Crisi Inter winter edition 2018/2019

MILAN, ITALY - FEBRUARY 03: Milan Skriniar of FC Internazionale leaves the pitch at the end of the Serie A match between FC Internazionale and Bologna FC at Stadio Giuseppe Meazza on February 3, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images)

Come ogni stagione, è giunto quel momento in cui per 6-8 gare l’Inter vede precipitare i propri risultati e si parla di “crisi Inter”. Dalla stagione 2011-12 è stata una costante, che a seconda della gestione tecnica si è verificata in diversi periodi della stagione; sotto la gestione Spalletti la crisi si è verificata tra dicembre e gennaio per poi concludersi a febbraio.

Ho dunque analizzato le principali cause che hanno portato a questa involuzione di risultati. Nelle ultime 8 gare l’Inter ha raccolto 11 punti su 24 disponibili (con una media di 1,375 punti a gara) realizzando appena 4 reti e subendone 4. Stringendo il campione al 2019, l’Inter nel girone di ritorno ha raccolto 1 solo punto, ha subito 2 reti e non ha ancora realizzato una rete. È dunque evidente che la crisi di risultati che sta affliggendo i nerazzurri sia principalmente di natura offensiva. Inoltre i nerazzurri in questa stagione non hanno mai segnato nemmeno una rete in situazioni di calcio di punizione diretto, né in situazioni di contropiede e addirittura una sola rete è arrivata da fuori area, sintomo anche della penuria di opzioni offensive a disposizione dei nerazzurri. Approfondiamo dunque le cause di questa crisi offensiva. Affidandoci alle statistiche avanzate, possiamo notare come l’Inter abbia prodotto 10,56 xG, una media di 1,32xG a partita, andando a creare un delta negativo di under-performance di oltre 6 reti. Quindi l’Inter, nonostante vari problemi di gioco, resta ancora una squadra in grado di produrre occasioni da rete, ma stranamente incapace di convertire a rete le occasioni realizzate. Nelle giornate precedenti alla crisi (le prime 14 gare della stagione) i nerazzurri producevano in media 1,76xG a partita e viaggiavano ad una media di quasi 2 reti a partita: dunque, a fronte di una contrazione delle occasioni create, i nerazzurri sono crollati dal punto di vista realizzativo. Andando ad analizzare il valore xG medio questo sì è calato, ma non in maniera rilevante (passato da 0,10 a 0,09xG). I recenti risultati sono dunque condizionati dall’incapacità dei singoli di incidere sottoporta piuttosto che dalle difficoltà della squadra a rendersi pericolosa. D’altra parte, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si può ragionevolmente pensare che questa under-performance non si prolungherà a lungo e che la squadra tornerà su un livello di performance accettabile.

Il grafico dell’andamento dei Goal (G) in blu ed Expected Goal (xG) in rosso. Quando G>xG si ha un’over-performance. Quando G<xG si ha un under-performance.

La recente crisi ha numerose cause, che ho dunque analizzato per offrire un quadro complessivo sulle difficoltà che sta affrontando la squadra in questo periodo.

Il calo dei singoli
Il sistema di gioco dell’Inter non si basa su un gioco codificato, perché si tratta di un sistema che, essendo privo di principi e di una forte identità tattica, si aggrappa alle individualità dei migliori singoli. È quindi logico che nel momento in cui i giocatori chiave del sistema calano il loro livello di prestazione, questo si riflette inevitabilmente sulla squadra. Ciò viene poi amplificato quando neanche le riserve sono in grado di supplire al calo dei propri compagni, portando ad una crisi di risultati per la squadra.

In attacco Icardi sembra si sia inceppato, non segna su azione dalla gara contro la Roma e nell’ultimo periodo, pur avendo occasioni più facili da convertire a rete rispetto all’inizio del campionato, non è stato in grado di riconvertirle a dovere. Nelle prime 14 giornate il 9 nerazzurro aveva cestinato solo 2 big chance, mentre nelle ultime 8 giornate non è stato in grado di riconvertire le 8 big chance avute (rigori esclusi). L’argentino nella prima parte di campionato con i suoi goal aveva consentito alla squadra di porre le basi per il filotto di vittorie che l’Inter ha registrato tra fine settembre e inizio novembre. Il suo calo realizzativo ha scoperchiato il vaso di pandora delle difficoltà dell’Inter. Al di là delle critiche dei tifosi è indubbio che il suo apporto realizzativo sia fondamentale per traghettare la squadra fuori dalla crisi.

Icardi si avventa sullo sciagurato retropassaggio di Poli, ma a tu per tu con Skorupski cerca un tiro di potenza che termina fuori dallo specchio di porta.

Oltre a Icardi, è mancato anche l’apporto di Perisic, infatti anche il croato è calato sotto il profilo realizzativo, solo 3 reti finora, mentre lo scorso anno a questo punto della stagione aveva messo a segno già 7 marcature. Rispetto allo scorso campionato, Perisic è però calato anche quanto al numero di passaggi chiave effettuati, 2 lo scorso anno contro 1,4 della stagione attuale, e anche in termini di dribbling, pur restando costante il numero di quelli tentati, è calata la percentuale di quelli riusciti, passata dal 57% al 44%. Ciò non sarebbe così rilevante se non fosse che il gioco dell’Inter si sviluppa e viene rifinito quasi esclusivamente sulle fasce ed è fortemente dipendente dalle prestazioni delle ali. Il contributo del croato in fase di non possesso è ancora prezioso, soprattutto nelle situazioni di pressing e contro pressing, ma la sua poca incisività nell’ultimo terzo di campo ha fatto sì che Spalletti sempre più spesso si affidasse a Keita. Anche l’infortunio del senegalese ha inciso profondamente sulla squadra: l’ex Lazio si è infortunato proprio nel momento in cui sembrava potesse prendere una maglia da titolare sulla fascia sinistra e, pur essendo un esterno prevalentemente meccanico, i suoi strappi in velocità rendevano la squadra più pericolosa.

Un altro dei giocatori su cui si è abbattuta la mannaia della critica è Nainggolan. Il belga era stato preso in estate, per consentire alla squadra di fare un salto di qualità e finora si è rivelato molto più prezioso in fase di non possesso che in fase di possesso, grazie alle grandi porzioni di campo coperte che hanno consentito ai nerazzurri di aumentare l’altezza media dei recuperi palla rispetto allo scorso campionato. Nainggolan però non è stato in grado di aumentare sensibilmente l’apporto dei centrocampisti alla fase realizzativa. Gli infortuni e alcuni comportamenti del giocatore fuori dal campo hanno tuttavia aumentato le polemiche nei suoi confronti da parte della critica e soprattutto da una larga fetta di pubblico. Al momento il nostro giocatore non si trova in un contesto tale da poterlo esaltare, come era successo a Roma sotto la gestione Spalletti; molti si aspettavano che Radja ricongiungendosi col tecnico di Certaldo sarebbe tornato il trequartista ammirato in giallorosso tra il 2016 e il 2017, ma l’assenza di un contesto adeguato lo sta penalizzando. Inizialmente schierato come trequartista alle spalle di Icardi, trovandosi un centravanti che gioca principalmente fronte alla porta avversaria e che tiene sempre impegnata la linea difensiva avversaria, Nainggolan è stato costretto a giocare spalle alla porta avversaria per garantire una linea di passaggio alle spalle del centrocampo avversario. Nainggolan non è però un trequartista che dà il meglio in rifinitura, ma quando può attaccare gli spazi apertigli dal centravanti e dunque Nainggolan si è visto costretto a girare a largo dall’area di rigore, a supporto della prima punta. Delle 3 reti realizzate da Nainggolan, 2 sono state realizzate in campionato in area di rigore (in gare in cui Icardi non era in campo), l’altra rete è l’unica realizzata da fuori area con Icardi in campo nella gara di Champions League contro il PSV; questa coincidenza non è casuale, perché in presenza di Icardi Nainggolan raramente ha potuto attaccare lo spazio in area di rigore, dovendosi limitare a prendere conclusioni da fuori area, mentre quando Icardi non era in campo il belga poteva essere lo “shadow striker” dei nerazzurri. Per questo motivo Spalletti a partire dal derby ha optato per il 4-1-4-1 col fine di sopperire ai limiti di Nainggolan come fantasista, affiancandogli un altro centrocampista col quale dividere i compiti di rifinitura.

Le assenze di Borja Valero e Politano hanno privato l’Inter di due preziosi giocatori. Lo spagnolo, pur con una mobilità limitata, rimane uno dei pochi giocatori in grado di evitare che la manovra si sviluppi totalmente sulle fasce grazie ai suoi smarcamenti e continui movimenti nel creare linee di passaggio, ma al tempo stesso lo spagnolo, così come Vecino e Joao Mario, non è un centrocampista che spicca per la sua fantasia (1,3 passaggi chiave per il portoghese, 1,2 lo spagnolo e 0,8 l’uruguagio), ma sono tutti e tre dei semplificatori di gioco, giocatori che sanno proporsi per offrire una linea di passaggio al compagno così da far progredire il gioco, anche se limitati nell’ultimo passaggio. La squalifica di Politano si è aggiunta ad una situazione già di per sé complicata, privando Spalletti del giocatore dotato di maggior fantasia (è il miglior nerazzurro per dribbling e per passaggi chiave) e, di fatto, dell’unico nerazzurro che si prenda dei rischi nello sviluppo dell’azione, anche a costo di forzare la giocata.

Cause di natura tattica
Oltre ai singoli, anche lo spartito tattico sembra avere numerose criticità, amplificato dalla recente crisi di risultati. I nerazzurri hanno difficoltà a trasmettere palla dalla mediana alla trequarti e dalla trequarti in area di rigore, soprattutto per vie centrali. Il gioco dell’Inter si basa quasi esclusivamente sul cross, essendo anche quest’anno in cima alla classifica del cross tentati con una media di quasi 30 cross a gara (praticamente un cross ogni 3 minuti!), staccando la seconda di circa 5 cross a partita. Eppure la continua ricerca del cross è un’arma inefficace, soprattutto nel medio-lungo periodo. In particolare i principali limiti di questa soluzione sono dati dall’eccessiva prevedibilità, soprattutto se il cross non arriva da fondo campo, ma anche dallo squilibrio che può portare sul campo, in quanto per aumentare la possibilità di segnare è comunque necessario portare un buon numero di giocatori nell’area avversaria, ma in queste situazioni alla squadra avversaria potrebbe essere sufficiente anche respingere il pallone fuori area per tagliare anche 6 giocatori avversari ed esporre la difesa nerazzurra ad una transizione negativa a dir poco complessa.

Nella foto Perisic prova il cross da fondo campo, ben contrastato dal diretto avversario che lo costringe a indirizzare il cross sul primo palo. In area di rigore ci sono 3 giocatori nerazzurri ben controllati da 5 difensori del Sassuolo. Sullo sviluppo del cross Magnani non fa alcuna fatica a chiudere un cross basso poco prima che la palla arrivi in area piccola.

La rifinitura cercata quasi esclusivamente tramite cross è dovuta principalmente dal fatto che l’Inter nella metà campo avversaria ha una circolazione quasi perimetrale, raramente si passa dal centro del campo, se non per attrarre gli avversari così da liberare spazio sulle corsie laterali per il cross. L’Inter a differenza dell’Atalanta, altra squadra che sviluppa molto il gioco sulle fasce e cerca spesso il cross, non cerca di manipolare gli avversari con movimenti ben coordinati sulle fasce per risalire il campo, cambiando spesso gioco sulla fascia opposta così poi da sfruttare al meglio il lato debole che gli avversari sono costretti a sgomberare per scivolare sulla fascia opposta.

Pur sviluppando molto il gioco sulle fasce, l’Inter è stranamente una delle peggiori squadre per dribbling tentati, infatti i nerazzurri completano appena 7,2 dribbling a partita (15esimi in Serie A), ma al tempo stesso è anche tra le squadre che meno tentano questa soluzione, rendendo spesso l’azione meno fluida e riducendo la propria pericolosità potenziale. I nerazzurri sono però incapaci di acquisire vantaggi posizionali tanto col dribbling quanto col fraseggio, infatti col centro spesso svuotato anche i centrocampisti sono costretti supportare l’azione occupando i corridoi esterni, portando alle volte anche 3 o 4 giocatori su di uno stesso corridoio verticale. Nei corridoi intermedi e nel corridoio centrale raramente si riescono a sviluppare azioni, il palleggio dell’Inter fa tantissima difficoltà a tagliare gli avversari dal gioco e quindi ci si rifugia sulla fascia e nel cross. L’idea di sviluppo del gioco dell’Inter è estremamente quantitativa, anziché creare trame realmente pericolose si cerca di arrivare in area nel modo più semplice e il maggior numero di volte possibile, rendendo il gioco prevedibile e sperando nell’errore dell’avversario o nella giocata individuale.

Con la difesa del Torino spezzata in due, Joao mario preferisce l’appoggio laterale per Dalbert, anziché provare l’imbucata per Lautaro tutto solo al centro dell’attacco. Il passaggio verso Lautaro sarebber stato certamrente aleatorio per la pericolosità del gioco nerazzurro.
Dall’azione in foto è arrivata la rete sbagliata da Lautaro.

L’Inter ha dunque una struttura posizionale in fase di possesso troppo rigida, i giocatori si muovono poco per creare spazi e scompensi nello scacchiere difensivo avversario, ma la cosa più preoccupante è che quelle poche volte che vengono fatti movimenti dai giocatori per creare spazi non c’è poi nessun compagno di squadra che va ad occupare quegli spazi, di fatto rendendo la manovra piatta.

Terzino, mezzala e ala occupano tutti e tre il corridoio esterno del campo. Lo spazio intermedio viene attaccato dal movimento di Icardi, ma ciò porta ad un’azione troppo diretta e prevedibile, facilmente sventata dalla difesa avversaria.

Sicuramente anche sui movimenti di squadra e la lettura degli spazi ci sarà molto da lavorare, anche per migliorare la qualità del gioco e probabilmente intervenire in sede di mercato per trovare giocatori meno meccanici, ma con un minimo di intelligenza posizionale per cercare di disordinare la struttura difensiva avversaria.

Le principali cause della crisi nerazzurra hanno certamente origine dalla metà campo in su, ma anche la fase difensiva non ne è del tutto esente. Nelle ultime 2 gare l’Inter ha subito goal da calcio d’angolo, portando a 4 le reti subite su situazioni da palla inattiva, mentre lo scorso campionato i goal subiti da queste situazioni furono soltanto 2 (di cui uno solo da calcio d’angolo). Nelle prossime settimane anche su queste situazioni si dovrà lavorare per portare la squadra fuori dalla crisi.

De Vrij non riesce ad intuire le intenzioni di Santander, che taglia sul primo palo e con una strana spizzata trafigge Handanovic

Questioni psicologiche e ambientali
Nell’anno e mezzo della gestione Spalletti si è spesso esaltata l’abilità della squadra a restare sempre in partita dal punto di vista mentale e lo si è visto anche in gare cruciali come contro la Lazio nello spareggio Champions dello scorso anno o nella gara d’esordio in Champions contro il Tottenham o anche in alcuni big match in questa stagione (su tutti quelli contro Napoli e Milan). L’Inter è una squadra che anche se messa sotto per larghi tratti della gara o in partite nelle quali non riesce a giocare come vorrebbe riesce spesso a piegare la realtà al suo volere, non è un caso che l’Inter abbia segnato ben 11 reti nell’ultimo quarto d’ora di gara (oltre 1/3 delle reti complessive).

In queste ultime gare la tenuta mentale della squadra sembra essere venuta meno, i nerazzurri ancora una volta non sono stati in grado di recuperare punti da situazioni di svantaggio. Ma anche alcune sicurezze sembrano essere venute meno e lo si vede dai tanti errori, alcuni banali che si vedono nelle varie fasi di gioco, e soprattutto dall’inconcludenza sotto porta: ad esempio nelle gare contro Bologna e Torino l’Inter nei primi minuti è stata in grado di produrre una buona occasione da goal ma subito cestinata (contro il Toro da Lautaro, contro il Bologna da Icardi) e questo ha inciso negativamente sull’atteggiamento della squadra in campo, che ha risentito dell’errore più del dovuto incupendosi e perdendo ulteriori sicurezze.

 Anche il comportamento borderline del pubblico, inizialmente fortemente positivo nel sostenere la squadra, nel giro di pochi minuti ha tramutato l’incoraggiamento in fischi, dimostrando scarsa pazienza.

Nell’articolo di Ultimo Uomo di qualche giorno fa, analizzando l’attuale situazione nerazzurra, la penna nerazzurra Francesco Lisanti ha probabilmente spiegato la vera natura della squadra: ”L’Inter di Spalletti ha già affrontato più e più volte momenti come questo, e ha già dimostrato di poterne uscire, di saper trovare il proverbiale interruttore per tornare competitiva nel momento in cui proprio non può farne a meno. In questo senso, si direbbe che l’Inter abbia piuttosto un problema con la bassa pressione, un problema, cioè, ad arrivare attraverso il gioco e le idee laddove non può condurre l’adrenalina.”

Il trittico di gare che attende l’Inter, Parma – Rapid Vienna – Sampdoria, sarà decisivo per l’andamento e le sorti di questa stagione. Quello che tutti i cuori nerazzurri sperano è che l’Inter ritrovi l’interruttore per ritornare alla vittoria.