Come esce l’Inter dal mese di Gennaio

MILAN, ITALY - JANUARY 29: Nicolo Barella of FC Internazionale celebrates his goal with his team-mate Ashley Young during the Coppa Italia Quarter Final match between FC Internazionale and ACF Fiorentina at San Siro on January 29, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Continua questa nostra rubrica mensile che analizza l’andamento dell’Inter in questa stagione, qua potete trovare le puntate precedenti relative a Dicembre NovembreOttobre e Settembre/Agosto

Sintesi sui risultati
Napoli v Inter 1-3 (Lukaku, Lukaku, Milik, Lautaro) | 18a Serie A
Inter v Atalanta 1-1 (Lautaro, Gosens) | 19a Serie A
Inter v Cagliari 4-1 (Lukaku, Valero, Lukaku, Oliva, Ranocchia) | Ottavi di finale di Coppa Italia
Lecce v Inter 1-1 (Bastoni, Mancosu) | 20a Serie A
Inter v Cagliari 1-1 (Lautaro, Nainggolan) | 21a Serie A
Inter v Fiorentina 2-1 (Candreva, Caceres, Barella) | Quarti di finale di Coppa Italia

via Transfermarkt

Report sull’andamento tattico della squadra (di Emanuele Latino )
Campionato
Il mese di gennaio, come evidenziato dal resoconto dei risultati ci parla di un Inter che forse vede un po’ ridimensionato l’Hype di unica Anti-Juve che l’ha accompagnata fin qui grazie ai fasti di inizio stagione. Ma la notizia positiva è che nonostante qualche inciampo siamo ancora pienamente in corsa su tutti i fronti.
Dal punto di vista tattico non ci sono variazioni particolarmente significative apportate dal tecnico salentino rispetto al recente passato, se non accorgimenti volti a limitare i danni causati da qualche assenza di troppo. Sicuramente il dato più indicativo riguarda il possesso palla medio, un trend che ancora una volta registra un ribasso percentuale rispetto ai dati fatti registrare nei mesi passati. Un 45% medio, risultato che deriva da un Inter spesso in difficoltà nel gestire palla una volta riconquistata. I lunghi infortuni di Sensi e Barella hanno rappresentato un drammatico turning point della nostra stagione in relazione alla qualità’ del nostro gioco a centrocampo. Ed il loro concomitante rientro (a cui da gennaio si aggiunge Christian Eriksen) lascia auspicare in un ritorno ad un calcio più “ragionato” volto ad una risalita del campo più palleggiata. Soluzione che garantirebbe maggiore versatilità rispetto ai monotematici (spesso di facile lettura) sfruttamenti degli appoggi diretti sulla ricezione delle punte. Fondamentale in cui Lukaku, il calciatore più ricercato dai lanci lunghi dei compagni, e’ nettamente migliorato, ma non ne e’ certamente uno specialista tale da renderla un opzione tattica efficace contro qualunque avversario.

Nella gara contro il Napoli, l’Inter domina il gioco la prima mezz’ora per poi perdere gradualmente il dominio territoriale. Sono spesso velleitari i tentativi nerazzurri di pressing sulla prima costruzione azzurra che salta facilmente le nostre linee di pressione, tanto quanto velleitari saranno i lanci lunghi per Lukaku facile preda della retroguardia partenopea. L’Inter non andra’ oltre la media di 9.59 PPDA (dati understat), un dato dal quale si evincono tutte nostre difficolta’ nel consolidamento del possesso.

Da rimarcare la fase difensiva di Lautaro Martinez che scala sistematicamente sul fianco di Gagliardini per schermare le combinazioni Allan-Callejon, non a caso la maggioranza degli attacchi del Napoli passeranno per il centrosinistra.

I nostri tre goal arrivano soprattutto a discapito di errori errori individuali avversari come il passaggio sbagliato di Mario Rui che lancia Lukaku in campo aperto, o il regalo per il 2-0 arriva dal portiere Meret che al 33’ respinge goffamente un tiro di Lukaku dal limite che gli passa tra le gambe e finisce in rete e l’assist involontario di Manolas per Lautaro. Da manuale lo sviluppo dell’azione che porta al secondo goal, che nasce da un classico del gioco posizionale Contiano. Ossia sullo sviluppo della prima costruzione Skriniar disassato sulla fascia sx allunga sulla mezzala (Gagliardini), anch’esso in ampiezza calpestando la linea laterale, che suggerisce per il movimento a venire incontro della punta (Lautaro) che di prima premia la sovrapposizione di Brozovic che a sua volta lancia Lukaku il quale attacca la profondità.

Inter-Atalanta e’ stata decisamente il turno più impegnativo e sofferto dei sei giocati questo mese. Il leitmotiv della partita e’ rappresentato dalla costante pressione atalantina che prova a schiacciare l’Inter nella propria trequarti, rendendone difficoltose le ripartenze. Il rientro di Stefano Sensi ha l’effetto immediato di migliorare la qualità del giro palla soprattutto nella zona centrale del campo (14.28 PPDA understat) dove passano la maggioranza degli attacchi nerazzurri. Non a caso il vantaggio dell’Inter deriva proprio da un movimento orizzontale in trequarti del playmaker marchigiano, che attira la pressione avversaria creando lo spazio tra le linee bergamasche. Spazio che verrà poi sfruttato da Lautaro e Lukaku per la triangolazione che porterà’ al goal dell’argentino dopo appena dopo appena 4’ di gioco . Nonostante il netto dominio territoriale la squadra di Gasperini non riuscirà a creare molti pericoli grazie anche agli accorgimenti tattici di Antonio Conte che soffocheranno il fuoco della Dea. La costante pressione sulla prima costruzione che rallenta lo sviluppo fluido della manovra, porta i bergamaschi ad affidarsi agli appoggi in ricezioni di Duvan Zapata che a sua volta non riuscirà quasi mai a restituire palloni puliti grazie a letture ed anticipi di Stefan De Vrij (partita sontuosa) che lo neutralizza andandolo prendere in ogni zona del campo.

Altra mossa sullo scacchiere (simile a quanto accaduto al San Paolo) saranno le diagonali difensive di Lautaro a seguire Gomez sul lato destro del campo per coprirne le opzioni di passaggio verso il centro del campo.
La Dea produce un build-up offensivo (in termini di xG) complessivamente superiore al nostro (2.54 vs 0.73 understat), ma le loro occasioni più chiare arrivano quasi casualmente piuttosto che attraverso la costruzione di gioco. Da questo punto di vista usciamo da questa battaglia con ottimismo consapevoli di poter contare sui valori individuali anche nei momenti della stagione dove le energie psicofisiche vengono meno. Parlando di individualita’, sara’ propio la parata decisiva di Handanovic sul rigore di Muriel a decidere il match.

Il pareggio col Lecce ha il sapore della beffa. Liverani dispone i salentini con un 532 piuttosto rudimentale, che punta ad occludere i rifornimenti centrali alle punte dell’Inter. I centrocampisti leccessi rimangono molto bassi, ma nonostante lo schieramento ultra difensivo la libertà concessa a Brozovic da marcature lo renderà protagonista di parecchi di diversi attacchi al centro leccese attraverso combinazioni nello stretto culminate in tiri pericolosi sia dentro che fuori dall’area . Un tema importante della partita sono le ripartenze dei salentini attraverso lanci lunghi verso Lapadula e Babacar che attaccano il lato destro del campo per poi servire la mezzala Mancosu che attacca il lato debole, un meccanismo semplice ed efficace che finisce per creare scompiglio nella retroguardia nerazzurra. La partita nel bene e nel male viene decisa dall’ingresso del ventenne Bastoni che segna il suo primo goal in Serie A, per poi pochi minuti dopo perdersi la marcatura in area di Mancosu che insacca agevolmente in rete su cross di Babacar.

L’Inter conferma le difficoltà nel girare a proprio favore i momenti delle partite andando a pareggiare un’altra partita contro il Cagliari. Conte punta sull’esordio dal primo di Ashley Young ed inserisce B. Valero play basso al posto dell’infortunato Brozovic. In fase di possesso tentiamo di scomporre le fitte linee avversarie facendoli traslare da un lato all’altro del campo attraverso lanci lunghi dei difensori indirizzati a Young e Biraghi che a loro volta cercano l’associazione con le mezzali o il lancio diretto per le punte. Questa tattica non ripaga i dividendi sperati, e le azioni pericolose sono più frutto di crossing game e iniziative personali che non di azioni ragionate. Per la terza gara consecutiva l’Inter vede rimontato il vantaggio acquisito tra il 70esimo e l’80esimo minuto, a testimonianza di un calo sensibile nei secondi tempi.

Coppa Italia

Inter vs Cagliari ottavi di finale di Coppa Italia vedono subito in goal Lukaku dopo appena 20’’ di gioco. La reazione dei sardi e’ stata piuttosto flebile e poco convinta. Per lo più la nostra fase offensiva ha sfruttato la superiorità aerea dei nerazzurri in area di rigore puntando sui cross di ottima qualità di Dimarco e Lazaro. Anche in questa gara, così come nella gara disputata in campionato il Cagliari adatta Faragò tra i 3 centrali e Nandez esterno a tutta fascia Squadre in parte rimaneggiate per far riposare i titolari, ma al di là delle considerazioni tattiche, le motivazioni dei due team a questo punto della stagione sono state forse il vero spartiacque di questa partita.

Sono i quarti di finale di Coppa Italia contro la Fiorentina che registra la più significativa variazione tattica del mese, con l’inserimento di Sanchez nel ruolo di trequartista alle spalle di Lautaro e Lukaku in un insolito 3412. Scelta forzata dell’indisponibilità della maggioranza dei centrocampisti, se non il solo Eriksen con un solo allenamento alle spalle. Il cambio modulo non viene assorbito nel migliore dei modi, complice uno scaglionamento dei tre giocatori offensivi troppo vicini e statici e facilmente controllabile dalla retroguardia viola. Del resto questo e’ il prezzo da pagare per chi fa della continuità tattica il proprio cavallo di battaglia.

Chiave tattica: L’Inter è una squadra catenacciara? (di Gabriele Raso)

Risposta breve: no. Nessuna squadra in Italia utilizza il catenaccio da almeno 30 anni.

Il dibattito calcistico sugli sviluppi del gioco, nelle ultime settimane in Italia, si è interrogato su quali direttrici il calcio italiano si stesse sviluppando. Il pomo della discordia è stato un acceso dibattito tra Fabio e Capello negli studi di sky nel dopo partita di Napoli-Inter. In quell’occasione l’ex tecnico di Juventus e Roma, che non siede sulla panchina di un club europeo dal 2007, affermò che il segreto del rendimento esterno dell’Inter fosse dovuto alla solida del catenaccio nerazzurro e all’abilità della squadra nell’attaccare in contropiede. A detta di Capello la differenza tra l’Inter in casa e l’Inter in trasferta si basava sul fatto che in casa si trovava costretta a dover fare le partita, mentre in trasferta poteva arroccarsi vicino alla propria porta a fare catenaccio e contropiede. La risposta di Antonio Conte è stata immediata, il tecnico salentino che già in passato aveva avuto un battibecco con Capello ha rivendicato la bontà del suo lavoro affermando fermamente che la sua squadra non fa solo catenaccio e contropiede.

Nelle settimane seguenti l’obsoleta stampa italiana, ormai incapace di comprendere l’evoluzione recente del gioco ha cercato innanzitutto di difendere la purezza e la tradizione del gioco “all’Italiana” (talmente italiano da prendere ispirazione dal Verrou svizzero) contro il calcio dei filosofi, del possesso palla, della periodizzazione tattica e altre diavolerie troppo complesse per chi col prosciutto davanti agli occhi propone come sempre una narrazione banale e semplicistica.

In questo contesto la disinformazione e la confusione portata avanti dall’incompetenza di una larga fetta della stampa italiana non offre un miglioramento del dibattito calcistico nel nostro paese.

Il calcio di Antonio Conte prende spunto da alcuni principi del gioco di posizione, unendoli con alcuni aspetti tipici della scuola tecnica italiana, questa fusione ha portato alla nascita di uno dei sistemi di gioco più interessanti. Antonio Conte viene spesso indicato come il profeta del 352, ma in realtà questo modulo sintetizza a pieno molte delle idee del suo gioco, pur dimostrando un’insospettabile flessibilità. Il 352 consente dunque di poter avere una superiorità numerica nel proprio terzo di campo in fase di costruzione, così da poter attrarre il pressing avversario, manipolando la pressione avversaria e creando spazi nella struttura difensiva avversaria. Alla superiorità numerica nella prima costruzione si aggiunge la massima ampiezza fornita dagli esterni di centrocampo, che devono calpestare la linea laterale ed alzarsi fino a posizionarsi quasi in linea con gli attaccanti, non disdegnando l’ipotesi di attaccare la profondità. I due attaccanti sono chiamati a dare profondità per abbassare la linea difensiva avversaria. Questo simultaneo attacco all’ampiezza e alla profondità costringe gli avversari a scegliere se difendere l’ampiezza o la profondità, a ciò si aggiunge la circolazione bassa che cerca di attrarre gli avversari fuori posizione, così da dilatare le distanze tra i reparti avversari e trovare delle ricezioni dei centrocampisti in zone di campo interne con la possibilità di puntare la linea difensiva avversaria.

Questa idea di gioco appena enunciata è tipica del gioco di posizione. Il gioco di posizione, che nella vulgata giornalistica italiana viene volgarizzato in tiqui-taqa, svilendo la grande cultura calcistica che c’è in origine, è altro non è che un insieme di principi di gioco che vengono adottati dagli allenatori più influenti in Europa, come Guardiola, Pochettino, Setién, Tuchel, Sarri.

 

Le 3 giocate più belle (Milo Furlan)

Handanovic ipnotizza Muriel

Cominciamo subito col botto con quella che forse è la giocata più importante in questo mese di Gennaio, perché perdere in casa con l’Atalanta sarebbe stato sicuramente un brutto colpo per il morale di una squadra che non stava vivendo esattamente uno dei periodi più brillanti della propria stagione e il rigore in questione era stato fischiato da Rocchi poco prima dello scoccare del novantesimo minuto e l’eventuale marcatura di Muriel avrebbe reso verosimilmente complicata l’ipotesi di una rimonta interista.

Come se non bastasse la parata di Samir è stata anche particolarmente bella a livello puramente estetico; il tiro di Muriel era molto basso (seppur non radente al terreno), abbastanza angolato e battuto piuttosto forte di interno collo, motivi per cui ci sono voluti tutti i 193 cm del nostro portierone, uniti ad intuito e reattività decisamente fuori dalla norma. per poter intercettare il rigore dell’attaccante colombiano.

Piccola pillola statistica con questo intervento Handanovic si è portato ad una sola lunghezza da Gianluca Pagliuca nella classifica dei portieri con più rigori parati in

Lautaro Martinez manda al bar Toloi

Come seconda giocata del mese proponiamo questo bellissimo gesto tecnico di Lautaro Martinez; entrando nello specifico dell’azione possiamo notare come l’argentino esegua il suo tipico movimento ad accorciare verso il centrocampo andando di fatto ad attirare su di sè la palla e di conseguenza anche il difensore (Toloi) che dovrà uscire dalla linea di difesa per seguirlo in marcatura. In questo caso però, differentemente da ciò che accade nella maggior parte dei casi in cui questa fattispecie si verifica, il toro decide di non gestire la giocata partendo con la schiena rivolta verso la porta ma di verticalizzare l’azione in modo immediato. Non essendoci tuttavia nessuno in posizione più avanzata rispetto alla sua si lancia sostanzialmente da solo facendo sfilare la palla alla destra dell’ex Sao Paulo con un delicato tocco di esterno destro; Toloi, che chiaramente non si aspettava una giocata di questo tipo, gira immediatamente testa e corpo verso la palla lasciando l’attaccante nerazzuro libero di involarsi verso la porta e obbligando Djimsiti a compiere un notevolissimo recupero per salvare la situazione.

Il (quasi) tiqui-taca di Lecce

Come terza giocata del mese abbiamo scelto quest’azione (quindi un mix di giocate a voler essere pignoli) tratta dal primo tempo della partita del Via del Mare di Lecce, un po’ perchè sintomatica di un certo modo di interpretare il possesso palla in zona offensiva squisitamente contiano, un po’ perchè sintomatica dell’intelligenza di Brozovic nel leggere determinate situazioni di gioco.

Ma vediamo di spiegarci meglio, l’azione parte dai piedi di un Barella che, come spesso accade alle mezze ali nell’interpretazione del 3-5-2 interista si trova posizionato abbastanza largo, il centrocampista sardo invece di allargare ulteriormente la manovra su Candreva prova a spostare il pallone verso l’area centrale della trequarti offensiva trovando ottimamente Brozovic; ancora prima che la palla arrivi sui piedi di Brozovic si può notare come Lukaku prenda posizione sul suo diretto marcatore rubandogli quindi il tempo di reazione necessario per potergli stare davanti (e una volta che Lukaku riesce a rubare al difensore il tempo per l’anticipo sappiamo bene quanto sia complicato per il malcapitato riuscire a riprendere una posizione vantaggiosa) andando così a piazzarsi come perno intorno al quale far ruotare l’azione, il croato se ne accorge subito (N.B. ora si entra nel settore “letture sopraffine di Marcelo Brozovic”) e lo serve di prima intenzione muovendosi rapidamente attraverso la stretta linea di centrocampo leccese che rimane palesemente sorpresa dall’improvviso cambio di velocità del giropalla interista; Lukaku controlla e con il secondo tocco chiude il triangolo con Brozo che tira, anche in questo caso di prima, trovando, purtroppo, solamente il palo.

 

Giocatore del mese: Stefan De Vrij (di Emanuele Latino)

 

Nella settimana del suo 28 compleanno celebriamo un giocatore che ha scelto di dedicare il prime della sua carriera ai colori nerazzurri: Stefan De Vrij.

Tendiamo spesso ed esaltare calciatori che balzano all’occhio per le giocate spettacolari. Magari un goal, un dribbling, un assist. Ma questo mese vogliamo dimostrare che nella categoria football porn rientrano anche anticipi, letture difensive, lanci lunghi, resistenza al pressing e chi ne ha più ne metta.  Insomma il cibo quotidiano del nostro olandese volante.

La formazione calcistica olandese che contraddistingue Stefan e’ evidente in ogni suo movimento a partire dal senso della propria posizione e quella di avversari e compagni.  Ogni contrasto e’ questione di vita o di morte, e poi la regola aurea di ogni dutchman che si rispetti: perché difendere all’indietro quello che si può difendere in avanti?

Nel corso degli anni De Vrij ha sviluppato uno stile di gioco tanto minimale quanto dannatamente efficace. Capisce con un secondo di anticipo la traiettoria di qualunque pallone. Non e’ un caso che qualunque pallone fiondato in area sembra semplicemente sbattergli addosso, come se Stefan li ci fosse stato dal giorno prima. Appare e scompare silenziosamente nascondendosi tra i meandri del tempo e lo spazio.

In un mese così’ complesso e ricco di insidie, in cui c’era bisogno più che mai di certezze e di consistenza non poteva che essere Stefan De Vrij il migliore. Soprattutto nelle partite più difficili come con Napoli ed Atalanta ha fatto quello che sa fare meglio.  Soffocare il fuoco sul nascere. Rubando il tempo a gente a degli autentici specialisti come Arkadiusz Milik e Duvan Zapata.

In una squadra dallo stile di gioco come l’Inter per cui la difesa preventiva significa ossigeno avere avuto questo calciatore in campo ha fatto assolutamente la differenza tra un mese difficile e un mese drammatico.

Grazie Stefan.

Il goal più bello di dicembre: La volé di Barella che ha steso la Viola (di Stefano Ferrero)

Non è la prima volta che Nicolò finisce in questa rubrica (e in quella ufficiale dell’Inter…) e, come si suol dire, due indizi fanno una prova: Barella ha tutte le qualità necessarie per poter timbrare il cartellino più di quanto non abbia fatto agli inizi della sua giovane carriera.

Inter ©

Nonostante questo mese ci siano stati diversi goal spettacolari (tanto da obbligarci a selezionarne ben 6 da mandare alla votazione), voi seguaci di Linea Inter non avete esitato a premiare la prodezza del giovane italiano, che con oltre 1000 voti (più di 700 sul secondo) guadagna con merito uno spazio nell’articolo.

Bisogna ammetterlo: per quanto il talento del cagliaritano facesse gola a tutti in estate, tutti abbiamo strizzato l’occhio dinanzi alla cifra necessaria per garantire l’approdo di Barella all’Inter. Dopo l’ottima annata coi rossoblù e le buone partite in nazionale maggiore, attorno a Nicolò si sono create delle aspettative veramente alte, tanto da indurre gli interisti ad essere spaventati di aver acquistato un giocatore dal valore reale ben inferiore al prezzo del cartellino.
Perché il cuore interista è sempre dubbioso e cauto: le prime prestazioni di Barella hanno subito generato aspre critiche nei suoi confronti. Ancora abituato al contesto caotico della sua ex squadra, infatti, il 23 nerazzurro si è dimostrato impacciato, spesso correndo a vuoto e facendosi trovare fuori posizione.
Ma in pochissimo tempo, l’italiano ha alzato l’asticella: recuperi, progressioni e persino cambi di gioco precisi al millimetro. La sicurezza in se stesso è cresciuta gara dopo gara, fino a trasformarsi in quella consapevolezza che caratterizza i leader.
Il miglioramento del suo rendimento si è rivelato incredibilmente costante, fermato temporaneamente solo dall’infortunio al ginocchio.
Al suo ritorno, Barella ha ricominciato esattamente come ci aveva lasciato: corsa intelligente, contrasti decisi ed aggressivi, impostazione degna di un regista.
Ci ha messo qualche mese a conquistare i cuori tanto diffidenti dei tifosi, ma ormai Nicolò è diventato una certezza, tanto da indurre Conte a provarlo nella delicatissima posizione di perno centrale in mezzo al campo, ruolo in cui l’Inter è Brozovic-dipendente.
Ma il giovane nerazzurro non ha ancora finito di mostrarci il suo potenziale: ha ampi margini di miglioramento in fase di impostazione ed è innegabile che possa fornire un ulteriore mano in zona goal.

Il goal contro la Fiorentina è l’ennesima dimostrazione della capacità di coordinazione e di tiro di Barella: nonostante sia arrivato sul pallone in allungo, è riuscito a colpire perfettamente di collo-esterno e calciare all’angolino.
Ma oltre all’evidente qualità nel tiro, è apprezzabile la rincorsa con cui è arrivato sul pallone: l’italiano ha fiutato l’opportunità ancor prima che si presentasse. Ancor prima che il difensore respingesse il cross fuori area, Nicolò si stava già avvicinando in zona pericolosa e non appena ha visto il pallone arrivare verso la sua direzione, non ha esitato ad accelerare il passo per arrivare prima del suo marcatore. E così è stato. Risultato: tiro forte e teso, chiuso abbastanza per arrivare all’angolino. Nulla da fare per Dragowski.
Possiamo solo sperare che Barella continui a crescere in questo modo: per ora, è difficile vederne i limiti (vizio del cartellino escluso).

Calendario del mese di gennaio
Udinese v Inter domenica 2 febbraio ore 20:45 (sky) | 22a Serie A
Inter v Milan domenica 9 febbraio ore 20:45 (sky) | 23a Serie A
Inter v Napoli mercoledì 12 febbraio ore 20:45 (Rai 1) | Semifinali (andata) di Coppa Italia
Lazio v Inter domenica 17 febbraio ore 20:45 (sky) | 24a Serie A
Ludogorets v Inter giovedì 20 febbraio ore 18:55 (sky) | Sedicesimi di finale (andata) di Europa League
Inter v Sampdoria domenica 23 febbraio ore 20:45 (sky) | 25a Serie A
Inter v Ludogorets giovedì 27 febbraio ore 21 (sky) | Sedicesimi di finale (ritorno) di Europa League