FOCUS / Che cos’è il Decreto Crescita che permetterà all’Inter di risparmiare 15 milioni di euro sull’ingaggio di Antonio Conte

L’Inter che ha riportato in Italia Antonio Conte potrebbe beneficiare di un risparmio di 15-20 milioni di euro sull’ingaggio lordo dell’allenatore grazie al “Decreto crescita” varato dal governo che potrebbe finire per dare una grossa mano ai nerazzurri anche nell’acquisto di giocatori provenienti dall’estero grazie ad una tassazione molto ridotta.

Cosa prevede il “Decreto Crescita”?

Questa norma è stata introdotta dallo scorso governo con lo scopo di far rientrare nel nostro Paese i cosiddetti “cervelli in fuga” ma adesso è stata resa ancora più “conveniente” con l’eliminazione dell’obbligo da parte dei lavoratori di dover soddisfare dei requisiti di specializzazione e qualificazione e aprendo, di fatto, le porte anche al mondo del calcio.

In questo modo il decreto potrà diventare un potente strumento a disposizione delle società calcistiche per risparmiare sulla tassazione degli atleti provenienti dall’estero. Infatti prevede una tassazione agevolata per chi decide di tornare in Italia dopo essere stato all’estero per almeno 2 anni o per chi vive all’estero e decide di venire qui. 

Nello specifico, prevede per la società una tassazione di solo il 30% del reddito per i primi 5 anni a un’aliquota marginale progressiva che arriverebbe al 43%. Ad esempio: un giocatore con uno stipendio di 10 mln netti (potrebbe essere il caso di Lukaku), prima di questo decreto sarebbe costato al club circa 19 mln con le tasse, mentre adesso costerebbe intorno ai 12-13 mln.

Come si applica a Conte

Di base, l’operazione Antonio Conte, comprensiva di esonero di Spalletti e staff, e ingaggio di Conte e staff, costerà all’Inter 70 milioni di euro, e solo Antonio Conte costerebbe annualmente 20-22 milioni annui alla luce dei suoi 10-11 milioni netti di stipendio.

Ebbene, per effetto del Decreto crescita, l’Inter potrebbe risparmiare 7-8 milioni annui, col costo che scenderebbe intorno ai 13-14 milioni, ma questo solamente se Antonio Conte non abbia riportato la propria residenza fiscale in Italia in quest’anno che è rimasto senza panchina. Altrimenti addio sgravi fiscali, che, se ottenuti, porterebbero all’Inter un beneficio economico da reinvestire direttamente sul mercato.