Un Tuffo Nel Passato Nerazzurro – Vol.2: Francesco “Checco” Moriero, lo sciuscià

Francesco Moriero lustra la scarpa al fenomeno Ronaldo

Il giorno del mio esordio contro il Brescia c’era un San Siro gremito in ogni ordine di posto. Un’attesa incredibile per Ronie, ma quel pomeriggio ci fu il Recoba show che ribaltò il risultato con una doppietta straordinaria. Due magie che diedero vita alla famosa esultanza dello sciuscià. Mi misi in ginocchio e gli dissi metti il piede qua, gli ho lustrato la scarpa e divenne un tormentone

Di chi stiamo parlando? Ovviamente, di Francesco “Checco” Moriero, il legittimo proprietario dello sciuscià.

Le origini e l’affermazione in Serie A

Moriero nasce a Lecce il 31 marzo del 1969 e muove i primi calci proprio con la squadra salentina dove esordisce nel 1987 in prima squadra in serie B nel derby perso con il Bari per 2-0. L’anno successivo, l’87-’88, è l’anno della promozione del Lecce in serie A con 35 presenze e 3 gol.

Francesco Moriero con la maglia del Lecce in un’azione contro la Juventus

Con i giallorossi rimarrà tre stagioni in serie A giocando ben 86 volte e segnando 4 gol per poi tornare in serie B nel ’91-’92 sempre con la maglia del Lecce. Il biennio al Cagliari, nelle due stagioni successive, sono il giusto trampolino di lancio per Moriero che nel 1994 viene comprato dalla Roma per 8,5 miliardi di lire. Qui perfeziona, grazie a Carlo Mazzone, la sua fase difensiva diventando un esterno destro tuttofare.

1997, mezzo Milan e mezzo Inter

Anticipando di qualche anno quello che successe a Jack Bonaventura nel 2014, anche Francesco Moriero si è trovato conteso fra le due milanesi. Nell’estate del 1997 arriva la chimta di Galliani dai rossoneri e l’esterno si accorda con il Milan, ma in uno scambio con Andrè Cruz, Moriero non approderà mai a Milanello andando a vestire la maglia neroazzurra.

Il numero scelto è il 17 e Checco fa il suo esordio il 31 agosto in casa contro il Brescia. A prendersi la scena non è il fenomeno Ronaldo appena approdato a Milano, ma un giovane uruguaiano con la maglia numero 20 sulle spalle, capelli a caschetto e un mancino da brividi: Álvaro Alexander Recoba. In quella partita, El Chino siglò una doppietta con due bordate dalla distanza che erano un mix di eleganza, precisione e forza ribaltando il vantaggio momentaneo delle rondinelle. A rendergli omaggio, ovviamente, Checco Moriero con il suo sciuscià.

Il primo anno di Moriero all’Inter sarà un’ottima stagione, 28 presenze complessive condite da 3 gol, secondo posto in campionato dietro alla Juventus e Coppa Uefa conquistata in finale con la Lazio. In questa competizione, il numero 17 neroazzurro realizzerà anche uno dei gol più belli della sua carriera: una rovesciata agli svizzeri del Neuchatel Xamax che rimarrà impressa nella memoria dei tifosi neroazzurri.

Francesco Moriero alza la Coppa Uefa al cielo dopo la finale vinta per 3-0 contro la Lazio
Moriero, l’assist man giusto per i neroazzurri

Moriero però, era più un giocatore propenso a far segnare i compagni. Con il suo destro infatti, sono tanti i cross e i traversoni che hanno permesso ai vari attaccanti, tra cui Ivan Zamorano e Ronaldo, di segnare. Indelebile nella memoria dei tifosi neroazzuri il pallone liftato di Moriero nel derby del 22 marzo del 1998. Lancio di Moriero alle spalle della difesa per Ronaldo e pallonetto delizioso del fenomeno a superare il portiere milanista Rossi per il momentaneo 2-0. Tutti corrono verso Ronaldo ma il merito di quel gol va soprattutto a Moriero per quel pallone con il contagiri.

Moriero e il fenomeno Ronaldo, compagni di squadra ma anche super amici fuori dal campo

Il feeling tra i due è speciale, si trovano a meraviglia. Moriero infatti è quel tipo di giocatore, quel tipo di compagno capace di mettere la palla dove vuoi permettendoti di essere sempre pericoloso. A riconoscere queste abilità è stato, su tutti, Gigi Simoni. L’allenatore interista ha puntato forte sul suo numero 17 addirittura facendo traslocare Javier Zanetti dalla fascia destra alla fascia sinistra. Un episodio che Moriero ricorda così:

In ritiro mi accorgo che sulla fascia destra giocava già un campione come Pupi e temevo di non giocare. Nelle partitelle di calcio-tennis però lego tantissimo con Ronaldo, Zamorano e Recoba: nasce subito un feeling tecnico incredibile, così come con Simeone. Simoni capisce che devo giocare e Pupi con intelligenza accetta di traslocare a sinistra per il bene della squadra. 

Il gol più bello? La cavalcata con il Piacenza

La mia rete più bella di tutta la carriera? Quella al Piacenza. In quel gol c’è tutta l’essenza del vero Checco Moriero

Moriero contese palla in un duello a Stroppa e si involò verso la porta avversaria a testa bassa seminando gli avversari come birilli.

Fu una giocata di puro istinto. Era il gol che sognavo di fare fin da quando ero bambino. E pensare che Simoni aveva mandato a scaldarsi Cauet e urlava dalla panchina ‘Checco passala, passa sta palla’. Dopo il gol dissi, ridendo, a Simoni che potevo passarla ed entrò Cauet. Feci appena in tempo…

La carriera all’Inter però si è poi “arenata” con l’arrivo di Marcello Lippi sulla panchina neroazzurra. Con il nuovo allenatore, Moriero perde infatti il posto da titolare con Lippi che gli preferisce Panucci a tutta fascia. Allora Checco, a malincuore, accetta la corte del Napoli e si trasferisce nel capoluogo campano.

Checco Moriero però, una volta appesi gli scarpini al chiodo, dichiarerà di aver rimpiato quella scelta rimarcando come la sua volontà fosse quella di rimanere all’Inter a vita.

23 anni, quasi 24. Giornalista pubblicista laureato in Scienze della Comunicazione, coltivo da sempre la passione per lo sport e per le sue emozioni. Scrivo per LineaInter per l'amore che ho verso i colori nero e azzurro.