ESCLUSIVA – Daniele Pagani: “Correa arma in più, e su Vidal…”

– Buongiorno Daniele, e ben ritrovato. Cominciamo da Joaquín Correa: come giudichi il suo esordio contro l’Hellas Verona? Era dal 2011, che un calciatore nerazzurro non debuttava con doppietta. In quel caso fu Giampaolo Pazzini, a San Siro contro il Palermo…

“Senza scomodare paragoni importanti, l’impatto che Correa ha avuto sulla partita contro l’Hellas potrebbe essere concettualmente riconfigurato come effetto Cruz, in un’accezione pragmatica: ha fatto il suo ingresso in campo con la consapevolezza di poter cambiare le sorti della gara con uno dei suoi lampi, e lo ha fatto, prendendosi il suo warholiano quarto d’ora di celebrità più recupero. Nonostante l’addio di Lukaku, arco e feretro dell’Inter sono decisamente equipaggiati in quanto a soluzioni offensive. Lautaro deve compiere un’ulteriore step in termini realizzativi. Su Džeko c’è poco da dire, francamente: attraverso la sua esperienza, ha raggiunto un livello d’intelligenza e di comprensione globale del gioco alla quale possono accedere pochi eletti. Tornando a Correa, per completare il mio discorso: ha dimostrato di avere nelle proprie corde la doppia cifra. Si rivelerà indubbiamente un’arma fondamentale, a prescindere dalla mera componente numerica. Chi segue Joaquín sin dai tempi dell’Estudiantes sa di che cosa sto parlando, in termini tecnicni e qualitativi”.

– Un altro calciatore apparentemente rinvigorito dalla cura Inzaghi, almeno in queste prime battute del campionato, è Arturo Vidal. Cosa pensi dell’inizio di stagione del cileno?

“Il reale processo di comprensione di Vidal e della sua potenziale funzionalità negli ingranaggi del gioco proposto da Inzaghi, diversamente dalle casistiche di Sensi e Çalhanoğlu, non è correlato al tòpos della ricerca di una soluzione di continuità. Per essere concretamente utile alla causa, credo fermamente che il cileno debba prima di tutto scendere a patti con il proprio ego, accettare con la giusta propositività il ruolo che l’allenatore gli sta cucendo addosso, senza interpretarlo come una retrocessione di gradi in termini di gerarchia. Dovesse sposare questa linea, l’Inter potrebbe aver seriamente guadagnato un ulteriore innesto di spessore in mezzo, soprattutto in ottica Champions”.

Da un cileno all’altro: potrebbe valere lo stesso discorso per Alexis Sánchez?

“Se per l’esordio con doppietta di Correa vale l’effetto Cruz, per le attuali condizioni di Sánchez si potrebbe parlare di paradosso Vieira. Dei calciatori tecnicamente indiscutibili, ma che allo stesso tempo sono pregiudicati da una lunga cartella clinica che ne ridimensiona in maniera sicuramente drastica il grado di affidabilità atletica. Curiosamente, questa idiosincrasia si lega a doppio filo ai vari impegni con le Nazionali. Sembra quasi di guardare due film con lo stesso copione e in cui a cambiare sono esclusivamente gli interpreti. Sánchez viene spremuto dal Cile come Vieira veniva spremuto da Domenech, che lo chiamava con la Francia pur consapevole dei suoi problemi fisici. Volente o nolente, anche un giocatore deve operare delle scelte in maniera arbitraria, deve essere pienamente in grado di ascoltare il proprio fisico e di conseguenza comprendere i propri limiti. Si tratta, nella sua forma puramente casistica, anche di una questione di maturità”.

– Chi potrebbe fargli le scarpe, dopo essersi guadagnato la conferma almeno fino al mercato invernale, è Martín Satriano, che tu stesso avevi presentato sul nostro sito quando approdò all’Inter dal Nacional…

“Ha disputato un ottimo precampionato e ha i mezzi tecnici dalla sua. Siamo di fronte a un profilo davvero molto, molto interessante. La conferma fino a gennaio se l’è guadagnata con il plebiscito dell’intero ambiente interista. Non resta che vedere quanto spazio riuscirà a ritagliarsi. Credo che comunque Inzaghi confidi molto nel suo talento, ha una grande considerazione di lui. Il ché non è poco”

Fonte foto: inter.it