Moratti alla GdS: “La Champions? Vinta con il Barça. Mourinho e Conte martelli”

Massimo Moratti, ex presidente nerazzurro

Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, si è concesso in un’intervista alla Gazzetta dello Sport partendo dal Triplete conquistato nella magica annata del 2010 arrivando fino all’Inter di ora. Primo tema affrontato, il 5 maggio che per Moratti rimarrà sempre una ferita aperta rispetto al 2002, ma l’inizio di qualcosa di storico 8 anni più tardi.

Niente viene esorcizzato nel calcio, quel 5 maggio resta. Anche se Milito poi lo rese meno amaro. Io però nel dubbio per scaramanzia quel giorno a Roma non andai… Gettammo le basi per il resto. Vincendo peraltro la sfida più dura delle tre, soffrendo in puro stile Inter. La Roma era la rivale storica di quegli anni e ci teneva a superarci. Servì una prodezza da fuori, un gol non da Milito.

L’ex presidente nerazzurro ha poi ricordato la conquista della Champions League il 22 maggio 2010. 

La finale con il Bayern fu paradossalmente la meno difficile. Avevamo sofferto abbastanza a Barcellona. Emotivamente, la Champions l’abbiamo vinta lì al Camp Nou. La partita più drammatica della mia vita. Giocata quasi interamente in 10 per l’espulsione ingiusta di Thiago Motta. Vedere Eto’o sacrificarsi in fascia rincorrendo chiunque fu un segnale forte. Lì capimmo che il destino era dalla nostra parte, che potevamo superare ogni ostacolo. Sembrerà strano, ma la prima cosa che mi viene in mente è un’immagine vista dopo in tv. Una ragazza coi capelli corti e la maglia nerazzurra che piange a dirotto. L’emblema della felicità regalata a tanta gente. Il primo gol di Milito in finale, per l’importanza e la bellezza, quell’esitazione con cui fece perdere il tempo a portiere e difensore. Diego era così, classe purissima: anche i suoi silenzi erano delle lezioni.

Quella vinta nel 2010 è motivo d’orgoglio per Massimo anche perché ha, tra virgolette, raggiunto il padre Angelo, trionfatore nel ’64 con la Grande Inter.

Ripetersi nel nome dei Moratti e far felice un popolo mi riempì d’orgoglio. La Coppa del ‘64 fu speciale non solo perché battemmo il mitico Real, ma perché quella squadra, come quella del 2010, era come i Beatles. Grandi uomini messi insieme dal destino per fare la storia.

Capitolo allenatori. Sempre inerente al 2010, Moratti racconta l’addio doloroso di Josè Mourinho subito dopo la conquista della Champions a Madrid. Ma l’ex patron trova spazio anche per elogiare il lavoro fatto da Mancini e la scelta di Rafa Benitez nel post Special One. 

All’addio di Mourinho ero preparato. Fu comunque doloroso ma ricorso ma ricordo che quando ci abbracciammo in campo gli dissi che a quel punto poteva fare quello che voleva. Fu lì che lui iniziò a piangere. Non ne avevamo mai parlato! Non volevo rompere l’incantesimo. Però ci scambiammo qualche sguardo che valeva più di tante parole. Ci siamo rivisti due sere dopo. Venne a cena a casa mia, con la Coppa a centor tavola. Quante risate! Quanti meriti ha Mancini? Tantissimi. Aveva costruito la casa negli anni precedenti. In Italia prima di lui non vincevamo, anche perché c’era una ragione molto importante… È un grande allenatore, come sta confermando in Nazionale. E pensare che decisi di prenderlo dopo che nel Natale 2003 mi regalò una maglia di lana dell’Inter con uno scudetto enorme e nel biglietto scrisse “Se vuole tornare a vincere, io sono a disposizione…”

Un anno dopo, Rafa Benitez..

Qualcuno disse che dopo un anno così Milito andava venduto? Mi viene da ridere, era al top e se non si fosse infortunato si sarebbe ripetuto anche l’anno dopo. La verità è che sbagliai la scelta dell’allenatore. Benitez era bravissimo ma non era la persona giusta. Avrei dovuto prendere Leonardo, non a Natale.

L’Inter di oggi, dal capitolo Lautaro al paragone Conte – Mourinho. 

Mourinho e Conte sono simili? Non conosco Conte ma sono due martelli ossessionati dal calcio. Lautaro Martinez lascia l’Inter? Se arriva Messi ci sto. E se Leo è impossibile al posto del “toro” vorrei Dybala. Ripresa? Meglio preparare la prossima stagione. L’Inter ha tutto per vincere questo scudetto.

Per chiudere, frecciatina al presiedete bianconero, Agnelli, per il like a un tifoso che non vorrebbe vincere lo scudetto a tavolino come l’Inter..

Like di Agnelli nei social perché la Juventus non è come l’Inter? C’è una leggerissima differenza. Allora si trattava di una truffa, qui di un virus che ha paralizzato il mondo.

Fonte: Gazzetta dello Sport

23 anni, quasi 24. Giornalista pubblicista laureato in Scienze della Comunicazione, coltivo da sempre la passione per lo sport e per le sue emozioni. Scrivo per LineaInter per l'amore che ho verso i colori nero e azzurro.