Esclusiva: Daniele “El Flaco” Pagani: “Vi presento gli argentini accostati all’Inter”

Come da tempo, l’Inter è sempre meta di giocatori argentini. Negli ultimi periodi sono numerosi i giocatori accostati ai nerazzurri, abbiamo così voluto approfondire l’argomento con un vero esperto del mondo Sudamericano, Daniele “El Flaco” Pagani.

Al momento uno dei nomi più in voga in ottica Inter è quello di Lucas Martínez Quarta, centrale difensivo ventitreenne del River Plate. Zanetti lo elogia, il suo agente si dice lusingato.

Che cosa dobbiamo sapere sul suo conto? È un giocatore adatto per il modulo di Conte?

“Se n’è parlato, sì. Suppongo che l’Inter nella prossima sessione di mercato completerà almeno uno o due movimenti in entrata per quanto riguarda il reparto difensivo. Si parla di addio immediato di Godín, che secondo me ha ricevuto delle critiche esagerate, sotto molti punti di vista ingenerose, così come ancora si vocifera di un possibile addio di Škriniar in direzione City. Qualcuno in tal caso dovrebbe ricordarsi che si sta criticando la seconda miglior difesa del campionato, complice anche l’exploit abbastanza prevedibile di Bastoni, e che lo slovacco ha un contratto di altri tre anni. Da quel che so io per Kumbulla non manca molto, tra poco dovrebbe diventare nerazzurro. Così come non è da escludere che venga valutato anche Vanheusden, di ritorno dallo Standard Liegi. Martínez Quarta, comunque, lo vedrei ipoteticamente come un buon vice De Vrij. Nel River, d’altronde, ha sempre agito come centrale di impostazione e pian piano è pure arrivato a conquistarsi la maglia della Selección. Parliamo di un talento ovvio, ma non di un talento emergente. Ha ventitré anni, qualora sbarcasse in Europa dovrebbe dimostrarsi pronto e affidabile dopo una breve ma necessaria messa a punto. Il modulo può essere un’incognita, almeno in principio ma non a priori. Con Gallardo, infatti, Martínez è sempre stato abituato ad agire in un sistema a quattro. Ma sotto questo punto di vista, lasciando stare il discorso del salto continentale, non è la stessa cosa che Conte ha dovuto fare con Bonucci nei primi anni alla Juventus? In tal caso, direi che un buon 65% dipende solo ed unicamente dalla capacità del tecnico di trasmettere un concetto al suo giocatore. Input e output. Senza nulla togliere comunque, Martínez Quarta resta un nome in orbita Inter, ma non una priorità di mercato allo stato attuale delle cose. Inoltre i 22 milioni di clausola imposti dal River per liberarlo sono tanti. Non troppi per le tendenze del mercato odierno, ma comunque tanti. Un incontro a metà strada, intorno a 15 massimo 16 milioni, forse metterebbe la trattativa in divenire”.

Sempre nel River Plate, ma a centrocampo, ci gioca anche un certo Cristian Ferreira. Giocatore forse più in ombra rispetto al compagno di squadra, ma di cui si parla comunque un gran bene.

Ci dici quali sono i suoi punti di forza, e dove, invece, deve migliorare?

“Ha un tiro da fuori che è qualcosa di devastante. Così a memoria ricordo un paio di gol contro Aldosivi e Patronato, il primo all’incrocio dei pali ed il secondo all’angolino basso. Così come me ne ricordo un altro paio direttamente su calcio di punizione. Ma, quest’ultimo fondamentale, è qualcosa che ha reso celebre Ferreira sin dagli anni delle Inferiores del River. ¡Que pegada! (ride, ndr) Così direbbero in Argentina. In questi primi anni ha trovato poco spazio come titolare, per via dell’alto tasso di qualità del centrocampo riverplatense. Insomma, tra due senatori come Ponzio e Enzo Pérez, Nacho Fernández, che per me resta il miglior giocatore del fútbol argentino, e Exequiel Palacios, che se non fosse stato per un grave infortunio giocherebbe già al Real Madrid, anziché a Leverkusen, diventa estremamente complicato costruirsi una dimensione propria per mettersi in luce. Ad ogni modo, Ferreira ha tutte le caratteristiche per diventare un perfetto incursore box to box. Ha grande tecnica, soprattutto ha intelligenza e concezione degli spazi anche se qualche volta compie un tocco di troppo, quando deve impostare. Ma questa critica, se vogliamo chiamarla così, è proprio come voler cercare il pelo nell’uovo. In questi casi bisogna sempre operare, nel caso agire, con un certo criterio. Spendere subito quei 9/10 milioni, o rischiare di aspettare e ritrovarsi il prezzo inflazionato a 30/40 nell’anno successivo. Ora come ora spenderei quei soldi che servono, più per Ferreira che per lo stesso Martínez Quarta. Un giocatore con le caratteristiche di Cristian, se non inserito nell’immediato, può sempre far comodo a squadre di media fascia con un progetto utile a valorizzarlo in uno, massimo due anni. Un altro nome da tener d’occhio in casa River è quello di Jorge Carrascal, quando accende la gambeta non lo prendi più neanche col motorino, personalmente mi piace parecchio”.

Thiago Almada è un profilo estremamente interessante, sul quale sono accese le sirene di molte big del calcio internazionale.

Svariati addetti ai lavori, addirittura, lo comparano a Messi. In che ruolo nasce, può essere adattato ad altri ruoli?

“Il fatto che Guardiola in persona lo voglia al Manchester City credo sia una controprova emblematica del del suo talento. Ma occhio anche all’Atlético Madrid di Simeone, sempre vigile su questi prospetti. L’Inter dovrà guardarsi principalmente da queste due contendenti, se l’obiettivo è davvero quello d’assicurarsi il cartellino di Thiago. Il Vélez comunque, dal proprio canto, credo che non venda per meno di 25 milioni di dollari. In Argentina funziona così. Vuoi un giocatore? Paghi la cifra richiesta e te lo prendi, senza sconti. Tornando ad Almada, comunque: lo reputo il migliore della sua generazione, insieme a Pedro de la Vega del Lanús. Non me li lascerei sfuggire. Può somigliare molto a Messi per il suo playstyle, dunque per la sua accellerazione, i suoi cambi di direzione, di passo, ma certi paragoni è sempre meglio evitarli. Trovare le lacune non è nemmeno tanto difficile, dato che non ha la stessa cattiveria di Leo negli ultimi sedici metri. Nasce come trequartista puro, ma come da copione, secondo la visione moderna dell’enganche, sà anche svariare su tutto il fronte offensivo, a destra come a sinistra. Inutile sottolineare che ha le potenzialità per diventare uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, nei prossimi dieci anni. Nell’Inter attuale comunque si potrebbe muovere solo come ipotetica spalla di Lukaku o Lautaro attraverso un lavoro di adattamento come seconda punta, perché il senso di verticalità non gli manca. Come Ángel Correa, ad esempio, dopo il passaggio dal San Lorenzo all’Atlético. Oppure, più verosimilmente, in un 4–3–1–2 che contempli anche Eriksen. Come allievo, più che rincalzo, del danese. L’importante è non bruciarlo, sarebbe un grosso reato sperperare un talento del genere. L’importante, in primis, è permettergli di essere Thiago Almada. E non per forza la seconda venuta di un fuoriclasse troppo in alto per tutti”.

L’ultimo nome sulla lista è quello di Matías Zaracho del Racing Avellaneda, centrocampista che piace anche al Milan e che trova in un certo Diego Milito il suo principale sponsor.

Pensi che sia un giocatore già pronto per giocare in Serie A?

“L’ho rivisto all’opera non molto tempo fa, in una partita di Copa de la Superliga vinta dal Racing contro l’Aldosivi, in piena zona Cesarini. In quella specifica occasione non mi ha impressionato più di tanto, devo ammetterlo. L’ho visto piuttosto sottotono o comunque non brillante come suo solito, molto impreciso in fase di possesso. Ma giudicare negativamente un giocatore in base a una singola prestazione è stupido al pari di etichettarlo come un fenomeno limitandosi a guardare qualche suo video su YouTube. Zaracho ha delle qualità tecniche indiscutibili, possiede un gioco di gambe in grado di causare più di qualche banale emicrania ai suoi avversari e sotto la guida d’un tecnico bielsista come Beccacece, che per la sua filosofia contempla anche una discreta dose di estro anarchico, può crescere esponenzialmente nel breve e medio termine. Il reale problema di questi giocatori è sempre di tipo tattico, per via della loro duttilità, che per certi versi è un po’ il loro pharmakon, veleno e antidoto. Basterebbe pensare allo stesso João Mário, al CV con cui si è presentato a Milano, e alla fatica che ha fatto nel trovare una sua dimensione, un ruolo che si prestasse alle sue caratteristiche come un abito su misura. Viviamo un’èra in cui la razionalizzazione dei compiti in campo è fondamentale in termini di inerzia collettiva della squadra. Se arrivasse ora Zaracho avrebbe bisogno di almeno un paio di anni, e soprattutto di un allenatore capace, prima di esprimere al meglio tutto il suo potenziale. Per lui prevederei un indottrinamento tattico molto simile, se non del tutto quasi, a quello del Rodrigo De Paul delle ultime due stagioni tanto per intenderci. Dunque come mezz’ala qualitativa. Comunque, ora come ora, il Racing è la realtà di Matias. La società ha restituito, anche per il semplice fatto che di denaro non c’è n’è molto, di voler puntare sui propri talenti di casa. Il portafoglio si apre solamente in caso di occasioni di mercato, come la scorsa estate per Benjamin Garré, attaccante ex Manchester City e classe duemila. In quanto a Inferiores basterebbe fare i nomi di De Paul, di Lautaro, di Musso, oppure quelli più recenti di Elías Machuca e Tiago Banega. Zaracho per diversi motivi credo sia il prossimo in procinto di arrivare nel Vecchio Continente. Resta solo da capire dove. In Italia non lo vedrei male, ma credo che il background della Premier League non sia meno adatto alle sue caratteristiche. Da quelle parti, inoltre, va sempre considerato il potere economico delle squadre di media fascia rapportato con quello delle big della Serie A. Squadre come Everton, Leicester, Wolverhampton, figurarsi poi il nuovo Newcastle, possono soffiarti certi talenti senza troppi problemi”.