Quali sono veramente i problemi sorti da Inter-Slavia Praga?

Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images

Siamo arrivati a metà tra il post Champions League e l’arrivo del Derby: è giusto pensare al Milan, ma bisogna chiarire una volta per tutte cos’è successo Martedì prima di poter guardare avanti.
Suddividiamo la partita in diversi temi e cerchiamo di rispondere ai problemi sorti dopo il pareggio con lo Slavia Praga.

  • Quali sono stati, esattamente, i nostri avversari?

La partita in casa contro la squadra ceca doveva essere sicuramente la partita più abbordabile del nostro cammino europeo, ma abbiamo trovato degli avversari più ostici del previsto.
Tolti gli alibi ormai conosciuti della preparazione (Slavia che in campionato ha giocato 9 partite) e del progetto (quello dell’Inter ancora agli albori, mentre i cechi lo hanno ben consolidato), ragioniamo sull’aspetto tattico: la squadra di Trpišovský ci ha surclassato.
Innanzitutto, il tecnico ceco ha elaborato un sistema di pressing che ha impedito all’Inter di risalire il campo in palleggio: quante volte i nerazzurri son stati costretti a ricorrere al lancio lungo? Ciò è stato poco efficace: gli attaccanti hanno faticato a ripulire il pallone e in più gli esterni non si sono quasi mai mostrati disponibili per l’appoggio.

Inoltre, lo Slavia Praga ha disposto un sistema di marcature a uomo: insolito, rischioso perché costringe i giocatori a continui duelli individuale ma efficace contro quest’Inter sottotono, incapace di superare gli avversari in dribbling.
È emblematica la statistica indicante i passaggi riusciti: ci fermiamo solamente al 78% (mentre in Serie A, quest’anno, abbiamo una media dell’88%).

  • È vero che Skriniar soffre la difesa a 3?

Per rispondere a questo luogo comune, è bene soffermarsi su due aspetti, ma con una premessa: il 3-5-2 di Conte vede gli esterni muoversi allo stesso modo, quindi non vedremo mai scalarne solo uno per formare una difesa a 4; la difesa sarà sempre schierata a 3 o a 5, a dipendenza della fase in cui ci troviamo.

Il primo aspetto riguarda la fase difensiva: Skriniar non solo non fatica a 3, ma si trova persino meglio. Infatti, questo schieramento consente allo slovacco di essere più aggressivo sul diretto marcatore. Contro lo Slavia è stato il giocatore in campo ad aver effettuato più contrasti (4, assieme a Gagliardini) e li ha persino vinti tutti (dati whoscored).

Il secondo è relativo alla fase offensiva: l’unica difficoltà di Skriniar nasce a causa del suo collocamento nel centro destra dove, essendo destro naturale, fatica ad over utilizzare anche il mancino. Col tempo riuscirà ad abituarsi e tornerà il difensore solido che conosciamo, imparando quando scaricare palla o portarla avanti da solo.

  • Cosa non ha funzionato a centrocampo?

Il reparto più soggetto a critiche dopo la partita è stato senza dubbio il centrocampo, vediamo di capirne i motivi.

È indubbio che, da qualche anno, il faro dell’Inter sia Brozovic: il croato è diventato uno dei migliori in regia e quando fatica lui, ne risente tutta la squadra. Quando Brozovic viene marcato a uomo (l’esordio in CL di questa stagione ne è un esempio), i nerazzurri devono trovare alternative: quando Conte ha parlato di compiti di costruzione dei 3 centrali difensivi, si riferiva esattamente a questa situazione.
La risalita del campo è stata difficile a causa della poca qualità dimostrata dai difensori, in difficoltà a causa dell’inesperienza nell’impostazione (escluso de Vrij).

È vero anche che il 77 nerazzurro abbia giocato una partita sottotono (soli 42 passaggi tentati col 79% di precisione, meno della metà della sua media in Serie A), ma neanche i suoi compagni non sono stati all’altezza. In campionato, Sensi aiuta moltissimo in regia ma contro lo Slavia Praga entrambe le mezze ali non sono riuscite a liberarsi dal pressing: manca ancora qualcosa in termini di smarcamento dei centrocampisti che garantirebbe quella velocità di trasmissione necessaria per far perdere di efficacia la pressione avversaria.

Un altro tema dolente del centrocampo sono gli esterni a tutta fascia: è qui dove l’Inter ha davvero perso la partita. Se Candreva/Lazaro e Asamoah non riescono a vincere i duelli diretti con gli avversari (0 dribbling riusciti da parte di Asamoah e Candreva, 1 solo per Lazaro), la squadra perde la sua via di sbocco più efficace. Ma la colpa va attribuita a tutta la squadra: la fatica degli esterni è dovuta anche al cattivo accompagnamento dei compagni (Candreva spessissimo ha tentato di aprire di prima, soluzione che non è mai stata efficace perché ignorata dagli altri). Inoltre, sempre a causa delle marcature avversarie, la squadra non è mai riuscita a servire gli esterni in situazione di isolamento. In altre parole, è stato impossibile dare palla a Candreva o Asamoah senza che essi fossero marcati o pressati nell’immediatezza.

  • Perché gli attaccanti sono stati nulli?

I problemi finora elencati vanno ad ingrossarsi, diventando una valanga che si ripercuote sui nostri attaccanti.

L’aggressività degli avversari trova il suo picco nei centrali di difesa che non si sono mai staccati da Lautaro e Lukaku. Entrambe le nostre punte sono lontane dalla loro miglior condizione (il belga sta persino accusando un problema alla schiena) e trovarsi di fronte i due agguerriti Hovorka e Kúdela gli hanno reso difficile un lavoro già di per se non banale.

Lukaku è devastante se messo di fronte alla porta ma non è in grado di fare l’attaccante boa e l’inesperienza di Lautaro fa si che l’argentino soffra i difensori aggressivi: i nostri due attaccanti, già in difficoltà, non sono nemmeno mai stati serviti con efficacia. Le due punte, inoltre, stanno giocando troppo distanti da loro rispetto quanto richiesto da Conte: altro fattore che incide negativamente sulla prestazione, dato che non sono mai riuscite a scambiarsi la palla.

L’elemento più deludente, però, riguarda la riaggressione: sono stati riconquistati solamente 3 palloni nell’ultimo terzo di campo e una delle nostre migliori occasioni è nata proprio con Lautaro, dopo che D’Ambrosio ha recuperato palla nella prima metà campo avversaria.

 

L’Inter non è ancora “contiana” e servirà del tempo prima che i meccanismi del leccese vengano appresi dai giocatori. Rimane la delusione di aver gettato due punti per strada ma bisogna anche contestualizzare le partite: gli avversari sono stati più validi di quel che viene fatto credere e gli episodi non hanno favorito il risultato (basti pensare alle due occasioni di testa con de Vrij e D’Ambrosio).
Insomma, come direbbe Conte, ora più che mai è necessario tenere la testa bassa e pedalare.