Un Tuffo Nel Passato Nerazzurro – Vol. 10: Mario Corso, il “Mancino di Dio”

Mario Corso con la maglia dell'Inter

Mario Corso è il participio passato del verbo correre
Gianni Brera

A Mario Corso non serviva sgroppare sulla fascia sinistra per fare la differenza in campo. Più che girare per il campo come una trottola, lui, faceva girare il pallone, quasi sempre di sinistro. Si è spento sabato l’unico calciatore che Pelé dichiaratamente avrebbe voluto nel suo Brasile.

Le origini di Mario Corso e l’approdo all’Inter

Nato a San Michele Extra il 25 agosto 1941, un quartiere periferico di Verona, Mario iniziò a giocare nell’Azzurra Verona, società del rione di San Giovanni in Valle, per poi trasferirsi all’Audace San Michele. Qui fu scoperto dall’Inter, dove si trasferì il 20 giugno 1958 per diventare una delle bandiere storiche dei nerazzurri.

Con l’Inter, Mariolino, come era soprannominato, disputò 15 stagioni collezionando 502 presenze (6° più presente di sempre) condite da 96 reti. Il debutto in maglia nerazzurra è da predestinato: Corso, quando esordisce con l’Inter, ha infatti “solamente” 16 anni e 322 giorni. Record di precocità scippato poi da Beppe Bergomi che esordì a 16 anni e 1 mese.

Mario Corso era una delle colonne portanti della Grande Inter del Mago Helenio Herrera. Sotto la guida del mago argentino, Corso conquistò 3 scudetti (poi 4 in totale), 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Pupillo del presidente Angelo Moratti, Corso diventò amico anche di uno dei figli di Angelo, Massimo, con cui legò particolarmente.

Era il mio preferito della Grande Inter, ma anche mio padre lo adorava. Tecnica sopraffina, gioco in contro tempo, le punizioni cosiddette ‘a foglia morta, era un piacere vederlo giocare

Si narra di un aneddoto che riguardava Mario Corso. Un giorno Moratti raggiunse il ritiro dell’Inter a bordo di una Maserati ultimo modello. Mario gli andò incontro e gli chiese se poteva farsi un giretto per Appiano Gentile. Al ritorno stava per restituire le chiavi e Moratti gli chiese: “Ti piace questo bolide? E allora tieniti le chiavi, da adesso è tuo”.

La punizione “A foglia morta”, il pezzo forte del repertorio

La classe di Mariolino era dovuta al suo mancino. “Il sinistro di Dio” come lo definì Gyula Mándi, il commissario tecnico della nazionale israeliana, dopo avere perso contro l’Italia:

Siamo stati bravi, ma ci ha battuti il piede sinistro di Dio

Un mancino che disegnava in campo, senza alcun dubbio. Tanto preciso quanto delicato tanto da inventare la famosa punizione “A foglia morta”, cioè una traiettoria velenosa e destinata a morire proprio sotto la traversa, dove il portiere non può arrivare.

Se si dovesse trovare un giocatore simile a Mario Corso nella storia dell’Inter moderna, il paragone da fare sarebbe quello con Alvaro El Chino Recoba. I due calciatori, distanti nel tempo, sono accomunati da un sinistro magico. Entrambi poi hanno fatto innamorare Massimo Moratti che li ha sempre coccolati e trattati da pupilli.

Mario Corso, ora, non c’è più. Ma siamo convinti che da qualche parte, il numero 11 nerazzurro, stia continuando a disegnare calcio e pennellare qualche punizione delle sue. Ciao Mariolino.

23 anni, quasi 24. Giornalista pubblicista laureato in Scienze della Comunicazione, coltivo da sempre la passione per lo sport e per le sue emozioni. Scrivo per LineaInter per l'amore che ho verso i colori nero e azzurro.