Conte: “Testa bassa e pedalare”. Marotta: “Servono valori. Icardi per Dybala? Oggi è utopia”

“Buongiorno a tutti, vi ringrazio per aver raccolto l’invito a questa conferenza. Ci tengo a sottolineare e rimarcare con orgoglio un risultato importante ottenuto dall’Inter: il fatto di essere usciti dal settlement agreement. Si deve principalmente alla società che ha dimostrato di amare l’Inter. Il merito va anche al management, in cui io non c’ero, qui rappresentato da Alessandro Antonello e Piero Ausilio. Oggi le difficoltà sono inferiori rispetto al passato. Si riparte: per il presidente Steven Zhang è la prima stagione dall’inizio da presidente. Esistono due grandi diritti: il primo è scegliere chi fa parte del progetto e il secondo è quello di scegliere i valori che rappresentano il club. Qui abbiamo una persona che rappresenta la storia della società (Oriali, ndr). I valori sono la cultura del lavoro, la cultura della vittoria che ha portato a ottenere quei risultati e che noi dobbiamo riportare nuovamente e il terzo valore è il senso di appartenenza che ti fa amare questi colori e la maglia. Parlavo degli uomini: quando parlo di uomini sottolineo quel che abbiamo fatto. Al mio fianco c’è Antonio Conte, che noi abbiamo accettato velocemente perché in lui crediamo. Sono nel calcio da tanti anni e spesso mi è stato chiesto quanto vale un allenatore in percentuale e oggi ancora non lo so. Ritengo che la figura dell’allenatore sia fondamentale per quel che un professionista riesca a dare. Ha una valenza molto forte. Conosco personalmente Conte e i risultati che ha ottenuto in diverse forme nel calcio. Credo che anche in lui ci siano i valori di cui sopra che noi vogliamo estendere ai nostri giocatori e alla società perché rispettandoli potremo dare grandi soddisfazioni e vittorie ai nostri tifosi”, dice Giuseppe Marotta.

Antonio Conte, perché hai accettato l’Inter?
“E’ stato semplice scegliere l’Inter perché condividiamo l’ambizione e la voglia di vincere, ben sapendo che dobbiamo fare un percorso. La presenza del direttore Marotta è stato un incentivo perché mi conosce. Conosce pregi e difetti miei, come tutti li abbiamo. L’Inter ha grande tradizione ed è uno dei club più importanti al mondo. E’ stato semplice accettare. Io non mi pongo limiti e non voglio che altri se ne pongano, anche perché dovessi pormeli creerei alibi e non voglio accada. Sappiamo benissimo che negli ultimi anni si è creato un gap enorme nei confronti di due squadre, di una soprattutto, ma c’è anche il Napoli che ha dimostrato con grande lavoro e serietà di poter competere ad ottimi livelli. Sappiamo di dover lavorare meglio degli altri per colmare il gap, ma dobbiamo partire con l’ambizione di dare tutto senza avere recriminazioni. Vediamo cosa accadra”.

Giuseppe Marotta, come mai avete scelto Conte?
“La scelta è nata perché ritenevamo che fosse necessario un profilo adatto a questo momento storico dell’Inter, senza nulla togliere a nessuno. Serve un profilo vincente. Non abbiamo interpellato nessun altro allenatore. Terminato il campionato abbiamo dato seguito alle formalità e abbiamo fatto in fretta a stilare il contratto. Siamo in una fase di mercato in cui i lavori sono in corso. Piero Ausilio, che sta svolgendo il lavoro in maniera egregia al mio fianco, sta lavorando per allestrie una squadra competitiva. Non dobbiamo mai dimenticare che dobbiamo porci obiettivi ambiziosi e mixare la costruzione di una squadra forte col rispetto di un equilibrio finanziario. Stiamo operando cercando di cogliere delle opportunità, ma siamo ancora in una fase di cantiere. Non dobbiamo fare le cose in fretta perché è cattiva consigliera. E’ un mercato difficile, abbiamo idee chiare ma serve pazienza perché gli obiettivi sono importanti”.

Per Conte: come cercherai di fare la differenza?
“Noi i top player dobbiamo averli in campo. L’Inter ha una buona base di partenza per poter costruire qualcosa di importante. Sicuramente io dovrò dare un apporto importante come penso di aver sempre fatto nelle mie precedenti gestioni. So di avere grandi responsabilità e la sento nei confronti di chi mi ha scelto. Sono pronto a prendermele e dividerle coi miei calciatori. Penso che questo sia il periodo delle chiacchiere. Dobbiamo parlare poco e lavorare tanto. Mi piace ricordare il motto ‘Testa bassa e pedalare’, dovremo essere bravi e feroci, concentrati sul nostro obiettivo che è quello di avere e dare stabilità. Se vogliamo fare una stagione importante, da protagonisti bisogna avere queste caratteristiche: ferocia, grande voglia di lavorare e di mettersi in discussione, grande spirito di sacrificio, con la voglia e l’obbligo di uscire ogni domenica con la famosa maglia sudata. Lo pretenderò da tutti i calciatori e sono convinto possano farlo”.

Per Marotta: perché Icardi e Nainggolan non fanno parte del progetto?
“Quando si definisce un progetto si decide chi ne fa parte. Abbiamo deciso, intendo la società con tutte le componenti, di arrivare a questa conclusione. Non siamo sprovveduti, abbiamo tutti grande esperienza. Abbiamo l’obbligo di difendere i nostri obblighi e il nostro patrimonio. Ma le scelte vanno fatte con coraggio. Abbiamo deciso di fare così, sicuri di fare il bene della società, senza  mancare di rispetto ai due professionisti. Il fatto di dichiararlo fa parte di questo mondo. Ho sottolineato come ci siano diritti e doveri e li rispetteremo. Escludo possa andare alla Juventus perché non ci sono le condizioni. Oggi il calciatore è protagonista del proprio futuro, bisogna trovare un club che possa soddisfare le sue esigenze. Ma fino a questo momento della Juventus non si vede l’ombra”.

Per Conte: ti senti un allenatore che vale 10-15 punti in più?
“Con l’io non si va da nessuna parte. Non ho la presunzione di pensarlo. Ragioniamo col ‘noi’ e per questo lavoriamo per essere un gruppo unito. coeso. Tutti insieme possiamo prendere dei punti in più, io dovrò indicare la strada. Questo mi compete. La dovrò indicare io ed essere molto attento affinché la squadra segua questa strada. La strada per il successo non è semplice, è fatta di fatica, di sofferenza e sudore. Ma il mio compito è indicarla. I giocatori, e siamo d’accordo col club, dovranno seguire questa strada se vogliamo pensare da vincenti. Se qualcuno non ha questo scopo della vittoria è giusto che si faccia onestamente da parte e noi dobbiamo essere molto chiari. Poi ci saranno i calciatori. Confido molto nella rosa e sono convinto che tutti insieme possiamo costruire qualcosa di importante. Non sarà facile, bisognerà lavorare tanto e quando si lavora non sempre si è contenti. Noi invece dovremo essere contenti di farlo”.

Per Conte: che sensazione ti dà questa nuova sala e questa nuova avventura?
“Una bellissima avventura, riprendo dopo un anno con un nuovo club e una nuova struttura. Un club di grandi tradizione i cui trofei ti fanno capire l’importanza nel mondo. Per me e tutti i noi i trofei devono essere l’incentivo in più per tornare dove si era un bel po’ di tempo fa”.

Per Marotta: c’è l’intenzione di chiudere per Barella?
“Ho sentito le dichiarazioni di persone che stimo sulla vicenda ma magari non sono così d’accordo. Il venditore ha il diritto di decidere a quanto vendere, ma altrettanto diritto lo ha il compratore. Bisogna avere pazienza ma esiste una congruità di valori che sta anche al compratore stabilire”.

Per Conte: è un’impresa più difficile delle altre che ha affrontato?
“Io ho detto in quell’intervista che volevo avere almeno l’1% di possibilità di vincere. Vuol dire che hai il 99% di possibilità di perdere. Però a me piace lavorare su quel’1%. Ribadisco che abbiamo di fronte una squadra che da otto anni a questa parte fa un campionato a parte, in più il Napoli si è assestato ed è collaudato. Noi dobbiamo essere bravi a costruire qualcosa. Non dobbiamo chiedere tempo, ma non dimentichiamo che per due anni di fila l’Inter si è qualificata all’ultima giornata in Champions. Nessuno qui si considera un mago, ma noi lavoreremo tanto e dobbiamo farlo meglio degli altri se vogliamo colmare il gap prima possibile. Il gap esiste ma non deve essere un alibi o un qualcosa che ci fa diventare arrendevoli. Nelle mie passate esperienze, alla Juventus partimmo dopo due settimi posti e vincemmo il campionato. Col Chelsea arrivai dopo un decimo posto e vincemmo il campionato. Penso che con la Nazionale abbiamo fatto un percorso importante. Nulla è impossibile però dobbiamo anche sapere che per far diventare possibile l’impossibile c’è da lavorare tanto. Sul mercato, in campo, sulla mentalità. Quel che posso promettere oggi ai tifosi è che daremo tutto noi stessi per costruire qualcosa di importante”.

Per Marotta: Petrachi ha detto che non accetta ricatti per Dzeko. Qual è la strategia?
“Ho risposto prima per Barella. C’è una partita a scacchi, il venditore cerca di essere più abile del compratore. Non nascondo che possa essere un obiettivo, ma tutto va valutato. Il fatto che il giocatore abbia manifestato il suo assenso non significa più di tanto perché c’è il rispetto per chi detiene i diritti sportivi ma noi ci muoviamo con raziocinio nel rispetto dei parametri nostri e della valenza del giocatore. E’ una fase interlocutoria”.

Per Conte: vedi delle analogie con la prima Juve del tuo corso?
“Credo non sia giusto fare paragoni con la Juventus o col Chelsea. Sono situazioni molto diverse. E’ inevitabile che da domani inizieremo a lavorare e sarà molto importante per me avere il contatto e la quotidianità coi calciatori. Trasferire quel che devo. Noi partiamo da una buona base di calciatori che si è qualificata per due volte in Champions da quarta in classifica. Oggi non dobbiamo porci dei limiti. Noi dovremo fare il massimo, in ogni competizione, partendo con l’obiettivo che niente è impossibile. Questo deve essere chiaro nella nostra mente. Noi dovremo lavorare con voglia e desiderio di fare qualcosa di straordinario. Per farlo hai bisogno di buoni giocatori e di uomini straordinari e noi stiamo cercando questo”.

Per Marotta: se dovesse rimanere Icardi cosa succederà?
“Nel caso succedesse ci vedremo a fine mercato. Oggi siamo ottimisti e abbiamo una visione diversa”.

Per Conte: quale obiettivo vorresti raggiungere entro fine contratto, nel 2022?
“L’obiettivo comune col club è costruire qualcosa di importante. E’ quello di mettere le basi per tornare ad essere competitivi come l’Inter era un bel po’ di tempo fa. Questo è l’obiettivo che abbiamo tutti. L’obiettivo è lavorare tanto e alla data di scadenza lasciare un’eredità importante a chi verrà eventualmente”.

Per Marotta: al secondo anno alla Juve chiamò Conte e vinse. E’ il suo secondo anno qui, come finirà?
“Non è proprio il mio secondo anno, ma scaramanticamente speriamo sia così”.

Per Conte: a Coverciano fece una lezione di calcio e strategia per i giornalisti. Farà lo stesso?
“Ne feci due ma mi resi conto che qualcuno mi stava superando a livello di idee calcistiche decisi di stoppare (sorride, ndr). Sono situazioni totalmente diverse, con la Nazionale hai poco tempo a disposizione e c’era la volontà di coinvolgere tutti per far capire in che direzione volevamo andare. Rimasi favorevolmente sorpreso perché pensavo di trovare persone non così preparate. Proprio per questo dovetti sospendere, andavamo in discorsi che poi mi trovare sul giornale e il cuoco non svela mai la propria ricetta. Io avevo cercato di portare i giornalisti in cucina sperando non recepissero tanto. All’Inter sarà diverso perché diversa è la situazione. E’ il club, non la Nazionale”.

Per Marotta: è all’Inter da quasi sette mesi. Cosa le ha dato più soddisfazione e su cosa bisogna lavorare?
“io sono arrivato in punta di piedi al fianco di un management di alto livello e mi sono unito per identificare le migliorie da apportare. Il mio compito è condividere l’alzare l’asticella e portare le qualità umane, di istinto e motivazione. Credo oggi sia veramente importante dare una mentalità vincente e questo non significa darla solo alle componenti tecniche ma a tutti quelli che la supportano. Con il collega Alessandro Antonello abbiamo il compito di scegliere gli uomini che definiscono il progetto e modello vincente. Questo è il mio compito e sono molto soddisfatto delle scelte che mi è stato dato la possibilità di fare, sono molto fiducioso per il futuro”.

Per Conte: che accoglienza ti aspetti a Torino?
“Sicuramente sarà una partita importantissima perché andremo a sfidare i detentori del titolo da otto anni. Saranno due gare importanti, a San Siro e allo Stadium. Fermo restando che ce ne saranno altre 36. Se vuoi essere ambizioso non devi focalizzarti su una o due partite all’anno. Ci sarà emozione sicuramente, nell’entrare allo Stadium. Conoscete benissimo la mia storia, non vorrei tediarvi qui a raccontarla. Conoscete il mio passato, ci sarà sicuramente emozione fin quando non ci sarà il fischio d’inizio. Dopo so benissimo di essere un avversario e che la Juventus sarà un’avversaria per noi per tutto il campionato. Dovremo essere pronti a combattere prevalere”.

Per Marotta: avete già parlato con Perisic del possibile cambio di ruolo?
“Penso sia una domanda per l’allenatore”.

Conte: “Eto’o era un attaccante, non penso sia giusto il paragone. E’ giusto nel senso che Eto’o è entrato in un’idea di sacrificare sé stesso in favore della squadra. Io cerco disponibilità da parte dei miei calciatori, cerco calciatori che pensino per il ‘noi’ e quel che penso io lo pensa il club. Come detto all’inizio abbiamo la stessa visione e ci siamo trovati su tante situazioni. Non vedo grossi problemi, avremo tempo per conoscerci e fare un percorso. Il mercato dura fino a inizio settembre. Chiedo disponibilità da parte di tutti. Se qualcuno non dovesse essere su questa lunghezza d’onda, amici come prima e si faranno altre scelte”.

Per Conte: come pensa di far diventare regolare quest’Inter?
“Sfrutto la domanda per sottolineare i meriti di Spalletti. E’ arrivato dopo anni in cui non si entrava in Champions, lo ha fatto e mi lascia una buona base. Lo ringrazio per il lavoro svolto e perché grazie a lui, ai calciatori e al club possiamo giocare in Champions. L’obiettivo è avere più stabilità, di essere più regolari. L’Inter negli ultimi due anni si è qualificata all’ultima giornata con grande pathos. Dobbiamo alzare l’asticella e andare al prossimo step, avvicinandoci a chi è davanti. Non guardare chi è dietro. E dobbiamo trovare il modo di colmare la distanza. Il gioco che vorremo fare è cercare di rendere felici i nostri tifosi, coinvolgerli col nostro gioco trasmettendo passione. Lavoreremo per dare un’identità alla squadra, un marchio di fabbrica. Su questo lavoreremo perché vogliamo rendere orgogliosi i tifosi, ci tengo ed è giusto che si lavori tanto per permettere alla gente che fa sacrifici per venire allo stadio di essere orgogliosa al di là del risultato”.

Per Conte: ha intenzione di proseguire con la difesa a tre?
“Tante volte sono partito con un’idea e poi ho cambiato scoprendo i giocatori. Guardando la rosa il reparto difensivo è molto forte e non mi riferisco solo a Godin, De Vrij o Skriniar. Anche D’Ambrosio, Ranocchia o Bastoni giocherebbero titolari in qualsiasi altra squadra. Partiremo su una base forte in quel settore e con una difesa a tre. Vedremo che situazione andremo ad affrontare. Non ho un dogma fisso. L’importante è che rimangano i principi e l’idea di quel che vogliamo fare, un calcio propositivo e che appassioni i nostri tifosi”.

Per Conte: come ha visto Lautaro Martinez in Coppa America?
“E’ un giocatore forte che l’anno scorso ha fatto una stagione di ambientamento importante. Ha fatto un’ottima Coppa America. Non vedo l’ora di scoprirlo. La soddisfazione è sempre quella di capire le qualità anche umane di un giocatore. L’allenatore bravo è quello che migliora i calciatori”.

Per Marotta: l’idea Conte è nata prima del caso Icardi o non c’entra nulla?
“Assolutamente no, l’idea è nata quando dovevamo valutare un futuro diverso e migliore che tiene conto di tante valutazioni. E’ stata la condivisione di un’idea che poi si è tramutata in un approccio e in una trattativa condivisa dal mangement e dalla proprietà perché Conte era il miglior profilo in circolazione e dalla sua ha dei risultati importanti”.

Per Conte: è la sua sfida più difficile?
“Questa è un’avventura difficile e intrigante. Ognuno di noi vive per queste sfide dove c’è un tasso di difficoltà importanti all’inizio. Io mi nutro di questo. E’ una sfida difficile ma affascinante sotto tutti i punti di vista. C’è la possibilità di costruire qualcosa di importante con i dirigenti e il presidente. E’ qualcosa che a me piace e quindi non la considero la sfida più diffiicle. La considero una delle più difficili”.

Per Conte: il no a Icardi e Nainggolan è anche tecnico?
“Penso che il club abbia avuto il tempo necessario per prendere le decisioni. Io mi sono totalmente allineato alla volontà del club perché dobbiamo essere un’unica cosa. 

Per Marotta: le piacerebbe uno scambio Icardi-Dybala?
“Al momento è utopia. Anche se ho avuto modo di conoscere Dybala e so quanto vale, da qui a dire che si possa ipotizzare uno scambio del genere mi pare utopia. Tutto è aperto, vediamo che succede”.

Per Conte: cosa manca al calcio italiano che può essere importato dalla Premier?
“Penso che il campionato italiano si stia muovendo dopo un periodo di empasse nella giusta direzione. Si sta capendo l’importanza di spendere per le infrastrutture, gli stadi di proprietà. Si sta lavorando per il marketing, in Inghilterra si fa tantissimo. Sono stati bravi a portare la Premier ad essere il campionato più ambito anche per i diritti tv. Questo ha portato tanti soldi. Hanno unito la forza economica alle competenze tecniche, gli allenatori stranieri li hanno migliorati. Oggi fanno paura perché hanno abbinato competenza tecnica ed economica. Però penso che in Italia ci stiamo muovendo nella giusta direzione, con calma. Non è solo una questione di intensità, prima non c’era disciplina tattica ad esempio. Oggi penso che l’avvento di tanti allenatori stranieri abbia portato un miglioramento sotto il punto di vista tecnico-tattico mantenendo l’intensità. Noi dovremo essere bravi ad alzarla mantenendo le possibilità tattiche”.

Per Conte: dopo testa, cuore e gambe c’è un quarto elemento che aggiungerà?
“La passione per questo sport. Perché secondo me la stiamo un po’ perdendo. Si guardano più altri interessi e invece dovremo avere più passione per lo sport che facciamo, dimostrando questa passione quotidianamente”.

“A conclusione di questa conferenza voglio dare il benvenuto a Lele Oriali. Sono certo che il suo ritorno porterà giovamento a tutti noi. Siamo molto orgogliosi della scelta che abbiamo fatto”, ha aggiunto Giuseppe Marotta a fine conferenza.