La sublime intelligenza tattica di Cambiasso

Quando parlo di Esteban Matías Cambiasso detto “El Cuchu” mi risulta difficile esprimere la mia oggettività. Si sa, quando entrano in gioco  componenti come il tifo si fa fatica ad essere razionali. In una conversazione recente con degli amici, lo inserivo tra i migliori centrocampisti difensivi di sempre o almeno degli ultimi  20 anni. La percezione dei miei amici però risultava diversa, indicavano altri come migliori. Giocatori dotati di una completezza disarmante – Vieira -, oppure di un atletismo o un dinamismo fuori scala – Casemiro, Kanté e Gattuso – . Ma nessuno di loro secondo me si avvicinava al Cuchu in uno dei fondamentali più importanti  – ma spesso invisibile ai più – l’intelligenza tattica.

Un’intelligenza sottile

25 Marzo 2009. In occasione del rinnovo del contratto di Cambiasso, Mourinho disse di lui: “Cambiasso è uno dei giocatori più veloci che abbia mai avuto. E quando dico più veloce dico dove serve di più…”. Mourinho chiaramente si riferiva alla sua velocità di pensiero. Caratteristica che di solito associamo ad attaccanti o centrocampisti dalle doti spiccatamente offensive. Cambiasso invece sfruttava questa sua intelligenza nella lettura delle situazioni, con e senza palla.

Cambiasso sapeva molto bene quando era il momento di pressare e quando era quello di temporeggiare. Queste sue doti lo rendevano davvero difficile da saltare nell’ 1 vs 1. Se l’avversario riceveva girato di spalle – palla coperta – Cambiasso si alzava in pressione forte per non dargli la possibilità di girarsi mentre se riusciva ad anticiparne le intenzioni  non disdegnava la possibilità di andare direttamente in anticipo. In questo modo poteva  recuperare palla senza bisogno di andare a contrasto lasciando senza scampo l’avversario di turno. L’atteggiamento di Cambiasso cambiava nel caso in cui l’avversario lo stesse puntando frontalmente – palla scoperta – in quel caso tendeva a temporeggiare comprimendo lo spazio tra lui e l’attaccante togliendogli il tempo della giocata, per poi intervenire in caso di esitazione di quest’ultimo.

 

Robinho riceve il passaggio in diagonale e riesce a girarsi eludendo la pressione con una finta di corpo. A questo punto Cambiasso temporeggia aspettando che l’avversario si avvicini. Robinho ha un momento di esitazione prima di cominciare una nuova finta, Cambiasso ne approfitta intervenendo sulla palla.

 

Cambiasso non si limitava a interpretare correttamente le fasi di possesso e non possesso palla, ma era un giocatore straordinario anche nelle transizioni. Molte transizioni positive partivano proprio da una palla recuperata dal Cuchu, in quel caso l’argentino tendeva a verticalizzare il gioco sfruttando la disorganizzazione della squadra avversaria. Come seconda opzione, cercava di servire il giocatore più creativo nelle vicinanze – spesso Sneijder tra il 2009 e il 2013 – in modo da poter trovare il prima possibile una linea diretta per la porta avversaria. Durante le transizioni negative erano essenziali le sue letture senza palla. Spesso dava man forte ai difensori centrali inserendosi tra essi durante un cross laterale in modo da migliorare il sistema di marcature e coperture oppure preferiva difendere il centro del campo in modo da prevenire verticalizzazioni sulle punte. Se necessario infine era in grado di coprire inserimenti lunghi dei centrocampisti avversari fin dentro l’area di rigore in modo da far scombinare il meno possibile il sistema difensivo della sua squadra. I numeri difensivi di Cambiasso nel suo periodo all’Inter tra il 2009 e il 2013 – dati Whoscored – erano d’élite assoluta, infatti in Serie A effettuava 2,8 contrasti e 2,1  intercetti a partita, mentre in Champions League viaggiava all’irreale dato di 2,5 contrasti e 2,9 intercetti a partita. Questi dati assumono ancora maggior valore se affiancati agli appena 1,4 dribbling subiti e agli 1,0 falli effettuati a partita. A onor del vero questi dati hanno estremamente beneficiato dal sistema difensivo posizionale di Mourinho – soprattutto in Champions – dove comunque è stata fondamentale l’interpretazione di un giocatore unico come il Cuchu.

Una tecnica tutt’altro che banale

Nonostante fosse un giocatore eccezionale a livello difensivo, le sue doti non si limitavano alla fase di non possesso , come per esempio Casemiro nel Real di Zidane . Durante la fase di possesso Cambiasso era sempre un appoggio sicuro per i compagni e – pur non eccellendo nella tecnica di calcio – non disdegnava giocate anche più complicate come verticalizzazioni e cambi di gioco, come dimostrato dagli 1,0 passaggi chiave a partita con la maglia dell’Inter. Dalla stagione 2009/2010 – anno dell’inizio della raccolta dati di Whoscored – a quella 2013/2014 – anno dell’addio all’ Inter- ha mantenuto una media dell’86,5 % di passaggi riusciti in Serie A e dell’83,6 % in Champions League con una media di 44 passaggi a partita. Numeri importanti che rendevano Cambiasso un giocatore prezioso in entrambe le fasi di gioco, in particolare gestiva molto bene i tempi alternando con sapienza i momenti in cui rallentare il gioco e i momenti in cui accelerarlo con una giocata di prima o a due tocchi.

Giocata di rifinitura di altissimo livello dal limite dell’area. Filtrante rasoterra a trovare Palacio nello spazio, mettendolo davanti al portiere.

Ho sempre ritenuto davvero peculiare la sua interpretazione di tirare in porta poco o nulla – pur arrivandone spesso a ridosso dell’area di rigore  (come se la sua comprensione del gioco lo rendesse consapevole delle basse possibilità di convertire in rete un tiro da fuori area); non a caso il volume di tiri da fuori area effettuati negli ultimi anni è decisamente inferiore rispetto a quello di 10 anni fa, quando Cambiasso giocava in Italia, come dimostrato da un articolo recente di Alfredo Giacobbe. Per questo motivo risulta quasi ironico che siano due reti da fuori area quelle più impresse nell’immaginario dei tifosi, reti che hanno deciso due partite chiave: la prima un derby natalizio contro il Milan nel 2007 e la seconda contro il Chelsea agli ottavi di Champions League nella famosa cavalcata del 2010 che poi portò al triplete. Cambiasso era un giocatore molto concreto, ma ogni tanto si concedeva qualche ricamo barocco degno della sua madre patria argentina. Di solito erano giocate estemporanee, volte ad eludere la pressione avversaria ed erano effettuate per lo più nella propria metà campo. Cambiasso, pur essendo un giocatore molto europeo, manteneva quella voglia di non buttare mai via la palla tipica del calcio sudamericano. Nonostante ciò riusciva a conciliare questa sua tendenza con la capacità di ridurre al minimo le palle perse risultando molto efficace per la propria squadra.

Tutto Cambiasso o quasi in un’azione. Intercetto palla, elusione del pressing tramite un doppio tocco. Prima di suola per far indietreggiare la palla, il secondo con l’interno dello stesso piede per lanciare il compagno in profondità.

 

Nato per inserirsi in area

In carriera Cambiasso ha giocato 632 partite tra club e nazionale. La maggior parte nel ruolo di mediano in un centrocampo a tre o a due. Per questo dovrebbe sorprendere il dato delle 69 reti segnate e dei 45 assist fatti in carriera – dati transfermarkt – inoltre all’Inter effettuava ben 0,8 tiri a partita. Numeri notevoli anche per giocatori più offensivi. La maggior parte di questi goal nascono dalla stessa capacità di lettura che gli ha permesso di essere un grande difensore. Mi spiego meglio, le stesse capacità di lettura in fase difensiva si riversano in fase offensiva quando deve inserirsi nei buchi lasciati scoperti dalla difesa avversaria. La maggior parte dei suoi inserimenti sono successivi ad un cambio di gioco e precedono un cross. Arrivando in corsa da dietro si trovava in vantaggio rispetto ai difensori che spesso erano già in marcatura sugli attaccanti e quindi impreparati ad un inserimento centrale. In particolare colpiva il perfetto timing con il quale si inseriva in area, decisamente in antitesi con lo stereotipo di centrocampista difensivo davanti alla difesa.

Da notare il movimento preparatorio a mezzaluna prima di tagliare davanti al centrale avversario. Oltre al cross stupendo di Recoba ovviamente.
Non se la cavava male neanche nei tempi di inserimento centrale su filtrante, notevole anche l’assist di Cassano.

L’ossessione per il gioco

Non molti sanno che il primo sport a cui si approcciò Cambiasso non fu il calcio ma il basket e lui stesso ammise che lasciare quello sport non fu facile visti anche gli ottimi risultati che stava ottenendo. Mi chiedo se non fosse in quegli anni che Cambiasso capì l’importanza dei movimenti senza palla e dell’occupazione degli spazi. Concetti fondamentali nel basket che si possono trasferire al calcio. Non a caso parliamo di un giocatore che ha fatto della poliedricità di ruoli e di compiti un proprio marchio di fabbrica, così come della sua intelligenza nelle diverse zone di campo nelle quali si trovava a giocare e a prendere scelte. La storia di Cambiasso è la storia di un giocatore che ha sempre cercato di migliorarsi e di assorbire il più possibile dai propri compagni. Un giocatore abbastanza “normale” dal punto di vista fisico e tecnico che è riuscito ad andare oltre i propri limiti soprattutto grazie alla propria intelligenza. Zanetti parlando di lui nella sua autobiografia disse :” Smania per il calcio, adora la tattica. Ho visto solo due giocatori che a pranzo, dopo un allenamento bestiale, in ritiro sotto il sole di luglio che picchia sul cranio e con i muscoli che tirano dopo la sosta, invece di rilassarsi con una battuta, godersi pasta al pomodoro e bresaola al limone, si accaniscono a rigiocare partite del passato, o a pregustare le sfide del nuovo campionato. Sono due amici: Diego Simeone, «El Cholo», ed Esteban Cambiasso, «El Cuchu». “ Zanetti continua l’aneddoto raccontando di come i loro pranzi fossero scanditi da disquisizioni  tattiche utilizzando il sale, il pepe e altri oggetti di vario genere per riprodurre i giocatori. Alla fine Cambiasso  è riuscito ad ottenere il patentino da allenatore. Poco dopo arrivò la prima chiamata come vice di Pekerman – suo ex allenatore – nella nazionale colombiana. Dopo questa breve esperienza ancora nulla, nel frattempo si è dedicato al commento delle partite dal salotto di Sky Sport e ci auguriamo di rivederlo presto in campo, da protagonista. In fondo si sa, l’intelligenza tattica è uno dei pregi fondamentali del ruolo dell’ allenatore.