L’Inter e il problema dei secondi tempi

Photo by Mario Carlini /Getty Images

Nelle ultime settimane il dibattito sull’Inter è stato molto incentrato sulla differenza di rendimento della squadra tra il primo e il secondo tempo. Questo lato oscuro dell’Inter è emerso prepotentemente nella gara contro il Borussia, dove i nerazzurri nei secondi 45 minuti hanno dilapidato il doppio vantaggio acquisito nel primo tempo (nella storia dell’Inter nelle coppe Europee solo in Europa League contro il Beer Sheva l’Inter sé stata rimontata nonostante le due reti di vantaggio). Se la gara di Dortmund è stata la punta dell’iceberg, già nelle gare precedenti si era intravisto un calo dell’Inter nel corso della ripresa.

Nel turno infrasettimanale contro il Brescia i nerazzurri, dopo un arrembante primo tempo chiuso con una rete di vantaggio, hanno disputato un secondo tempo di sofferenza, a protezione della propria porta, con i 3 punti che sono arrivati grazie ad un gran goal di Lukaku e alla poca freddezza degli attaccanti avversari. Segnali simili erano stati recepiti anche contro il Sassuolo, dove un calo dei nerazzurri sul risultato di 1-4 aveva rimesso in gioco gli Emiliani che nel giro di pochi minuti si erano portati sul 3-4.

Cosa ci dicono i numeri?

Che sia per stanchezza, infortuni o mentalità ancora non da grande, l'Inter di Conte ha un problema con i secondi tempi.

Pubblicato da Calcio Datato su Mercoledì 6 novembre 2019

Prendendo spunto dai dati offerti da Calcio Datato possiamo notare come anche i dati statistici sorreggano pienamente la tesi di un’Inter con la spia della riserva accesa nei secondi 45 minuti. L’Inter nei secondi tempi concede ai propri avversari 1,3 tiri in più, ma andando a vedere il valore degli Expected Goal (xG) subiti possiamo notare immediatamente come la qualità delle occasioni sia di molto superiore, infatti mentre il valore xG per ogni tiro nel primo tempo è di 0,051 (quindi una probabilità del 5% che quella conclusione diventi un goal), nella ripresa il valore xG medio per ogni tiro avversario si attesta 0,097 (praticamente il 10% di probabilità che una conclusione vada in rete). Non è dunque un caso che l’Inter dei primi tempi faccia registrare un’overperformance difensiva (0,27 reti concesse a fronte di 0,38 xG subiti) mentre nei secondi tempi tali dati si ribaltino generando un’underperformance (0,87 reti concesse generate da soli 0,64 xG subiti).

Un altro dato molto rilevante è quello relativo al PPDA, questa metrica riguarda l’intensità del pressing nella metà campo avversaria. Il PPDA altro non è che il numero di passaggi concessi agli avversari diviso il numero delle azioni difensive tentate. Dunque il pressing sarà più intenso al calare del valore del PPDA e meno intenso all’aumentare del PPDA. L’Inter nel corso dei secondi tempi cala di ben 2 punti il suo PPDA, questo perché spesso il pressing non viene più portato coi tempi giusti e dunque la squadra preferisce difendere bassa, col rischio concreto di schiacciarsi negli ultimi 30 metri di e di non riuscire più a risalire il campo. La situazione appena descritta è tanto favorevole per gli avversari quanto sfavorevole per l’Inter.

Ad esempio nel derby, dopo l’1-0, l’Inter arretrò molto il suo baricentro arrivando a difendere a ridosso della propria area di rigore, in quell’occasione il Milan, in difficoltà fino a quel momento riuscì a trovare un minimo di velocità nella circolazione e puntualità nella ri-aggressione, al punto tale da tenere un possesso palla del 56,5% ( contro il 52% dei 90 minuti) e una percentuale di passaggi riusciti dell’89% (a fronte di una media complessiva su tutta la gara dell’87%) in quell’occasione però complice la pochezza delle idee dei rossoneri l’Inter riuscì a chiudersi concedendo solo due tiri ai rossoneri, non perdendo mai la bussola emotiva della gara. In sostanza la sterilità dei rossoneri inoltre non ha fatto sì che sul piano emotivo la sfida potesse ribaltarsi restando dunque in controllo dell’Inter.

Con 10/11 nella propria metà campo Lautaro si trova in una situazione di 1vs1 con Akanji. Nel giro di pochi secondi Lautaro si trova in una situazione di palla contesa in 1vs3, il Borussia riesce a recuperare agevolmente palla ed a continuare il suo forcing. Foto Ultimo Uomo

Diversamente dal derby nel secondo tempo di Dortmund, complice il calo d’intensità nel pressing l’Inter, si è affidata alla difesa posizionale forte del doppio vantaggio, ma il goal dopo pochissimi minuti della ripresa di Hakimi, ha ribaltato il piano emotivo della sfida. Perso il controllo emotivo l’Inter si è trovata in balìa degli avversari, trascinati anche dal supporto dei propri tifosi. I gialloneri da una rimessa laterale battuta da Candreva in maniera scellerata han pareggiato; l’Inter non riuscendo più a ripartire ha speso molte energie a difendere sotto la linea del pallone, mentre il Borussia non ha mai subito ripartenze dei nerazzurri, tali da costringere i tedeschi a ripiegamenti profondi. Questi aspetti hanno inciso ulteriormente sul grado di stanchezza delle due compagini, a testimonianza di ciò tra il 46esimo minuto e 77esimo (minuto del 3-2 Dortmund) il conto dei tiri è stato di 13 a 1, l’Inter non ha toccato un pallone nell’area di rigore avversaria (il Borussia Dortmund 25 tocchi nell’area interista) e il conto dei passaggi verso l’ultimo terzo di campo recita un perentorio 118 a 20.

In questa situazione, con la squadra schiacciata e il Borussia estremamente aggressivo su ogni portatore palla gli unici due giocatori che potevano generare dei break potevano essere le punte, che però pur essendo in parità numerica con i difensori avversari, non sono mai stati in grado di aggirare la marcatura preventiva e risalire il campo, anzi hanno addirittura perso 3 palloni nella propria metà campo, uno nella metà campo avversaria e oltre ad essere stati pescati per ben 2 volte in fuorigioco. L’importanza degli attaccanti in quella situazione, qualora fossero riusciti a mantenere il possesso per 3-5 secondi, avrebbe consentito ai propri compagni di potersi riposizionare per iniziare un’azione offensiva realmente pericolosa, limitando il rischio di perdere palla in uscita.

Nel tentativo di risalire il campo rapidamente e sfuggire alla riaggressione del Borussia, la verticalizzazzione per le punte risulta imprecisa. Il Borussia riesce subito a recuperare palla ed a riaprire la partita. Gif Il Regista Arretrato

Analizzando questi dati pare sempre più evidente quanto le dichiarazioni di Antonio Conte, dopo Inter-Juve, fossero perfettamente azzeccate, l’ex CT della nazionale infatti disse:”Siamo stati bravi nelle scorse partite a vincere ma ricordiamoci che abbiamo portato sempre la macchina a 200 all’ora. E mai a 80 o 100 in comodità. Sappiamo che per vincere dobbiamo sempre andare a 200″. L’iper-verticalità del gioco di Conte fa sì che l’Inter sia una squadra molto diretta, che punta a finalizzare l’azione con pochi passaggi giocati in velocità, attraverso movimenti codificati e giocate predefinite; ciò porta l’Inter a dover giocare sempre al massimo, in quanto difficilmente potrebbe adattare il ritmo ai momenti della gara, dovendo imporre alla gara il suo ritmo in maniera costante.

Ciò comporta un gioco estremamente dispendioso per i vari interpreti, in particolare per i quinti che devono garantire costantemente superiorità numerica in tutte e quattro le fasi di gioco, ma anche per i centrocampisti e per le punte. In generale l’architettura del gioco di Conte di basa su scatti ad alta velocità, anche su distanze medio-lunghe. Non a caso l’Inter è la squadra che corre di più in Serie A, oltre ad avere due giocatori nella top10 dei km percorsi (Brozovic 1° e Barella 10°)

A questo si aggiunge un minutaggio eccessivo per alcuni giocatori chiave nella risalita del campo, come Brozovic, Barella, Lukaku e Lautaro, questi giocatori sono stati tra i più impiegati nonostante abbiano compiti tali per cui è richiesto un grande sforzo. Nel periodo di gare intercorso tra la pausa di ottobre e di novembre possiamo notare come su 630 minuti disponibili, Brozovic e Barella li abbiano disputati tutti e 630, mentre Lukaku ne ha disputati 580’ (il 92%) e Lautaro 586’ (il 93%), nel caso delle due punte l’infortunio di Sanchez ha fatto sì che Lautaro e Lukaku abbiano dovuto fare gli straordinari avendo in panchina un’altra sola punta di ruolo, che non è ancora maggiorenne.

Pregi e difetti della linea di difesa a 5

Il modulo base utilizzato da Antonio Conte in questi primi mesi di Inter si può, semplificando, sintetizzare numericamente in un 3-5-2, è evidente però come in determinate fasi di gioco la disposizione in campo non rispecchi in modo identico il sopracitato schema. Un lampante esempio di variazione del paradigma si ha nei momenti in cui la squadra subisce la costruzione di gioco avversaria, fattispecie che porta i nerazzurri a schierarsi, talvolta anche per diversi minuti consecutivamente, con una linea difensiva a 5, con i quinti di centrocampo di fatto abbassati sulla linea dei difensori centrali.

Si tratta in realtà di una situazione tipica, non solo nell’idea tattica di Conte, ma un po’ per tutte le squadre che adottano moduli che prevedono i tre centrali difensivi, in quanto l’abbassamento degli esterni rappresenta indubbiamente il metodo più comodo e funzionale per coprire in ampiezza gli ultimi 30 metri di campo, sfruttando gli esterni sia per le uscite sul lato forte che per la copertura in area quando si tratta di stringere sul lato debole, oltre ovviamente ad evitare, per quanto possibile, scomode situazioni di 1 vs 1 ai due laterali del tridente difensivo.

L’abbassamento prolungato dell’intera linea difensiva è, tuttavia, una situazione di gioco che non sempre l’Inter ha dimostrato di saper gestire in modo ottimale, tant’è che nei piani di Conte c’è chiaramente l’intenzione di evitarla, intenzione che, inevitabilmente in certe circostanze ha dovuto cedere il passo ai cali di ritmo e lucidità nella fase di uscita del pallone della compagine nerazzurra (non a caso tutti gli episodi che andremo ad analizzare si sono verificati dopo il settantesimo minuto).

Un dispositivo di difesa a 5 consente ai centrali nerazzurri di poter uscire aggressivi sugli avversari, spezzando la linea di difesa, così da poter contrastare le ricezioni degli avversari nei mezzi spazi, senza correre il rischio di disordinare eccessivamente la struttura difensiva. Ciò però spesso ti costringe a difendere più vicino alla propria porta che a quella dell’avversario.

Qua un nitido esempio di quanto esposto

Lo schiacciamento della squadra verso il limite dell’area ha infatti manifestato in più di una circostanza quelli che sono i momentanei limiti di alcuni giocatori nella lettura del ruolo, soprattutto per quanto concerne i tempi di uscita dalla propria linea sul palleggio avversario; nel secondo gol subito contro la Juventus, ad esempio, l’errore viene commesso da Bastoni (che, per dovere di cronaca, nelle partite successive si dimostrerà, sommando fase di possesso e non possesso, il più pronto, insieme a De Vrij, ad interpretare il canovaccio difensivo dell’allenatore leccese): il classe ‘99, infatti, quando il pallone arriva sui piedi di Bentancur, compie un fatale passo in avanti  lasciandosi Higuain alle spalle, permettendo all’argentino di stoppare il pallone e puntare direttamente Handanovic. Si tratta tra l’altro di un errore simile a quello commesso da Godin pochi giorni prima a Barcellona; anche se l’uruguaiano con il passo in avanti non si era lasciato Suarez alle spalle, si era di fatto posizionato nella cosiddetta “terra di nessuno”, non avendo quindi possibilità di intercettare il passaggio di Messi ed allo stesso tempo liberando dietro di se’ una zona di campo facilmente attaccabile.

A Brescia, invece, nell’azione che porta all’autogol di Skriniar, l’errore viene commesso dallo stesso centrale slovacco che, durante l’ampio triangolo tra Bisoli (sul quale Asamoah era uscito alto in pressione) e Donnarumma, mantiene lo sguardo fisso sul pallone, dimenticandosi di scivolare rapidamente in area, permettendo così al centrocampista bresciano gettarsi liberamente nel spazio creatosi. Una situazione nella quale gli avversari hanno saputo abilmente sfruttare gli spazi generati dalle corse in avanti dei difensori nerazzurri.

Anche in questo caso l’errore trova una sua corrispondenza, seppur con dinamiche (ed interpreti) differenti, in un altro gol subito dall’Inter. Si tratta del secondo gol di Hakimi nel match di ritorno contro il Borussia Dortmund, con Candreva che non segue il taglio  in profondità del terzino marocchino alle spalle di Skriniar, uscito nel mezzo spazio per contrastare l’avversario e ridurne l’angolo di passaggio.

Gif Il Regista Arretrato

Nell’occasione del goal di Hakimi va anche sottolineata la scelta di De Vrij, Godin e Lazaro nel non eseguire alcuna scalata (almeno inizialmente) per coprire lo spazio alle spalle di Skriniar (anche se ciò avrebbe lasciato un avversario da solo sul secondo palo) preferendo concentrarsi sull’avversario che occupava il rispettivo corridoio verticale. Ancora una volta la rotazione delle marcature, spesso molto rigida si è rivelata fatale.

Transizioni

Come già detto in precedenza il sistema di gioco di Conte si basa su scatti molto intensi di lunghezza medio-lunga, questo è dovuto principalmente per le transizioni, siano esse positive o negative. Andando ad analizzare, nuovamente, la prima rete di Hakimi si può notare come l’Inter nel momento in cui perde il possesso del pallone sia disposta in campo in maniera troppo approssimativa per difendere la transizione avversaria.

Foto #StorieDi

In questa occasione Weigl già col primo tocco del pallone, quello che di fatto ricicla il possesso, riesce a tagliare fuori dall’azione l’attacco e il centrocampo nerazzurri, lasciando i tre centrali e Biraghi in parità numerica contro gli attaccanti del Dortmund. Da notare in particolare la posizione di Candreva (in basso a sinistra) molto alto e aperto per dare sbocco ad una ripartenza che si sarebbe sviluppata sul centro sinistra. Giocare simili transizioni positive può portare sì grandi vantaggi nel risalire il campo con pochi e semplici passaggi, ma al tempo stesso, se la ripartenza non è gestita adeguatamente, può portare alla perdita di palloni sanguinosi. Ovviamente l’aleatorietà delle transizioni aumenta tanto più si va a difendere nei pressi della propria porta.

In Conclusione pare evidente che il piano gara predisposto è quasi sempre ben studiato e soprattutto bene interpretato dai giocatori in campo, ma di frequente il piano gara non è stato adeguatamente tarato sulla resistenza dei giocatori a disposizione, il che può inficiare una prestazione per larghi tratti positiva. A ciò si aggiunge che alcune proposte di gioco di Conte forse non sono adatte in toto alla rosa a disposizione e quindi sarò necessario un ulteriore periodo di assestamento del progetto tecnico per adattare al i principi di gioco ai giocatori a disposizione (anche se difficilmente assisteremo ad un cambio modulo nel breve periodo). La squadra finora ha assorbito rapidamente le idee del nuovo allenatore, portando già in pochi mesi il progetto tecnico ad uno stadio abbastanza avanzato, sarà ora necessario trovare una versione definitiva del sistema di gioco tale da occultare i difetti visti e migliorare ulteriormente possibile la qualità del gioco e il controllo emotivo sulla partita.

Si ringrazia Milo Furlan per il contributo offerto per la redazione dell’articolo.