Qualità, solidità, sudore e Conte: Inter, ecco perché lotterai fino all’ultimo

La corsa sotto la Curva dopo il Derby (foto Fb Inter)

Andare a dormire dispiaciuti per la sconfitta ma senza quell’arrabbiatura che ti scuote e tormenta l’animo. È un po’ questa la sensazione che ha coinvolto il tifo nerazzurro dopo i ko incassati consecutivamente per mano di Barcellona e Juventus. Immaginare uno scenario del genere a maggio, quando si raggiungeva quell’agognato quarto posto a San Siro con l’Empoli, era a dir poco impensabile. Eppure ora, a distanza di così poco tempo, il mondo sembra essersi capovolto. Perdere in Catalogna contro Messi e soci è un qualcosa di inevitabile. Da mettere in preventivo come se fosse un atto incontrovertibile voluto dal cielo. Uscire fuori dal Camp Nou col rammarico di non aver vinto, invece, rende ben chiara l’idea di quanti passi in avanti siano stati compiuti.

Gli uomini – A livello di organico, dando per scontato il determinante impatto mentale avuto dal sergente Antonio Conte, l’impressione è che gli innesti di Sensi e Barella abbiano dato al centrocampo quella brillantezza e quella imprevedibilità che mancavano. A giovarne l’intero reparto, incluso Brozovic che migliora di gara in gara. Personalità da vendere per le due mezzali italiane. Specie il primo. L’ex Sassuolo è uno che pensa calcio prima di praticarlo. Il classico artista prestato al pallone per pennellare giocate d’alta classe. E chi se lo sarebbe mai aspettato. La sua uscita anzitempo con la Juve è stata una delle chiavi di svolta dell’incontro. Ovviamente in favore dei bianconeri. Con l’ingresso di Vecino ci si è accorti in modo istantaneo di quanto sia fondamentale l’apporto del classe ‘95 nativo di Urbino nello sviluppo della manovra interista. E soprattutto di quanta differenza vi sia in termini di valori fra titolari e riserve. Una differenza troppo evidente nella zona nevralgica, meno nella retroguardia ed in attacco.

L’importanza di Antonio Conte – Rispetto a quei limiti accennati, diventa indispensabile individuare degli aspetti che possano consentire alla squadra di ritagliarsi comunque un ruolo di rilievo per battagliare fino alla fine con Juventus e Napoli. Qui entra in gioco la figura di Antonio Conte. Un leader, uno che non ama mai perdere e che fonda gran parte del suo lavoro sulla cultura del sacrificio. Testa bassa e pedalare. Un diktat che ha da sempre contraddistinto la propria carriera da allenatore. Ed anche a Milano è riuscito subito a plasmare il gruppo a disposizione a sua immagine e somiglianza con una facilità disarmante. Agendo sulla mente dei calciatori. Motivazioni e coinvolgimento di tutti per compattare l’ambiente remando insieme verso la stessa direzione. Perché, forse, dove non ci si arriva con la qualità ci si giunge con la mente. Adesso il tifoso interista, anche quando perde, non può andare a dormire arrabbiato. In campo vede all’opera una squadra che lotta e se la gioca con consapevolezza contro chiunque. Incluse quelle corazzate che da anni lavorano per salire sul tetto più alto d’Europa, senza però riuscirvi. Dal punto di vista tattico e tecnico la squadra pratica un calcio semplice ma al tempo stesso efficace. La ricerca di una proposta di gioco è palese. Al di là di chi scende nel rettangolo verde. Ecco perché i nerazzurri devono avere fiducia in vista del prosieguo di stagione: Handanovic e compagni non abbasseranno mai l’asticella della concentrazione con una guida come Conte. Se la giocheranno fino all’ultima giornata. Consapevoli che sarà dura ma che, uniti, niente è impossibile. Paradossalmente, più delle vittorie, le due sconfitte hanno ribadito una cosa: adesso l’Inter è tornata veramente!