Come esce l’Inter dal derby

Tullio M. Puglia/Getty Images

Il derby di Milano fissato alla quarta giornata di campionato è subito un pressure test per due squadre che hanno cambiato tanto in estate, avviando dei nuovi progetti tecnici affidati ad allenatori in grado di trasmettere una forte identità tattica alla squadra.

Il Milan si è avvicinato alla stracittadina con due vittorie consecutive ottenute in casa contro il Brescia e in trasferta a Verona, col ritorno al goal di Piatek e tutta la settimana per preparare la sfida. L’Inter, invece, si è presentata al derby in testa alla classifica, ma con in mente le difficoltà incontrate nell’esordio in Champions League contro lo Slavia Praga, una gara che ha posto delle ombre sul reale andamento del nuovo progetto tecnico, in parte celato dalle vittorie in campionato; in una gara che ha dato ai nerazzurri la consapevolezza di essere ancora lontani dall’idea di calcio del loro allenatore.

Un dato interessante per leggere la sfida è la solidità difensiva delle due compagini, infatti nelle prime 3 gare di campionato sono le squadre ad aver subito meno reti, 1 a testa, meno Expected Goal subiti (xGA) 1,14 l’Inter e 2,1 il Milan e anche meno passaggi concessi negli ultimi 18 metri agli avversari, 5 concessi dal Milan e 9 concessi dall’Inter; dati di eccellenza del campionato in queste prime 3 giornate.
Il Milan si è presentato con il 4-3-1-2, come terzino destro Conti ha sostituito lo squalificato Calabria, mentre in attacco Leao è stato inserito, un po’ a sorpresa, da Giampaolo. Il Milan inizialmente si è schierato con Suso trequartista dietro a Leao e Piatek, ma già nel corso del primo tempo si era invertito di posizione con Piatek, ritornando nella sua comfort zone e portando il modulo da un 4-3-1-2 a un 4-3-2-1. Conte ha riproposto il suo 3-5-2, con D’ambrosio quinto a destra al posto dell’indisponibile Candreva e con Godin terzo centrale di destra; a centrocampo Barella ha trovato una maglia da titolare dopo la rete in Champions, mentre in attacco con Lukaku pienamente recuperato dai problemi alla schiena ha giocato Lautaro Martinez.

 

Sin dai primi minuti l’Inter cerca di imporre il suo contesto, con un palleggio arretrato, eseguito dai tre centrali e schermato dal trio, Leao-Piatek-Suso, per cercare Brozovic o Sensi alle spalle della prima linea di pressione, oppure sviluppando il gioco sull’esterno grazie alla combinazioni tra D’Ambrosio e Barella che spesso si smarcava in verticale. In fase di possesso Milan, l’Inter ostacolava la costruzione rossonera con un meccanismo di marcature a uomo tali da rendere complessa la risalita del campo rossonera. Le punte si orientavano sui due centrali, mentre sui terzini uscivano forti i quinti nerazzurri, che pur mantenendosi bassi erano estremamente reattivi nello spezzare la linea difensiva ed aggredire l’esterno di riferimento. I mediani nerazzurri, pur di pressare al meglio i tre mediani rossoneri, in fase di non possesso invertivano il triangolo di centrocampo, con Sensi incollato a Biglia in una posizione che potremmo definire da treqaurtista, Brozovic su Kessié e Barella su Calhanoglu; quasi a formare un 3-4-1-2. Anche la difesa giocava uomo su uomo, ma con uno tra Asamoah e D’ambrosio che restava sempre bloccato sulla linea difensiva l’Inter riusciva ad ottenere un vantaggio numerico sugli avversari anche nella retroguardia.

Questo dispositivo di pressione, eseguito con grande aggressività da parte dei nerazzurri, ha reso lenta e impacciata la circolazione palla del Milan, che per buona parte del primo tempo non è quasi mai riuscito ad insediarsi stabilmente nella metà campo avversaria; addirittura nei primi minuti uno sconsiderato retropassaggio di Rodriguez aveva messo in condizione Lautaro di portare in vantaggio l’Inter, ma una fortunata carambola ha impedito ai nerazzurri di passare in vantaggio.

Nella parte centrale del primo tempo l’Inter ha creato numerose difficoltà alla retroguardia rossonera, con le occasioni capitate a Lukaku e Lautaro disinnescate da due prodigiose parate di Donnarumma, mentre nell’occasione della parata su Lukaku D’ambrosio ha spedito il pallone sul palo da pochi passi.

Il Milan è riuscito a ripartire in poche occasioni,  se non per alcuni palloni persi dall’Inter sulla trequarti, in quelle poche situazioni i rossoneri hanno potuto attaccare in transizione, fronte alla porta con tanti giocatori che seguivano l’azione; in particolare al 39esimo Suso strappa un pallone a Sensi e fa 70 metri di conduzione palla fermati da un prodigioso intervento difensivo di Asamoah.

Il Milan, complice il cambio di assetto soffre meno la pressione nerazzurra, in particolare l’allargamento di Leao costringe spesso D’Ambrosio a restare bloccato sulla linea difensiva, dando maggiore spazio e tempo a Rodriguez per costruire, sul quale non sempre è puntuale la pressione di Barella e la conseguente scalata degli altri centrocampisti nerazzurri. In questa fase della gara il Milan riesce anche a costruire la sua migliore occasione da rete con un cross di Leao dal fondo che viene mandato alto, sopra la traversa, da Piatek.

Nella ripresa L’Inter esce nuovamente meglio dai blocchi, in particolare riesce sempre a creare triangoli interessanti, sulle fasce tra l’esterno di fascia, Brozovic che gioca sempre in appoggio e la mezzala che si sovrappone tagliando esternamente. Proprio da un taglio verso l’esterno di Sensi, dopo un pallone recuperato sulla trequarti, l’Inter guadagna il calcio di punizione che sblocca il risultato.

Brozovic inizialmente sul pallone si stacca e lascia l’incarico della battuta a Sensi, che cerca proprio il croato, che ha tutto lo spazio e il tempo per calciare, una deviazione spiazza Donnarumma e dopo un controllo VAR regala il vantaggio all’Inter.

Il Milan subisce il colpo, ma non riesce a riorganizzarsi adeguatamente, i rossoneri alzano il baricentro e aumentano la loro percentuale di possesso palla, che passa dal 43% dei primi 50 minuti al 61% dal goal subito fino alla fine della gara. Il possesso palla dei rossoneri è sterile e nemmeno l’ingresso di Paquetà ravviva una manovra piatta. I rossoneri si aggrappano alla rifinitura tramite cross, vista la mole di gioco sviluppata sulle fasce, ma tutti i 9 cross tentati sono facile preda della difesa nerazzurra.

Conte dal canto suo sostituisce Sensi per Vecino, così da avere un uomo più abile in non possesso e in grado di coprire ampie porzioni di campo e risponde all’ingresso di Theo Hernandez con l’ingresso di Politano, schierando la squadra con un 5-4-1 in fase di difesa posizionale, per contenere meglio le fasce.

Il Milan non riesce a rendersi mai pericoloso, anzi, dietro gli spazi aumentano, infatti la lunghezza media dei rossoneri è passata dai 23,68 metri del primo tempo ai 40,42 metri della ripresa. l’Inter è molto abile a sfruttare il lato debole dei rossoneri come in occasione del raddoppio, con Barella e Asamoah che hanno tutta la fascia destra per attaccare, il cross dell’ex Cagliari pesca alla perfezione Lukaku a centro area che insacca per il 2-0.

Il Milan dopo il secondo goal subito rischia il tracollo, con Politano che scheggia la traversa dal limite dell’area. Conte inserisce anche Candreva per avere un altro giocatore abile a risalire il campo. Il Milan trova il primo tiro del secondo tempo con un calcio di punizione di Biglia all’83esimo, in tutto le conclusioni dei rossoneri nella ripresa saranno 2, basate su giocate individuali e nessuna delle due in porta.

L’Inter gestisce gli ultimi minuti con estrema disinvoltura, difendendosi col pallone tra i piedi e facendo circolare la sfera con grande sicurezza, senza subire minimamente la reazione dei rossoneri. I nerazzurri hanno anche l’occasione per lo 0-3, che capita sui piedi di Candreva, ma il palo risputa il pallone dentro il campo e grazia nuovamente il Milan.

In conclusione l’Inter si dimostra in uno stadio più avanzato del suo progetto tecnico, anche grazie alle straordinarie capacità didattiche di Conte nel far apprendere i propri giocatori le sue idee di calcio. L’Inter porta a casa un derby il cui punteggio sarebbe potuto essere più rotondo, grazie ad una grande preparazione tattica e nella gestione delle varie fasi della gara. Questo successo testimonia che la strada intrapresa è quella giusta, ma al tempo stesso è ancora lunga.

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