categorie, il nerazzurro si rivela più efficace del 95% degli altri giocatori di Serie A. I numeri confermano quindi quanto detto in precedenza: Sanchez connette egregiamente il centrocampo e l’attacco.Alexis presenta caratteristiche peculiari rispetto a Lautaro e Lukaku e riesce a sfruttarle per essere complementare ad entrambi. Coi suoi movimenti ad accorciare, favorisce la profondità delle altre punte e aiuta nelle triangolazioni con gli esterni portandoli spesso al cross o persino al tiro.

Il tutto senza tralasciare la fase da attaccante puro: Sanchez sa quando è il momento di riempire l’area di rigore o attaccare gli spazi, agendo da punta quando necessario.

Il fatto che ci siano persone ancora non convinte dell’acquisto del cileno, ci portano a due conclusioni: innanzitutto, l’asticella si è alzata e per giocare nell’Inter serve qualità; la seconda è che tutti possono parlare di calcio ma in pochi lo capiscono.
Questione cartellino: pagare 9,17 milioni lordi e dunque 27,51 milioni in 3 anni (fonte Calcio e Finanza) questo Sanchez è un affare. Il giocatore ha gamba e, pur giungendo da anni infelici, ha dimostrato di poter sfoderare lampi di genio. La classe non scompare e, con Conte, il cileno sta ritrovando la gioia di giocare.

Un’altra critica riguarda la possibile titolarità del cileno: non si dovrebbe pagare tanto la terza punta della rosa. Questa categoria di persone probabilmente non fa caso al numero di competizioni a cui partecipa la squadra e dimentica che all’interno della partita sono consentite (ad oggi) 5 sostituzioni. Sono finiti i tempi in cui si vince con soli 11 giocatori.Insomma, pur portando con se dei dubbi riguardo a questioni anagrafiche e alle stagioni passate, è innegabile che l’Inter si sia assicurata un giocatore d’alto rango (riguardare i dati fuori scala). La permanenza di Sanchez non è un regalo per il cileno, ma è lui stesso che è riuscito a convincere allenatore e società, guadagnandosi un posto nella rosa interista anche per la prossima stagione; lui stesso ha dimostrato di meritarsi la permanenza. Senza dubbi, POTM per Linea Inter.

Le giocate più belle del mese (a cura di Ugo Donato)

Young, una seconda giovinezza

La partita contro il Bologna è probabilmente il ricordo peggiore che ci porteremo dietro della stagione 2019/2020. Una sconfitta dolorosa, arrivata da una situazione di vantaggio numerico e di punteggio e dopo un rigore sbagliato da Lautaro che poteva chiudere la partita. Insomma una partita amara che ha risvegliato in noi tifosi alcune brutte sensazioni in parte sopite quest’anno e che ha dimostrato che ancora di Pazza Inter si tratta e che per vincere c’è bisogno di un ulteriore step in avanti. Uno dei migliori in quella partita nonostante tutto fu sicuramente Ashley Young, protagonista di una metà stagione più che positiva con 4 goal, 4 assist, in 18 presenze per un totale di 1181 min in Serie A (dati Understat.com). L’inglese qui stoppa una bella palla lanciatagli da De Vrij e punta Tomiyasu saltandolo secco verso l’interno del campo con un tunnel; a quel punto Young va dritto verso la porta del Bologna ed esegue un bel tiro a giro. Solo un gran intervento di Skorupski gli nega la gioia del goal. Young probabilmente non è l’esterno su cui puntare per 50 partite (per via dell’età) ma risulta un giocatore affidabile e ben integrato nel sistema di Conte. E’ uno di quelli che ha finito in crescendo, compiendo ottime partite anche con Torino e Atalanta. Anche per questo la società ha deciso di puntare su di lui, esercitando l’opzione di riscatto che vantava sul Man Utd.

Eriksen, bisogna crederci

Da quando è arrivato a gennaio all’Inter il centrocampista danese ha regalato ai tifosi poco o nulla. Per una serie di fattori il suo processo di integramento nel sistema di gioco di Conte sembra essersi bloccato. Infatti il danese spesso nelle ultime uscite si è accomodato in panchina, essendo protagonista per lo più di qualche subentro (onestamente abbastanza discutibile) al 90esimo minuto. E’ evidente che questo sia un anno con l’asterisco per una serie ben nota di motivi e che sia per lui che per Conte non sia stato possibile creare quell’intesa, quel compromesso necessario per sfruttare le qualità del danese, mantenendo nello stesso tempo quegli equilibri che l’allenatore cerca in modo ossessivo. Qui Eriksen riceve sull’esterno; la pressione dei giocatori della Fiorentina non c’è e il danese ha il tempo per alzare la testa e per servire uno splendido passaggio di collo esterno a Lukaku che esegue un gran colpo di testa che si stampa sul palo. C’è bisogno che si faccia qualcosa in più e che entrambi gli attori protagonisti (Conte ed Eriksen) facciano un passo verso l’altro. Non si può sprecare un patrimonio così senza averci nemmeno provato.

La grande parata di Handanovic

Troppo spesso si sono lette e sentite critiche sul nostro capitano. Questa appena terminata è forse una delle migliori stagioni fatte da Handanovic, protagonista di non molte parate eccezionali ma di molte parate sicuramente importanti. La sua assenza per infortunio durante la stagione è stata una perdita pesante e se nel derby era bastato un gran secondo tempo per ribaltare la partita, con la Lazio invece l’errore del suo sostituto (Padelli) sull’azione da cui poi è scaturito il rigore del pareggio della Lazio ancora fa male e risulta essere uno di quegli episodi su cui poi è girata la stagione. Il portierone sloveno in 35 presenze ha tenuto la porta inviolata per ben 13 volte (dati Transfermarkt) e solo Juan Musso, portiere dell’Udinese e stando alle voci di mercato suo possibile erede, ha fatto meglio (38 presenze, 14 clean sheets). In questa azione la squadra nerazzurra si trova spezzata in due e viene presa di infilata centralmente da Soriano che imbecca alla grande Orsolini. Il talentuso esterno italiano trovatosi a tu per tu con Samir si lascia ipnotizzare. Handanovic l’anno prossimo compirà 37 anni e nonostante l’età avanzata possa far pensare ad una flessione di rendimento, questo finora non è accaduto. Anche in relazione a ciò va spiegata la scelta dell’Inter di non avere fretta nella ricerca del suo successore, scegliendo di affiancargli per l’anno prossimo Radu reduce da una stagione non molto positiva divisa tra il Genoa e il Parma. La scelta della società sembra comprensibile; in effetti sembrano altri i reparti dove occorre intervenire con più urgenza.

Il goal del mese: Lautaro Martinez vs Napoli (a cura di Gabriele Raso)

Il goal che i lettori di LineaInter hanno voluto premiare questo mese è un manifesto di come le qualità del singolo possano essere esaltate anche in contesto cui i passaggi e i movimenti senza palla siano estremamente codificati.

L’azione da cui si origina questo goal parte da una rimessa da fondo, battuta da Handanovic verso Bastoni, il 95 nerazzurro apre subito a sinistra verso Biraghi, il quale riceve spalle alla porta sulla linea laterale e attrae la pressione di Allan; Biraghi si posiziona col corpo parallelo alla linea laterale e serve di prima Barella. Il battito di ali che diventa un’uragano nella metà campo avversaria avviene mentre la palla passa dai piedi di Biraghi a quelli di Barella, perché Borja Valero, seguito a uomo da Demme, con un movimento in diagonale si apre sulla fascia e libera la linea di passaggio per Lautaro.

La verticalizzazione di Barella che pesca Lautaro trova l’argentino libero, in quanto Maksimovic è uscito per marcare preventivamente Lukaku, Hysaj viene bloccato dalla posizione di Borja Valero e Demme è fuori posizione per via del movimento dello stesso Borja Valero. Lautaro può quindi stoppare di petto, addirittura inizialmente direziona male il controllo, ma ha lo spazio e il tempo per riprendere il pallone e puntare la porta; Demme gli si avvicina, ma non abbastanza da intervenire con un fallo tattico. Lautaro riesce dunque a direzionare la sua conduzione verso la porta, costringendo la difesa del Napoli a correre all’indietro. Arrivati sulla trequarti Maksimovic decide di rompere la linea per uscire verticalmente, ma il movimento in profondità a tagliare di Lukaku porta via Koulibaly e crea spazio orizzontalmente per l’avanzata di Lautaro, che può vedere la porta. Creatosi lo spazio per il tiro, Lautaro mira il palo lungo e da 31 metri infila Meret con un tiro di interno-collo, non particolarmente forte, ma molto preciso e che rimbalza sul terreno a pochi centimetri dal portiere.

In conclusione, i movimenti coordinati dei compagni aperto una prateria per Lautaro; l’argentino ha fatto tutto il resto con una conduzione rabbiosa e un tiro di ottima fattura.

Apprezzabile anche in reverse angle

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