Lautaro Martinez: “Ho scelto io l’Inter. La svolta grazie a Conte”

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Lautaro Martinez non ci sarà nell’ultima gara dell’anno complice l’ammonizione rimediata al Franchi di Firenze.

E in attesa di ritornare a far impazzire i tifosi sul campo, ha rilasciato un’interessante intervista a Repubblica dove ha parlato a tutto tondo delle sue origini, del suo momento di forma e del suo futuro. Eccone uno stralcio:

“Essere cercato da tanti grandi club mi conferma che sto lavorando nel modo giusto. Significa che sto crescendo e che sto facendo il bene dell’Inter, per me è la cosa più importante. Qui sono felice, è casa mia. Sarò sempre grato all’Inter, che mi sta facendo crescere”. 

“Conte mi aiuta a migliorare. Mi ha concesso i minuti di cui un giocatore ha bisogno. Si fida di me e io mi sento sicuro. Abbiamo imparato a conoscerci in fretta, mi sembra incredibile che siano passati solo cinque mesi. La cosa che più apprezzo in lui è la passione per il calcio. È profonda, contagiosa. I suoi allenamenti sono durissimi! Allena con intensità, dà importanza alla preparazione fisica. È indispensabile quando giochi cinque partite in due settimane. Conte mi ha detto una bella frase a Barcellona: parole preziose, che non dimentico e che voglio custodire perché ci sono cose che sono solo mie. Gliene sarò sempre grato”. 

“La Juve è più forte dell’Inter? Sono molto forti, ma abbiamo imparato a non fare paragoni. Il riferimento siamo sempre noi stessi. La nostra forza è la mentalità, l’hanno dimostrata i compagni chiamati a sostituire gli infortunati: non avevano giocato molto, ma erano pronti ed è il segno che il gruppo c’è”.

“Zanetti già in Argentina mi chiamava, ci scrivevamo. Quando ci siamo visti alla Pinetina è stato come ritrovarsi dopo tanto tempo. L’Inter è stata una decisione mia, avevo tante altre offerte e le ho rifiutate. Quando è arrivata l’Inter ho capito che era il momento del salto in Europa. Ho scelto il club per la sua storia, per il livello dei giocatori, per l’affetto che ho sentito da subito”. 

“Icardi? Siamo amici, ci sentiamo. Quando sono arrivato a Milano non mi ha dato una mano, me ne ha date due perché io mi ambientassi. Non conoscevo nemmeno la lingua. Mauro è contento dei miei successi. Anche quando eravamo compagni si dava da fare perché io giocassi al meglio quando ne avevo l’occasione, è il suo modo di essere”.

“Messi per noi argentini è importante come lo è stato Maradona. È una cosa che va oltre il calcio. È il migliore al mondo, giocare con lui in nazionale è un privilegio. È generoso, mi indica i movimenti, mi insegna a trovare spazi che apparentemente non esistono”. 
“Mio padre Mario spera che io possa essere allenato da Guardiola? Io sogno di giocare i Mondiali. Sarebbe bellissimo aiutare Messi a vincere la Coppa del mondo, ci è arrivato molto vicino e ha sfiorato la Copa America giocando tre finali. Sarebbe una cosa grandissima per tutta l’Argentina”. 

“Il mio idolo è Radamel Falcao, lo ammiravo da bambino quand’era al River Plate e l’ho conosciuto in Copa America contro la sua Colombia. Gli ho chiesto di scambiarci la maglia. Mi imbarazzava, non è nel mio carattere e da allora non l’ho più fatto. Ma quel giorno ho realizzato un sogno. Lui mi ha consigliato di godermi il momento, di guardare sempre avanti”. 

“Da bambino giocavo in difesa, mi viene naturale aggredire ogni pallone. Il soprannome ‘Toro’ perché ero forte, bruto e mi scontravo con tutto e tutti me l’ha dato un mio compagno nelle giovanili del Racing, Santiago Reyes, che oggi non gioca più come molti altri ragazzi. Io ce l’ho fatta grazie ai miei genitori. Mio padre ha giocato a calcio da giovane e ha trasmesso la sua passione a me e ai miei fratelli. Soldi non ce n’erano, ma un piatto in tavola e un pallone non ci sono mai mancati. Per un periodo dormivamo tutti in una stanza, noi tre figli, mamma e papà. Ma il futbol era sacro, agli allenamenti andavamo in bicicletta, in bus, spesso a piedi. Ai miei genitori ho comprato una bella casa in Argentina, appena me lo sono potuto permettere. Sto aiutando anche i miei fratelli, quello che guadagno lo condivido con loro. Hanno fatto sacrifici per farmi diventare quello che sono. Hanno sofferto quando li ho lasciati per giocare. Mio padre mi ha insegnato che la vita può essere difficile, ma va vissuta. Faceva l’infermiere in una casa di riposo. Usciva la mattina alle sei e tornava alle dieci di sera, mentre mamma stava a casa con noi. Era sempre tranquillo, come lo sono io. In campo invece devo imparare a controllarmi di più. Ce la metto tutta, ma ogni tanto mi accorgo di essere ancora giovane. La famiglia di mio padre è del Boca, mamma tifa River. Passando al Racing ho risolto il problema. Sarò sempre grato al club che mi ha fatto esordire in prima squadra”. 

“Anche Lukaku ha avuto un’infanzia difficile? Aver vissuto esperienze dure ti rafforza, ti aiuta a tenere i piedi per terra e a lavorare con umiltà. In questo siamo simili. Romelu ha solo 26 anni, ma ha una grande esperienza di vita e di calcio. Ha segnato molti gol in grandi squadre e conserva un cuore nobile. In campo, il segreto è aiutarsi”. 

Fonte: calciomercato.com – Repubblica.it