La storia di Moses: dall’omicidio dei genitori, alla fuga in Inghilterra fino alla consacrazione con Conte

Il calcio, a volte, può letteralmente salvarti la vita. Non si tratta di povertà o di delinquenza, ma del vero e proprio rischio di andare incontro alla morte. Lo sa bene Victor Moses, perseguitato in Nigeria dagli estremisti musulmani quando aveva solamente 11 anni. Gli stessi estremisti che, per motivi religiosi, poco tempo prima gli avevano assassinato i genitori in un agguato casalingo. Destino ha voluto che Victor, in quel momento, si trovasse però in un campo di calcio. Quel gioco che lo ha sottratto da un terribile destino.

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Questioni di vita o di morte, Moses è quindi costretto a fuggire come profugo in Inghilterra. A Londra viene accolto, e lì la sua vita continua proprio da dove si era interrotta: su un campo di calcio. Il Crystal Palacelo cresce, il Wigan lo fa conoscere al grande pubblico e il Chelsea, nel 2012, lo consacra. Buoni numeri, 10 gol e 5 assist in 44 gare, che calano però negli anni seguenti con i prestiti a Liverpool, Stoke City e West Ham: 8 reti e 8 assist in 3 stagioni. Ma, per sua fortuna, Victor Moses sa bene come poter rinascere. Ecco allora il ritorno al Chelsea nel 2016, dove incontra l’uomo della sua svolta: Antonio Conte.

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Sì, Antonio Conte, l’allenatore che adesso lo ha rivoluto con sé all’Inter. 78 partite, 8 gol e 8 assist sotto la sua guida al Chelsea. 6083 minuti giocati durante il suo biennio sulla panchina dei Blues. Due stagioni da titolare, da protagonista. L’allenatore italiano, per lui, sacrifica anche Azpilicueta, arretrando lo spagnolo al centro della difesa e facendo di Moses l’interprete principale della fascia destra. 3-4-3, 3-4-2-1, 3-5-2… A Conte il modulo non importa, conta solo che sia il nigeriano classe ’90 a fare su e giù: “Ho notato il suo potenziale fin dai primi giorni. Victor ha qualità fisiche e tecniche importanti, ha forza e soprattutto l’abilità di coprire 70 metri di campo. È incredibile che uno come lui sia così sottovalutato”.

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Alla fiducia di Conte, Moses risponde con le prestazioni. I due vincono insieme una Premier League nel 2017 e una FA Cup nel 2018. E il nigeriano conferma più volte quanto gli piaccia lavorare con il suo mentore: “Non ho mai giocato nella posizione in cui mi ha messo, ma devo solo ascoltare cosa mi chiede e come vuole che giochi. Ho solamente voglia di migliorare, questo ruolo per ora mi sta divertendo. Lavoriamo molto anche difensivamente, e Conte è sempre lì ad assicurarsi che siamo uniti e solidi”. Ora, Moses, sarà sicuramente pronto a fare lo stesso.

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Spinazzola alla fine non è arrivato, Young sì. Adesso al nigeriano non resterà che convincere ancora una volta Antonio. Fascia destra o fascia sinistra, questo sarà compito dell’allenatore. A lui importerà solamente dare tutto, con la consapevolezza di conoscere già alla perfezione gli schemi del suo principale maestro: “Nella mia carriera ho lavorato con tanti allenatori, ma Conte è diverso da tutti. Al Chelsea ha cambiato ogni cosa. È un uomo straordinario, mi ha aiutato a credere in me stesso. È stato la svolta della mia carriera e avrò sempre tanto rispetto per lui”. Con queste parole a TRT World, nel maggio scorso, Moses parlava di Conte dal ritiro del Fenerbahce. Con i turchi, da inizio stagione, ha realizzato un gol e un assist in 7 presenze, anche a causa di un infortunio. 8 mesi dopo queste dichiarazioni, e 2 anni dopo essersi lasciati al Chelsea, i due sono pronti per provare ancora a vincere insieme.

A cura di Stefano Renzi per ‘gianlucadimarzio.com’