Da Spalletti a Conte, diario tattico del passaggio di consegne

Dopo la sofferta vittoria contro l’Empoli, che è valsa all’Inter la seconda qualificazione in Champions League consecutiva, la dirigenza ha deciso per un netto rimpasto di staff tecnico e rosa. In particolare si è chiuso il progetto tecnico di Spalletti, per far spazio ad Antonio Conte ed avviare un nuovo progetto tecnico. Solitamente il passaggio da allenatore si tende a sintetizzare come la transizione da un modulo all’altro, in questo caso dal 4-2-3-1 al 3-5-2, ma la realtà è molto più complessa e ricca di sfumature. Dietro ai tre o quattro numeri che sintetizzano un modulo ci sono dei modi di pensare e vedere il gioco del calcio differenti, ci sono idee e principi di gioco differenti, diversi elementi che compongono lo staff tecnico (preparatori atletici, allenatori dei portieri, allenatori della fase difensiva, match analyst, video analisti, allenatori delle palle inattive ecc.), differenti metodi di allenamento e gestione della vita dell’atleta, dal cibo fino alla vita sessuale (almeno per gli allenatori più maniacali).

Andiamo dunque ora ad analizzare cosa ha comportato per l’Inter il cambio di allenatore, non tanto in termini di risultati (quelli si valuteranno alla fine del campionato); cosa c’è di diverso rispetto all’anno scorso, cosa è migliorato e cosa è peggiorato, andando a vedere i numeri prodotti finora dalla squadra.

L'Inter di Spalletti completava 42 passaggi in più p90' rispetto a quella di Conte. Occupava con più continuità la…

Pubblicato da Calcio Datato su Lunedì 25 novembre 2019

Cosa ci dicono le statistiche?
Legandoci al post di Calcio Datato andiamo dunque ad analizzare l’Inter 2018/19 e l’Inter di questo primo scorcio di stagione in Serie A, andando a comparare i dati “per partita” (vista la disomogeneità dei due campioni di partite). Il primo dato, per certi versi il più immediato è quello relativo ai goal, l’ultima Inter di Spalletti segnava 1,4 goal a partita, l’Inter di Conte ne realizza ben 2,09 dato che colloca l’Inter come terzo miglior attacco della Serie A in corso alle spalle di Atalanta e Lazio.

Il dato sui goal però è di per sé molto parziale e poco aggiunge alla nostra analisi, andando sottopelle al dato analizziamo gli Expected Goal (xG) o goal attesi, infatti se lo scarto tra le reti è di 0,70 a partita, il divario tra gli Expected Goal si assottiglia recitando 1,54xG per l’Inter 2018/19 contro 1,85xG per l’Inter 2019/20, uno scarto di solo 0,30. Questo aspetto è molto interessante, l’Inter del precedente campionato pur producendo un buona quantità di xG (goal attesi in base alla qualità delle occasioni create) non era in grado di capitalizzare quanto prodotto, portando ad una performance al di sotto delle attese; in questa stagione a fronte di un aumento dei goal attesi (xG) l’Inter ha aumentato esponenzialmente la sua capacità di finalizzazione passando dall’under-performance del precedente campionato( uno scarto Goal-xG di -0,14 a partita, quindi oltre 5 goal in tutta la stagione) all’over-performance dell’attuale campionato (scarto Goal-xG di +0,24).

Nel 2018-19 il numero dei goal attesi è stato maggiore dei goal effettivamente realizzati, generando una prestazione realizzativa insufficiente. In questo campionato si è verificato l’eopposto e la prestazione realizzativa risulta una delle migliori della Serie A.

Questa over-performance è a mio avviso legata a doppio filo all’aumento dei goal realizzati da fuori area, nel corso dell’intero scorso campionato l’Inter ha realizzato solo 6 reti da fuori area, mentre nella stagione in corso l’Inter ha già realizzato 7 reti con tiri da fuori area; superando il dato dell’anno scorso con due terzi di campionato ancora da disputare.

Questa migliorata produzione offensiva è legata ad un aumento dei tiri in porta a partita, che sono passati da 4,85 a 5,68, un aumento di per sé forse non così significante. Il dato dei tiri in porta è solo un dato quantitativo, ma andando a vedere il dato relativo alla qualità dei tiri possiamo notare che ad un aumento quantitativo dei tiri è corrisposto anche un aumento della qualità dei tiri effettuati: andando a vedere il valore degli xG per singola conclusione, possiamo notare come siano passati da 0,108 a 1,117. Una differenza che può sembrare minima, ma che può far vincere una gara avviata sul pareggio.

Un goal dalla distanza che consente all’Inter di restare nella scia della Juventus

Questo generale aumento della pericolosità offensiva è legato ad una circolazione palla più fluida e in generale più rapida (di solito ogni giocatore in possesso effettua pochi tocchi prima di liberarsi della sfera). Questo è stato reso possibile un sistema di gioco codificato, fatto di movimenti preordinati finalizzati alla creazione di linee di passaggio, garantendo circolazione palla non perimetrale. In questo modo l’Inter non si trova ad attaccare contro tutta la difesa avversaria schierata, situazione che i nerazzurri nello scorso campionato soffrivano terribilmente. A quanto detto si aggiunge anche l’innesto di un giocatore dalla grande sensibilità nel disordinare le strutture difensive avversarie come Sensi, abilissimo a ricevere alle spalle delle linee di pressione avversarie.

Sensi riceve largo per poi sfruttare il rapido fraseggio tra Lautato e Brozovic ricevendo nello spazio intermedio di sinistra fronte alla porta, con la possibilità di battere a rete. In questo caso porta in vantaggio l’Inter.

Una circolazione palla meno perimetrale ha portato ad una diminuzione del numero dei cross, passati dai 24,53 della precedente stagione ai 18,2 della stagione in corso. Il dato sorprendente è però l’aumento della percentuale dei cross riusciti, passata dal 35,8% al 36%, non un grande aumento, ma che testimonia come il cross non sia più l’unica arma di rifinitura di questa Inter, ma che viene utilizzata solo quando necessario e non viene forzata fino all’inverosimile come accaduto negli ultimi anni. Questa piccola rivoluzione ha reso gli attacchi dell’Inter più imprevedibili e pericolosi. Nel video sotto si può notare l’applicazione pratica di quanto affermato in precedenza

Le coniugazioni del possesso palla

Uno degli aspetti che maggiormente sono cambiati sono quelli relativi alla gestione del possesso palla, lo scorso anno l’Inter aveva in media il possesso del pallone per il 57% del tempo (prima per possesso nello scorso campionato), quest’anno la media di possesso palla si attesta sul 54% (quarto posto in questa speciale classifica). Ovviamente a questa riduzione della percentuale di possesso palla corrisponde anche un minor numero di passaggi, passati da oltre 451 a meno di 409 a partita, un dato che testimonia come la circolazione palla dell’Inter sia molto più risoluta e diretta; un possesso palla che mira a disordinare l’avversario cercando di creare spazi nella struttura difensiva avversaria e non cercando di aggirare lateralmente i blocchi difensivi avversari. Il possesso palla dell’Inter 2018/19 era molto lento, non particolarmente rischioso, ma raramente riusciva a generare pericoli con continuità agli avversari.

L’Inter 2019/20 utilizza le fasce per muovere i blocchi avversari ed occupare gli spazi che gli avversari liberano per difendere lateralmente, l’Inter 2018/19 utilizzava le fasce per creare occasioni in quantità. In sostanza l’Inter di oggi utilizza le fasce per consolidare il possesso, l’Inter dello scorso anno come zona di campo dalla quale rifinire.

Qua l’heatmap di una gara dello scorso campionato, da notare come le zone dove si sviluppava maggiormente il possesso siano esclusivamente quelle laterali (macchie rosse), mentre gli spazi intermedi e le trequarti sono quasi sguarniti.

Analizzando le altre voci relative ai passaggi nella metà campo avversaria possiamo notare come siano diminuiti i passaggi nell’ultimo terzo di campo, ma come questi in relazione ai passaggi effettuati siano rimasti quasi invariati: lo scorso campionato i 47,91 passaggi nel terzo di campo avversario erano il 10,62% del totale, mente i 44,04 dell’attuale campionato corrispondano al 10,77% del totale dei passaggi. Sono anche aumentati i passaggi effettuati negli ultimi 20 metri (da 10,17 a 11,87), una situazione di gioco che si rivela più problematica per gli avversari rispetto al cross e di conseguenza ha portato ad un aumento dei tocchi nell’area avversaria passati da 20,83 a 22,59 a partita.

A testimoniare ulteriormente l’elevato ritmo nel possesso nerazzurro ci sono alcuni dati interessanti, sul tempo impiegato per creare occasioni da goal. Il calcio di Spalletti si basava sul creare un contesto favorevole ai migliori giocatori della rosa, come rifornire costantemente Icardi a centro-area, consentire a Perisic di ricevere lateralmente in isolamento, consentire a Politano di poter tagliare verso il centro del campo con una sovrapposizione e soprattutto mettere Nainggolan in condizione di concludere a rete fuori potendo giocare il più possibile fronte alla porta; questa ricerca del contesto migliore faceva sì che i giocatori di maggior potenziale potessero esprimere a pieno il loro talento, mentre ad altri giocatori era richiesto di sacrificarsi pur di far rendere al meglio il compagno, una situazione in cui era difficile incastrare i talenti dei vari giocatori a disposizione e che nel corso della gestione Spalletti ha dimostrato come la squadra fosse ampiamente disfunzionale.

Scaglionamento dei giocatori che dà al portatore palla poche opzioni e poche linee di passaggio pulite, nessun movimento effettuato per smarcarsi o volto a liberare una linea di passaggio per un compagno di squadra. Il possesso palla risulta dunque facilmente leggibile per gli avversari.

L’avvento di Conte ha ribaltato ciò, non a caso il tecnico salentino sin dalla prima conferenza stampa parlò di anteporre “l’io” in favore del “noi”; l’idea di Conte si basa su principi di gioco che i giocatori devono sposare, tali principi si sostanziano in una serie di giocate ripetute in allenamento fino allo sfinimento e riproposte in partita, ogni giocatore ha un set di movimenti da eseguire a seconda della situazione di gioco così da consentire il corretto sviluppo dell’azione.

Il calcio di Conte è un calcio fatto di movimenti senza palla volti a creare spazi da occupare in un secondo momento coi giusti tempi. Ciò fa sì che l’Inter con pochi passaggi riesca a risalire il campo ed arrivare alla conclusione. In questa stagione sono sufficienti 1’41” di possesso contro 2’01”, dello scorso campionato, per arrivare al tiro; sono necessari 14’21” di possesso per generare 1xG (mentre nel 2018/19 erano necessari oltre 18’) e per arrivare a realizzare un goal l’Inter ha bisogno di tenere il possesso mediamente per 12’42” (non 20’39” come nello scorso campionato).

In pochi secondi l’Inter passa dal gestire il pallone nella sua metà campo a finalizzare nell’area di rigore avversaria con Vecino

Conte vs Spalletti
Le idee di gioco di Conte e di Spalletti sono entrambe molto ambiziose, va ricordato che non esiste un’idea o un sistema di gioco migliore di un altro, ciò che fa realmente la differenza è quanto l’idea di gioco sia adatta alla squadra a disposizione. Spalletti aveva dato dei pattern di gioco definiti sullo sviluppo della prima costruzione, mentre dalla metà campo in su dovevano essere i giocatori di maggior talento a guidare la squadra ed a capire attraverso la loro intelligenza calcistica come attaccare il dispositivo di difesa avversaria; questa idea di fondo si è poi tramutata sul campo nella ricerca ossessiva del cross e in un possesso palla tanto prolungato quanto sterile.

Il sistema di gioco di Conte fornisce a tutti i giocatori delle informazioni a tutti i giocatori su cosa fare in ogni momento della partita (sistema codificato), il giocatore non deve dunque pensare a cosa fare, ciò che viene provato in allenamento gli è sufficiente per sapere cosa fare in ogni specifica situazione. Il sistema di Conte risulta molto redditizio per giocatori privi di grande intelligenza calcistica, in particolare esalta i giocatori che meccanici (come Candreva, il giocatore che maggiormente ha tratto giovamento dalla cura Conte).

L’idea di calcio di Spalletti dà il meglio di sé quando ha a disposizione calciatori dalla tecnica e dall’intelligenza calcistica superiore, in grado di manipolare la struttura difensiva avversaria, come la Roma 2005-2009, una squadra che aveva in Totti un finto centravanti in grado di aprire spazi e servire i compagni con giocate da Dio del calcio.

Con i soli Totti e Tonetto in area, in inferiorità numerica contro i difensori della Juventus, Totti si disinteressa dell’azione, mantenendo su di sé le attenzioni dei difensori della Juve e favorendo l’inserimento in corsa di Alberto Aquilani, che riesce a trovarsi a tu per tu con Buffon. Sulla respinta Totti riceve il pallone a centro area indisturbato e può battere a rete. Una situazione che dimostra la grande intelligenza calcistica di Totti e Aquilani.

L’idea di base della dirigenza, quando si è deciso di sostituire Spalletti con Antonio Conte è dovuta sia al curriculum dell’ex allenatore della nazionale, ma anche al fatto che Conte è un allenatore che dà una forte identità tattica alle squadre, per mezzo di principi del gioco di posizione (in parte adattati al calcio italiano) ed alla forte codificazione del sistema di gioco. La ricerca di un’identità tattica è stata individuata come base di partenza per un progetto di lungo termine che riporti l’Inter in alto, basato su principi di gioco e giocatori funzionali per la crescita sportiva e d’immagine dell’Inter.