INTER VAR REVIEW – 23° GIORNATA – INTER – MILAN

Linea Inter lancia una nuova rubrica “INTER VAR REVIEW” nella quale verrà commentato l’operato degli arbitri che dirigeranno le gare dell’Inter.

A farlo è Michelangelo Potenza, ex arbitro AIA per otto anni nei quali è arrivato a dirigere l’Eccellenza del Lazio. Da sempre tifoso dell’Inter, cercherà di dare un taglio quanto più possibile analitico alle situazioni, partendo dal regolamento del giuoco del calcio e dalle sue esperienze personali. L’obiettivo è quello di informare i fan e i lettori sugli aspetti regolamentari e puramente arbitrali che determinano la prestazione di un direttore di gara. Non è appropriato parlare di moviola, in quanto verrà fatta un’analisi a tutto tondo, analizzando sì gli episodi, ma solo come componente di uno schema ben più complesso.

L’augurio è quello che i tifosi possano capire realmente di cosa lamentarsi o da cosa difendersi, e abbiano così una cultura della materia più approfondita rispetto al tifoso medio, da cui chi tifa Inter da sempre prende le distanze.

La prima “INTER VAR REVIEW” è dedicata alla squadra di arbitri che ha diretto il derby Inter – Milan terminato 4 a 2 per i nerazzurri.

INTER – MILAN h. 20.45
MARESCA
PERETTI – PAGANESSI
IV: LA PENNA
VAR: MAZZOLENI
AVAR: SCHENONE

A dirigere la stracittadina numero 172 è stato chiamato Fabio Maresca della sez. di Napoli. Un arbitro neointernazionale che ha ben impressionato nel corso di questa stagione anche quando ha incrociato il suo cammino con quello dei nerazzurri. (Torino- Inter / Inter – Lazio / Cagliari – Inter).

Una designazione apparsa giusta fin dalla pubblicazione. Da sempre il Derby di Milano, pur essendo estremamente seguito e pur mettendo in gioco la rivalità cittadina, si è rivelata una partita sostanzialmente corretta e dunque mai particolarmente complessa da arbitrare. Entrambe le squadre hanno sempre pensato più a giocare a calcio che a fare i falli o ad alzare il tono agonistico della sfida. Il divario in classifica tra le due squadre, inoltre, ha giocato un ruolo fondamentale.

Per tutti questi motivi non è stato scelto un arbitro TOP assoluto (Orsato o Rocchi, che probabilmente vedremo in campo all’Olimpico nel prossimo turno), ma un giovane in forma come Maresca. 

Curiosità: come VAR è stato scelto invece Mazzoleni di Bergamo (40 km da Milano) che è uno di quegli arbitri non più in attività (per sopraggiunti limiti di età), ma che da quest’anno fanno ancora parte del “Roster” come “Arbitro VAR”, garantendo esperienza e sicurezza a tutta la squadra.

A testimonianza di quanto scritto pocanzi sulla correttezza della gara, anche questo Derby non ha fatto eccezioni e si è rivelato estremamente corretto con soli 19 falli fischiati in tutta la partita (6-13); se non è record poco ci manca. Tanto più se si considera l’andamento della partita, che i più “esperti” definirebbero “rocambolesco”.

Ciò che stride con questo dato, e sui cui torneremo più avanti, sono i 5 ammoniti totali (4-1).

Venendo ad analizzare nei dettagli la prestazione di Maresca, si può dire che non ha influenzato negativamente l’esito della partita. Il che significa che non ha commesso errori che hanno condizionato il risultato finale.

Tuttavia, agli occhi degli esperti del settore, ma non solo, la sua prestazione non si piò definire positiva per delle lacune nella gestione comportamentale dei calciatori, di cui tratteremo in seguito. 

Concentriamoci innanzitutto sulla sua gestione:

Il dato sui falli fischiati è frutto di una scelta iniziale di Maresca che è stata quella di lasciar giocare in caso di contatti leggeri e tenere dunque una “soglia del fallo” molto elevata. Già dai primissimi minuti ha sorvolato su dei contatti che altri avrebbero potuto sanzionare tranquillamente, sia da una parte che dall’altra (due su Barella, uno su Rebic). Una decisione che si è rivelata corretta e che ha ripreso dopo il pareggio dell’Inter, ritornando a sorvolare, giustamente, sui contatti leggeri anche quando la partita è salita di tono agonistico. Nel mezzo ha erroneamente sanzionato un fallo di Vecino su Ibrahimovic nel quale aveva preso il pallone e successivamente uno dello stesso Ibra su Brozovic. Tecnicamente dei dettagli tutto sommato, visto che quando si alza così tanto la soglia, si è consapevoli di prendersi dei rischi in tale ottica, ma non dal punto di vista disciplinare e vedremo perché. 

In tale ottica anche il gol del vantaggio iniziale siglato da Ibrahimovic risulta regolare, perché è si vero che l’attaccantesaltando appoggia il braccio su Godin, ma è per semplice dinamica del salto e dunque non sanzionabile. Il “Silent Check” in questo caso è stato più una procedura che una necessità. Sarebbe stato fallo tuttavia nel secondo tempo quando lo stesso Ibra salta dando una manata in faccia a Skriniar (ma il gioco era stato interrotto precedentemente).

Tra le altre cose, sempre nel primo tempo, pecca nella concessione di un vantaggio al Milan sulla trequarti campo dalla cui azione non sfocia nulla. Sempre nella concessione del vantaggio è invece “fortunato” nel secondo tempo nel gol di Brozovic che parte da un contrasto falloso a centrocampo a favore dell’Inter, sul quale correttamente non interrompe il gioco.

Una piccola nota sul gol di Vecino, azione che parte da un presunto fuorigioco di Sanchez che l’assistente giustamente non rileva (e non lo avrebbe dovuto fare neanche se lo si fosse rivelato) e neanche il VAR, la foto in dettaglio mostra il perché. Questione di centimetri è vero, se sia giusto o meno non è questa la sede per deciderlo, tuttavia si è già visto come questi casi accadano ogni domenica a chi più, chi meno. Si può definire dunque una “Ruota della Fortuna”? Probabilmente sì, tant’è che il regolamento è questo e il fuorigioco, in questi casi, non prevede discrezionalità.

Cos’è, dunque che ha influenzato negativamente la prestazione di Maresca? Come anticipavamo nelle righe precedenti, stride il dato che vede ben 4 calciatori dell’Inter ammoniti nonostante siano stati commessi pochi falli.

Al netto che il giallo di Lukaku per essersi tolto la maglietta può anche non essere considerato in tale ottica, poiché vale il discorso del fuorigioco (non c’è discrezionalità), negli altri casi si piò dire che tutte e 4 le ammonizioni sia state sbagliate. 

La prima, quella su Skriniar nasce da una rilevazione di un contatto spalla-spalla, che secondo la “soglia del fallo” adottata fin lì dallo stesso arbitro non poteva considerarsi fallosa. 

Fin qui nulla di eclatante, come detto, ci può stare. Ciò che invece influenza pesantemente il giudizio su Maresca sono le dueammonizioni per proteste a Vecino e Barella, peraltro in rapida successione.

Nessuno sta qui a sindacare sulla scelta in sé, poiché non sappiamo quello che hanno detto all’arbitro. È bene considerare che non c’è nulla di più discrezionale dell’ammonizione per proteste. Un richiamo verbale ben fatto, spesso è molto più efficace di un cartellino, la cui funzione, sin dalla suaintroduzione, è solamente quella di mostrare al pubblico la notifica. 

Sicuramente il fatto che ne siano stati fatti due in rapida successione è già sintomo di un’inefficacia del primo (a Vecino), che tra l’altro, pur sbagliando i modi, ha anche ragione, poiché il contatto fischiato non era da considerarsi falloso.

Inoltre, ciò che in tale ottica pesa maggiormente sul giudizio di Maresca è la mancanza di equità tra le due squadre. 

Infatti, specialmente nel primo tempo, in varie occasioni i calciatori del Milan hanno protestato all’indirizzo dell’arbitro. Il primo a farlo è stato Romagnoli, a cui va comunque dato “l’alibi”del capitano, l’unico elemento della squadra che può parlare con l’arbitro, in un paio di casi nelle fasi iniziali dell’incontro, una delle quali sul errato vantaggio di cui detto sopra. Tra l’altro poco dopo la doppia ammonizione per proteste in rapida successione a Vecino e Barella, lo stesso Romagnoli serve su un piatto d’argento la possibilità a Maresca di farsi ammonire, andando a protestare, per la terza volta, per un contatto subito da un suo compagno e giustamente non sanzionato. Qui dunque l’arbitro campano ha peccato di furbizia. Perché ci può stare fare un’ammonizione per proteste in una gara tranquilla, meno due di fila alla stessa squadra, assolutamente no se poi dall’altra parte non si usa lo stesso metro. 

Peraltro già al 17’ 1t Ibrahimovic, dall’alto e dalla sua personalità, esperienza e ruolo da leader nella squadra si era permesso, di protestare con fare vigoroso contro l’operato dell’arbitro in caso di un calcio d’angolo, anche in questo caso non sanzionato. 

In conclusione: pur avendo arbitrato tecnicamente bene e non aver influenzato sull’esito della gara, e da una parte e dall’altra, la prestazione di Maresca non si può ritenere completamente positiva. Questo perché ha peccato di furbizia e di equità nella gestione comportamentale delle proteste. Nulla di particolarmente grave, sicuramente l’esperienza lo aiuterà in tal senso e non è nulla che gli precluderà di ritornare ad arbitrare entrambe le squadre nelle prossime settimane. Tornando dunque alla designazione in sé, a posteriori, non si può dire, che sia stata una scelta sbagliata.