L’hype per Lautaro Martínez feat. Daniele Pagani

Artwork by Francesco Mazzotta

Comprendiamo Lautaro

Lautaro è arrivato dall’Argentina l’anno scorso, tra curiosità e aspettative, militando per la prima volta nella Serie A. “El Toro” ha ricevuto la benedizione da un altro argentino interista, che all’Inter ha fatto la storia: Diego Milito. Il Principe ha spesso dedicato parole dolci nei confronti del giovane, incaricandolo addirittura di diventare la futura bandiera dell’Albiceleste: “Lautaro, come tutti sappiamo, ha un futuro enorme davanti, deve imparare molto, ma senza dubbio siamo davanti a un progetto di giocatore che potrà dare molte gioie al futbol argentino”.

Ricapitolando quanto racimolato nella sua carriera, è osservabile quanto El Toro abbia un buon rapporto con i goal e, citandone le statistiche, occorre fare riferimento anche alle sue presenze in Primera División e Copa Libertadores:
– 26 goal in 58 presenze col Racing
– 9 goal in 34 con l’Inter
In particolare, nell’anno precedente al suo approdo a Milano, Lautaro ha messo a segno 18 reti in 25 presenze (1 ogni 132 minuti in Superliga, 1 ogni 85 in Copa).
Verosimilmente, il campionato argentino non fornisce un metodo di valutazione assoluto. I suoi numeri da goleador vanno soppesati anche alla difficoltà del contesto: cionondimeno, non si può dire che la quantità di reti sia impressionante, soprattutto considerata la classe 1997. È certo che, inevitabilmente, Lautaro ha segnato meno nel suo primo anno in Italia: 1 goal ogni 219 minuti in Serie A, 1 ogni 65 in Coppa Italia, dove però ha registrato solo due presenze.
Inoltre, con l’Inter, tutti i goal sono avvenuti in area di rigore; tendenza confermata anche dall’ultimo anno al Racing, dove ben 17 goal su 18, il 94%, sono avvenuti negli ultimi 15 metri.

I goal di Lautaro in Serie A.

Nonostante questo dato suggerisca che il giocatore sia una punta da area di rigore, Lautaro è, in realtà, più vicino all’essere una seconda punta. I goal negli ultimi metri sono giustificati dalla grande intelligenza posizionale e dalla sua capacità di eludere la marcatura avversaria senza offrire punti di riferimento.
Citando ancora il Principe Milito, infatti: “Lautaro ha una mentalità vincente. È fantastico, molto professionale e completo tecnicamente”.
Per parlare di Martínez, è quindi necessario soffermarsi sulla sua ottima tecnica che, unita alla sua buona velocità, gli permette di essere efficace nel dribbling sia nello stretto che in allungo. Il tutto condito da una discreta agilità, che gli permette di segnare goal come questo:

Lautaro possiede un ottimo controllo con qualsiasi parte del corpo ed è capace di muovere il pallone a suo piacimento. Il riassunto delle sue capacità con la sfera sono riassumibili tramite il goal annullato contro la SPAL:

Oltre alla sensibilità con i piedi, l’argentino è dotato di una notevole fantasia e consapevolezza di ciò che accade sul campo da gioco. Non è raro, infatti, che Lautaro dispensi colpi di tacco per i compagni o lasci passare il pallone per gli inserimenti dei compagni, facendo il cosiddetto “velo”.

L’argentino ha bisogno di esser nel vivo del gioco e si impegna affinché la sua posizione sia utile ai suoi compagni: infatti, ha concluso il primo anno in Serie A con 38 palloni toccati a partita. Questo dato testimonia come Lautaro tenda ad abbassarsi per ricevere il pallone e si faccia trovare disponibile con una certa continuità, affidabile anche nella difensa del pallone.

Negli ultimi metri, è possibile sia servire Lautaro sui piedi che in profondità, essendo il giocatore capace di gestire entrambi i movimenti.
Nonostante l’altezza di 174 cm per 72 kg, El Toro riesce a gestire i duelli coi difensori grazie al baricentro basso e al fisico tonificato. Il giocatore dispone di un ottimo equilibrio e riesce a dare potenza nelle gambe, resistendo agli scontri con gli avversari. Queste caratteristiche, unite alla sua grinta, gli hanno permesso di ottenere il soprannome “El Toro”. Infatti, Lautaro non tira mai indietro la gamba nei contrasti, subendo 2,9 falli p90 e commettendone 2 p90.

Da quanto abbiamo visto quest’anno, è necessario che Martínez migliori nella fase difensiva: il suo pressing non è granché efficace e non aiuta la squadra nel recupero palla. Inoltre, nonostante si renda disponibile alla ricezione, il suo apporto in costruzione non è dei migliori: viaggia sui 16,2 passaggi a partita (col 70% di precisione). Un altro difetto che l’argentino deve correggere è quello disciplinare: riceve 0,4 cartellini gialli p90 (quasi uno ogni due partite).

La sua heatmap stagionale certifica le normali avversità incontrate nel passaggio dalla Superliga alla Serie A. Lautaro è meno presente nel campo, ma si fa trovare disponibile comunque per i compagni anche fuori dall’area di rigore.

Heatmap stagione 2017/18 e 2018/19 a confronto.

L’arrivo di Conte

Ormai la predilezione per il 3-5-2 di Antonio Conte è nota a tutto il mondo e sarà implementato anche all’Inter. Questo significa che, dopo molti anni dove l’attacco è stato affidato al solo Icardi, vedremo giocare le tanto reclamate due punte.
Una è sicuramente Lukaku e, molto probabilmente, Lautaro sarà il giocatore prediletto per affiancare il belga e lo sarebbe stato anche nel caso fosse arrivato Dzeko, col bosniaco pronto a subentrare al nostro nuovo numero 9.

Nel gioco del mister leccese, non vi è una netta divisione di compiti tra i due attaccanti. Non vedremo una prima punta pura che attaccherà sempre la profondità e si dedicherà esclusivamente alla finalizzazione e nemmeno una seconda punta pura che si muoverà tra le linee, impegnandosi solo nel gioco di rifinitura. Negli schemi di Conte, le due punte giocano ad altezze sfalsate, disposti in verticale quando la palla si trova nelle zone centrali e in diagonale quando la palla si muove sulle corsie laterali.
Ipotizzando la coppia Lukaku-Lautaro, l’argentino giocherebbe spalle alla porta e il belga di fronte: i due partirebbero vicini per giocare palla su Martínez che cercherebbe Lukaku che, mentre conduce palla, vedrebbe l’argentino offrire una linea di passaggio laterale. Anche Lautaro sta scoprendo i meccanismi del nuovo tecnico: “Con il tecnico ho parlato quando ero in vacanza e in Coppa America. Mi ha spiegato le sue idee e poi quando sono arrivato la scorsa settimana abbiamo ripetuto. E’ un allenatore che lavora molto bene sul piano tattico. Noi attaccanti dobbiamo stare vicini e cercare di creare più occasioni da gol“.

Una situazione che vedremo di frequente è la giocata di Perisic e Esposito contro la Juventus: la punta viene incontro e poi, facendo il velo, attacca lo spazio alle spalle del difensore che lo aveva seguito. In altre parole, un compito degli attaccanti sarà creare spazio per gli inserimenti delle mezzeali.

Fonte: Giovanni Armanini

Un altro esempio di questo pattern ci è dato dal goal dal goal di Sensi contro il Tottenham, dove Perisic fa un velo ad Esposito per liberare ancora più spazio a Sensi, ricompensando il movimento in verticale dell’italiano.

Oltre ad essere ideale per il gioco posizionale di Conte, Lautaro possiede caratteristiche innate che, sicuramente, fanno piacere al nostro tecnico.
Innanzitutto, Martínez non si risparmia mai: la generosità che porta in campo è ammirabile, sia in termini di corsa che in termini di contrasti. Basti pensare che, contro il Milan, nel derby vinto 3-2, ha percorso quasi 11 km (top 5 di quella partita). El Toro non tira mai indietro la gamba, anzi: è un giocatore che fa a sportellate per tutta la partita senza battere ciglio. La sua grinta e aggressività sicuramente non passano inosservate, come anche la sua tecnica, di cui abbiamo parlato in precedenza.

Nonostante l’imminente arrivo di Sanchez, è molto probabile che Lautaro sarà il “titolare” dell’Inter. Certamente è possibile che il cileno, soprattutto in caso di exploit, partirà nei match decisivi, ma non è da escludere che, dopo Lukaku, sarà proprio l’argentino ad ottenere maggior minutaggio nell’arco della stagione: il 10 nerazzurro può coprire entrambe le posizioni in attacco e Conte non ha nascosto l’ammirazione per il ragazzo.

Sarà l’anno di Lautaro?

Quello che ci auguriamo tutti noi interisti, è che quest’anno la squadra faccia un ulteriore salto di qualità, e con essa anche il nostro gioiellino Lautaro Martínez.
Ma è lecito mantenere alte aspettative per l’argentino?
Abbiamo chiesto il parere ad un esperto di calcio sudamericano, che segue Lautaro con attenzione sin dal Racing Club de Avellaneda: Daniele “El Flaco” Pagani, anche lui cuore nerazzurro.

Quali sono le caratteristiche di Lautaro che lo rendono una punta peculiare all’interno della rosa dell’Inter?

“Lautaro si fa apprezzare per il lavoro associativo con la squadra, in particolare in ambito di tessitura della manovra. Inoltre, pur essendo un giocatore minuto, spalle alla porta riesce a fare la differenza, soprattutto nell’appoggio ai compagni.
Riesce a sfruttare appieno il suo fisico: nonostante sia più basso di 180 cm, è sempre pericoloso nel colpo di testa (di fatti, quest’anno, 3 goal su 6 in A li ha fatti così). Tutto ciò è merito dalla sua abilità nel gioco posizionale: fondamentalmente, è un attaccante di area di rigore, sa sempre dove muoversi”.

Lautaro è più un attaccante o un trequartista? In cosa dovrebbe modellarsi?

“Punta, senz’ombra di dubbio. Ormai il concetto di trequartista è troppo abusato nel fùtbol moderno. Jorge Valdivia e Juan Riquelme sono l’incarnazione ideale della figura del ‘diez’, figura che non esiste più, ad oggi, perché la pausa sudamericana ha abdicato in favore di ritmi più elevati e di una preparazione principalmente basata su atletismo e ‘box to box’. L’unico che, forse, ha ancora le caratteistiche e i tratti somatici di un trequartista è Mesut Özil. In quanto a Lautaro: resterà sempre un centravanti puro perché è nella sua natura. Ciò che colpisce di lui è proprio la sua capacità innata di saper ponderare, in ogni occasione da goal, il fattore posizionale. Può anche essere un 11, ma per natura resta un 9”.

Quindi come verrà utilizzato da Conte?

“Innanzitutto, con la rosa attuale, bisogna sottolineare che sarà titolare, e verrà impiegato al fianco di Lukaku. Il sistema di gioco di Conte è strutturato in maniera tale da favorire le caratteristiche di tipo posizionale dei suoi centravanti, dunque io resto convinto che Lautaro andrà anche in doppia cifra. Il ragazzo, sin dal primo anno in Italia, ha sviluppato delle ottime capacità di tipo connettivo per la manovra corale.
Con Conte è estremamente complicato che esista una distinzione netta tra quelle che nel calcio definiamo ‘prima’ e ‘seconda’ punta. Chiaramente per morfologia e capacità tecnica avremo due giocatori diversi e quindi possiamo affermare che sarà Lautaro a partire da seconda punta ma, come movimenti, il gioco del leccese vuole favorire il gioco posizionale dei suoi attaccanti. Per cui, Lautaro, letale in area di rigore e sempre capace di farsi trovare nel posto giusto, partirà con un vantaggio enorme, dato che sarà collocato nell’ambiente a lui ideale”.

Per concludere: sarà l’anno di consacrazione dell’argentino?

“Per me quest’anno farà tra i 10-15 goal. Non credo sarà un’annata di rodaggio, ma neanche si tratterà di un’esplosione definitiva. Secondo me, sarà un primo grande step per l’argentino, ma necessiterà ancora del tempo per poter dimostrare tutto il suo potenziale.
Questa Serie A sarà un ottimo banco di prova per lui, che di certo vorrà aumentare i suoi numeri”.

Grazie mille per il tuo tempo Daniele.