Che Inter potremmo vedere alla ripresa vol.1

A partire dall’8 maggio, a due mesi esatti dall’ultima partita di Serie A giocata dall’Inter, sono ripresi gli allenamenti, inizialmente in forma individuale, con i giocatori che possono eseguire lavoro aerobico e atletico tra loro distanti. In generale tutta l’attività dei centri sportivi, anche al di fuori degli allenamenti è disciplinata dal protocollo predisposto dalla FIGC di concerto coi medici sociali delle società e approvato dal comitato tecnico scientifico.

Alla ripresa degli allenamenti tutti i giocatori sono stati sottoposti a tampone, così come nella settimana successiva. In entrambi i casi nessun nerazzurro è risultato positivo. Dal 23 maggio è stato concessa la possibilità di svolgere allenamenti di gruppo, vista l’incombenza della ripresa del campionato. l’Inter tornerebbe in campo il 13 giugno contro il Napoli per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Mentre la Serie A riprenderebbe il 20 giugno , con i nerazzurri impegnati nel recupero della 25esima giornata, contro la Sampdoria in casa, il 21 giugno.

Oltre ai vari protocolli relativi allo svolgimento dell’attività agonistica e alla logistica organizzativa del matchday, vi è un importante cambio regolamentare a livello prettamente sportivo: l’IFAB ha approvato, in via provvisoria a causa dell’emergenza sanitaria, l’aumento dei cambi con la possibilità in capo ad ogni allenatore di poter sostituire fino a 5 giocatori in 3 differenti finestre temporali. Questa scelta consente alle squadre una maggiore rotazione dei calciatori a disposizione già a gara in corso; questo perché nei mesi estivi i club saranno chiamati ad affrontare numerose partite in un lasso di tempo ristretto.

La ripresa del campionato a più di 3 mesi dall’ultima giornata disputata è una scelta controversa, ma necessaria per ragioni economiche (anche il calcio è un comparto produttivo che genera indotto, dà lavoro a molte persone e contribuisce alle spese dello stato versando le tasse, oltre a finanziare gli sport minori), oltre che di sistema: dato che la costruzione di una classifica a tavolino avrebbe generato una serie di ricorsi ed azioni legali da parte delle varie squadre tale per cui il sistema calcistico italiano sarebbe risultato paralizzato per mesi, oltre che preda delle sentenze che sarebbero state emesse dalla giustizia sportiva.

Il lungo stop per certi versi può ribaltare alcuni rapporti di forza che si erano costituiti nei mesi precedenti, in quanto nessun calciatore è dotato di un interruttore di forma fisica da poter attivare alla ripresa dell’attività sportiva; ogni giocatore riacquista la forma fisica con tempi e modi differenti rispetto agli altri calciatori. Non è appunto da escludere che alla ripresa del campionato assisteremo a numerose sorprese.

Lo stop forzato sarà stato utile anche per gli allenatori e i vari staff tecnici, che avranno avuto il tempo per analizzare in maniera più approfondita i punti di forza e di debolezza delle loro squadre, è possibile che abbiano studiato dei correttivi da proporre nelle prossime settimane per provare ad affrontare al meglio quest’ultima parte del campionato e centrare gli obiettivi prestabiliti.

Con questo articolo vogliamo dunque analizzare alcune criticità emerse in questa stagione e alcune situazioni di gioco che lo staff tecnico nerazzurro potrebbe aver individuato come critiche, così da poterci lavorare nelle settimane precedenti alla ripresa. Ci siamo posti una serie di domande su ciò che è stato il progetto tecnico di Conte finora e cosa potremmo vedere di diverso nei prossimi mesi.

Il modulo: vedremo ancora l’Inter col 3-5-2?

Molto spesso Antonio Conte viene considerato un allenatore integralista, come se la convinzione nelle proprie idee lo rendesse un allenatore rigido, incapace di adattarsi. Una larga frangia di giornalisti e tanti appassionati non riconoscono  in Conte una flessibilità al materiale tecnico a disposizione, che invece il tecnico ha saputo dimostrare in alcune esperienze delle sua carriera (alla Juventus dopo 4 giornate accantonò il suo “inderogabile” 4-2-4 per inserire Vidal in pianta stabile nel centrocampo per passare al 4-3-3 e poi chiudere trionfalmente la stagione col 3-5-2; al Chelsea dopo un avvio altalenante col 4-1-4-1 Conte decise di passare al 3-4-2-1 cambio fondamentale nella conquista della Premier League 2016-17).

Dal suo arrivo all’Inter Conte ha deciso che il modulo su cui avrebbe poggiato il suo progetto tecnico sarebbe stato il 3-5-2, su questa scelta si sono basati alcuni acquisti della campagna acquisti estiva e invernale, oltre al rilancio di alcuni giocatori che sembravano fuori dal progetto tecnico. Il 3-5-2 è il modulo prediletto da Conte, almeno in questa fase della sua carriera, perché è un modulo che riesce a sintetizzare tutti i principi gioco portati avanti dal tecnico pugliese. Il 3-5-2 consente alla squadra di avere superiorità numerica sin dalla prima costruzione grazie ai 3 difensori, così da attrarre la pressione avversaria, manipolarla e liberare ricezioni alle spalle della prima linea di pressione generando un vantaggio posizionale. Gli esterni di centrocampo garantiscono massima ampiezza, mentre le due punte danno profondità alla squadra, ciò consente all’Inter di dilatare le distanze verticali e orizzontali degli avversari, così da avere sempre più linee di passaggio pulite, grazie anche alla sincronia nei movimenti (provati e riprovati in allenamento).

Il 3-5-2 consente alla squadra un atteggiamento proattivo nelle transizioni negative, con la possibilità per i centrali di rompere la linea difensiva e di giungere fino alla trequarti per interrompere la transizione avversaria. Questo aspetto può risultare estremamente utile in vista di un recupero immediato del pallone, così da colpire l’avversario nel momento in cui la struttura difensiva può risultare disorganizzata, ma anche per evitare a tutta la squadra lunghe corse all’indietro verso la propria porta, con conseguente dispendio di preziose energie.

La ripartenza del Brescia viene interrotta da Skriniar poco dopo il cerchio di centrocampo. Il suo intervento è provvidenziale ed evita a tutta la squadra un profondo ripiegamento a difesa della porta.

Un altro degli aspetti caratteristici del 3-5-2 è la sua efficacia in fase di difesa posizionale: le linee di centrocampo e difesa creano un enorme imbuto centrale in cui l’avversario difficilmente riesce a trovare ricezioni pulite in zone pericolose, ma anche perché i centrali possono rompere a piacimento la linea difensiva per marcare l’uomo nella loro zona; aspetto molto utile in caso di ricezioni nel mezzo spazio che sono estremamente complesse da affrontare.

Il centrale può liberamente uscire dalla linea difensiva per andare a contrastare la ricezione avversaria sulla trequarti.

Quasi certamente qualsiasi modulo che verrà adottato prevederà l’impiego contemporaneo di due punte. Nel corso della stagione, soprattutto a seguito dei problemi fisici di Sensi, la coppia d’attacco ha acquisito sempre maggiore centralità nello sviluppo del gioco e maggiori responsabilità nella risalita del pallone e della rifinitura. In questo momento la connessione tra Lukaku e Lautaro è estremamente florida ed è a tutti gli effetti l’asse portante del sistema di gioco. Le due punte riescono a trovarsi con grande semplicità e soprattutto riescono a generare spazi per il partner d’attacco con dei movimenti effettuati con accurata scelta di tempo.

Un’intesa telepatica. Sarà Lautaro a chiudere l’azione siglando lo 0-1 sul cross di Lukaku.

Non è assurdo dire che fino allo stop imposto dalla pandemia il vero vantaggio competitivo dei nerazzurri era composto dalla sua coppia di attaccanti. Lukaku e Lautaro sono due punte tra loro complementari, entrambe autosufficienti nel crearsi le occasioni da rete ed estremamente abili nel risalire il campo. Anche Sanchez quando è stato impiegato si è dimostrato una valida alternativa; il cileno garantisce anche una visione di gioco di livello superiore associandosi bene anche col resto della squadra. La centralità della coppia d’attacco nel progetto tecnico è tale per cui difficilmente vedremo la squadra schierata con un modulo che non contemplerà le due punte, indipendentemente dalla difesa a 3 oppure a 4 o dalla presenza di un trequartista o meno dietro le punte.

Qualora Conte decidesse di schierare la squadra in campo con un modulo differente dal 3-5-2 difficilmente vedremo un modulo che prevederà un trequartista puro (quello che gli argentini definiscono enganche) a gravitare dietro le punte, tra la difesa e il centrocampo avversario. In sintesi è molto difficile che vedremo la squadra schierarsi con un 3-4-1-2 o un 4-3-1-2, i motivi sono molteplici e andiamo subito ad analizzarli:

In caso di passaggio al 4-3-1-2 il problema invece potrebbe essere generato dalla perdita di equilibri difensivi tanto cari a Conte, con una squadra che potrebbe avere difficoltà strutturali nella difesa dell’ampiezza, ma anche nell’occupazione della stessa in fase di possesso. Probabilmente con l’adozione del rombo a centrocampo sarebbe necessario ricorrere ad un modulo fluido, una soluzione non particolarmente gradita a Conte (senza dimenticare l’incompatibilità di giocatori come Candreva e Moses in un modulo come il 4-3-1-2). La presenza di un trequartista statico in posizione centrale congestionerebbe ancor di più il centro dell’attacco, infatti per garantire un migliore scaglionamento offensivo sarebbe necessario far allontanare Lautaro e Lukaku; una simile soluzione farebbe venire meno la connessione tra i due sacrificando uno dei principali punti di forza della squadra. In caso di 3-4-1-2, per non rendere la squadra prevedibile, potrebbe essere richiesto alle punte il lavoro che solitamente eseguono le mezzali, che di solito si aprono sulla fascia per dare una linea di passaggio verticale agli esterni; ciò comporterebbe una maggiore distanza tra le punte.

L’Udinese riesce a controllare il trequartista e le due punte con grande facilità, semplicemente presidiando il centro.

Certamente il mancato utilizzo di un modulo che non preveda un trequartista potrebbe far pensare ad una difficoltà nella collocazione in campo di Christian Eriksen. Il danese è però un trequartista “nominale”, non è un classico 10 che attende di ricevere il pallone tra le linee, ma è un giocatore che sa muoversi molto bene per manipolare e sfruttare gli spazi concessi dalla struttura difensiva avversaria. Le mezzali del 3-5-2 hanno spesso avuto compiti asimmetrici, infatti mentre una mezzala restava più vicina a Brozovic per aiutare la prima costruzione, l’altra mezzala è solita alzarsi quasi in linea con le punte nel mezzo spazio. Questa disposizione generava una specie di 3-4-1-2 col giocatore a sostegno delle punte che funge da terzo uomo ricevendo spesso in corsa e fronte la porta il suggerimento della punta. La mezzala a supporto delle punte diventava dunque una preziosa alternativa per dare anche imprevedibilità.

Vecino si alza sulla stessa linea delle punte e si affianca a loro, l’altra mezzala (Sensi) rimane più arretrato.

Di Eriksen tratteremo più avanti nell’articolo, ma certamente il danese potrebbe essere la mezzala che si alza fin sulla trequarti, magari con minori compiti di inserimento, ma con maggiori responsabilità in rifinitura e perché no anche con maggiori libertà di movimento sul fronte offensivo alla ricerca delle migliori zone di ricezione.

Una potenziale alternativa al 3-5-2 potrebbe essere l’impiego di un altro modulo molto caro ad Antonio Conte, il 4-2-4 (ovviamente 4-4-2 in fase di non possesso). Si tratterebbe di un 4-2-4 differente da quello che Conte aveva proposto ai tempi del Bari e del Siena, addirittura si tratterebbe di un modulo fluido tra la fase di possesso e di non possesso (aspetto non gradito da Conte), che però potrebbe consentire una razionale collocazione del talento a disposizione.

La linea difensiva, composta da Young, Bastoni, De Vrij e Skriniar, sarebbe composta da tre difensori centrali e da un esterno, così che in fase di possesso Young si staccherebbe dalla linea di difesa per garantire ampiezza profonda, Bastoni occuperebbe lo spazio lasciato libero dall’inglese, consentendo a De Vrij di occupare il centro della difesa e a Skriniar di venire dentro al campo costruendo di fatto con una linea a 3. A centrocampo Brozovic giocherebbe da vertice opposto a De Vrij nel rombo di costruzione. Eriksen, nominalmente quarto di centrocampo a sinistra, con la salita di Young potrebbe occupare il mezzo spazio di sinistra, ma in generale potrebbe essere concessa al danese grande libertà di movimento su tutta la metà campo avversaria; mentre Barella agirebbe sul lato del campo opposto al danese aprendosi maggiormente in fascia per favorire la risalita del pallone. L’altro esterno potrebbe essere uno tra Candreva e Moses, entrambi non sono dei terzini e difficilmente troverebbero collocazione in una difesa a 4, ma in un centrocampo a 4, con la possibilità di giocare sul piede forte potrebbero garantire ampiezza sulla fascia destra. Le due punte resterebbero tra loro vicine e sarebbero richiesti loro dei compiti identici a quelli che erano soliti svolgere nel 3-5-2.

Per certi versi questo 4-2-4 sarebbe un 3-5-2 in fase di possesso, mentre in difesa posizionale lo schieramento adottato sarebbe il 4-4-2. La possibilità di potersi difendere con 2 linee da quattro, in difesa posizionale, comporterebbe alcuni vantaggi quali la possibilità di non abbassarsi troppo a ridosso della propria porta, aspetto estremamente rilevante in quanto negli ultimi mesi la squadra aveva accentuato la sua tendenza a rifugiarsi nella difesa posizionale con conseguenti difficoltà nella risalita del campo, senza dimenticare il rischio che potrebbe derivare dalla perdita del pallone in avvio della transizione.

Certamente questo nuovo modulo avrebbe una serie di criticità, nelle fasi di difesa posizionale i difensori non potrebbero spezzare la linea per andare a contrastare la ricezione avversaria nel mezzo spazio, inoltre nelle transizioni negative verrebbe richiesto un gran sacrificio sia ai centrocampisti che dovrebbero essere molto rapidi a recuperare le posizione per comporre le due linee da 4, ma anche a Brozovic e ai centrali che potrebbero essere chiamati a dover coprire porzioni di campo più ampie.

In sintesi questo cambio di modulo potrebbe risolvere alcuni difetti della squadra, ma al tempo stesso potrebbe generare di nuove criticità. Per un allenatore come Conte, estremamente attento agli equilibri della squadra sul campo un modulo fluido, un differente modulo se non adeguatamente sostenuto da eccellenti prestazioni individuali di alcuni giocatori, potrebbe portare ad una perdita degli equilibri della squadra sul campo, un aspetto tutt’altro che secondario per una squadra che punta a ritornare competitiva sui palcoscenici più importanti.

Nel corso della stagione Conte aveva sperimentato una simile situazione tattica nella gara di ritorno di Europa League contro il Ludogorets.

In prima costruzione l’Inter non alzava molto gli esterni di difesa, infatti D’Ambrosio e Biraghi si alzavano fino alla linea di centrocampo in costruzione. Moses ed Eriksen, nominalmente gli esterni del 4-2-4, rendevano asimmetrica la disposizione in campo, l’esterno nigeriano tendeva a occupare il corridoio esterno posizionandosi sulla stessa linea delle punte, mentre Eriksen occupava zone di campo più interne. In questo caso la mancata occupazione dell’ampiezza profonda sulla fascia sinistra veniva parzialmente compensata dalla grande mobilità di Sanchez che apriva sempre una linea di passaggio per Eriksen. A seconda delle fasi di uno tra D’Ambrosio e Biraghi si staccava dalla linea di difesa per alzarsi fin sulla linea di centrocampo, Biraghi per dare una linea di passaggio in ampiezza ad Eriksen quando l’azione si sviluppava sulla sinistra, mentre D’Ambrosio andava ad occupare la posizione di Moses quando questi non riusciva a occupare l’ampiezza profonda tempestivamente.

Un normale 4-4-2.

In fase di non possesso l’Inter si disponeva con le due linee da 4, senza però rinunciare alla proattività tipica dei principi difensivi di Conte. Nonostante l’asimmetria nella fase di possesso l’Inter non ha comunque adottato un modulo fluido con differenti disposizioni in campo a seconda della situazione di gioco. La gara contro il Ludogorets certamente avrà dato una serie di indicazioni su un possibile cambio di modulo, anche se il livello dell’avversario e la situazione di netto vantaggio nel doppio confronto non rendono questa partita un test provante.

Eriksen- cosa può dare e cosa manca per una completa integrazione (a cura di Ugo Donato)

È  il 29 gennaio 2020 quando sui profili social della squadra neroazzurra compare il tanto atteso video di presentazione ufficiale (firmato INTER MEDIA HOUSE) del nuovo arrivato Christian Eriksen. In realtà l’ufficialità è del giorno precedente, ma è grazie al bellissimo video che ha come location d’eccezione un teatro La Scala tutto dedicato al campione danese, che i tifosi si rendono conto che tutto quello che sta accadendo è reale.

Il centrocampista danese arriva all’Inter a titolo definitivo per una cifra vicina ai 20 mln di euro, firmando un contratto da 7.5 mln di euro netti più bonus a stagione fino al 30 giugno 2024. L’operazione dal punto di vista societario e manageriale può essere definita, come direbbero in America, una operazione win-win, in considerazione dello status mondiale del giocatore e della cifra irrisoria spesa per il suo cartellino, soprattutto in relazione al suo attuale valore di mercato. Le premesse per tornare a sognare ci sono tutte, ma l’impatto di Eriksen con l’Inter e la Serie A non è di quelli migliori. Entriamo nel dettaglio e capiamo il perché di un inserimento a ritmi lenti e cosa può dare il centrocampista alla squadra allenata da Antonio Conte. Proprio l’allenatore della Beneamata in una intervista post derby (a Sky Sport 24), vinto per 4 a 2 contro il Milan ha fornito una dichiarazione interessante a riguardo. A domanda diretta su Eriksen, Conte ha dichiarato:

 “Per Eriksen non è facile capire le mie richieste tattiche, chiedo cose memorizzate sulle aperture, sulla posizione e tutto il resto. Christian ha tutto questo nel DNA ma ha bisogno di ritrovare il ritmo, di entrare nella nostra idea. Ora lo sta trovando dopo i problemi col Tottenham”.

Poi ha aggiunto in riferimento al paragone con Moses e Young, gli altri due acquisti del mercato di gennaio, inseriti subito dal tecnico salentino nelle rotazioni:

Sia Young che Moses dovendo giocare esterni non hanno bisogno di troppo tempo per ambientarsi, in particolare Moses che ho già avuto per due anni.

Quindi la prima causa di questo adattamento lento da parte del danese è il tempo. Bisogna ricordare che Eriksen è arrivato a stagione in corso e che ha trovato al suo arrivo, una squadra su cui Conte aveva già dato la sua impronta. Una squadra fortemente identitaria, che si basa sul 3-5-2 come modulo di riferimento e che riconosce nei due attaccanti i giocatori più importanti. A Lautaro e Lukaku, Conte ha demandato gran parte delle responsabilità sia per quanto riguarda i compiti di finalizzazione (28 goal su 49 di squadra in Serie A portano la loro firma), sia per quanto riguarda i compiti di risalita del campo dopo le fasi di difesa bassa (questo anche per l’assenza continuata di Sensi a centrocampo). In un contesto molto verticale e così sbilanciato verso gli attaccanti, con la squadra che non punta al consolidamento del possesso palla, viene quasi scontato pensare che le difficoltà incontrate da Eriksen siano più che naturali. Stiamo parlando di un giocatore dalle qualità tecniche uniche, legate ad una ottima capacità di gestione della palla. Eriksen è un giocatore creativo che ha bisogno di toccare la palla tante volte e di libertà di movimento; per poter trovare gli spazi giusti dove posizionarsi, così da indirizzare il gioco della sua squadra e manipolare la struttura difensiva della squadra avversaria.

La sua influenza sul gioco non si basa solo sulla fase di rifinitura o sulla gestione della palla; Eriksen nella fase offensiva è un giocatore totale.

Per concludere: Conte ed Eriksen dovranno raggiungere un compromesso, ognuno dovrà adattarsi all’altro. Conte dovrà magari rafforzare alcuni meccanismi e schemi già visti con Sensi, ad esempio come quando l’ex sassuolo si inserisce alle spalle del centrocampo avversario per poter creare una linea di passaggio alternativo a quella creata dalle due punte, alleggerendone così le responsabilità e più in generale impostare la fase di risalita del campo sul palleggio partendo dal basso (come era principalmente ad inizio stagione).

Nello stesso tempo il tecnico salentino dovrà organizzare un sistema difensivo in grado di assorbire i limiti fisici del danese, poco adatto e poco propenso a coprire spazi ampi di campo soprattutto in fase di transizione difensiva. Anche Eriksen dovrà adattare il suo stile di gioco alla Serie A, magari “sporcandolo” un po’, lavorando sulla fase di non possesso. L’Inter pre Covid-19 non sembrava essere la squadra ideale per Eriksen. Tuttavia è interesse fondamentale di Conte trovare il modo di inserire il campione danese così da poter sfruttare la sua intelligenza, la sua versatilità e la sua imprevedibilità, accorciando il gap dalle migliori d’Europa.