Nuovi acquisti: Focus su Christian Eriksen

Terzo approfondimento sulla campagna acquisti di Gennaio, qui trovate gli approfondimenti precedenti su Ashley Young e su Victor Moses.

Mentre Marotta ripeteva al pubblico che l’Inter avrebbe svolto un mercato di occasioni, i dirigenti dell’Inter si stavano occupando di allestire il teatro per lo spettacolo di fine Gennaio.
E quando è trapelata la voce che i nerazzurri stessero trattando col Tottenham per Christian Eriksen, naturalmente i tifosi hanno cominciato a sognare.  Eppure, lo scorrere del tempo è parso infinito: quante volte abbiamo cercato novità sulla vicenda illudendoci che un domani potesse chiudersi? Ad ogni conferma seguiva una smentita, giorno dopo giorno, fino a perdere la speranza, consapevoli che l’arrivo del danese sarebbe rimasto puramente un sogno.

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Ma il 27 Gennaio la trattativa si sblocca e la rassegnazione lascia spazio all’incredulità: Christian Eriksen è un nuovo un giocatore dell’Inter. Se persino crederci è difficile, figurarsi realizzarlo. E di questo Inter Media House è cosciente: il video di presentazione del danese vedrà far leva proprio sui sentimenti dei tifosi nerazzurri.
E così Martedì 28 Gennaio Christian Eriksen firma il contratto: al Tottenham vanno circa 20 milioni di euro, al danese 7,5 mln di euro netti più bonus (1,5 mln).

Che giocatore è Christian Eriksen?

Diciamolo: che servisse un innesto tecnico nel centrocampo nerazzurro ce ne eravamo accorti tutti, ma mai nessuno avrebbe osato anche solo nominare Eriksen, un fuoriclasse inarrivabile persino ai nostri pensieri.
Invece, eccolo qua: un giocatore dalla qualità tecnica senza rivali, con una sapienza tattica rara superiore, capace di giostrare i ritmi della partita a proprio piacimento.
In Christian, l’Inter trova un giocatore in grado di gestire il possesso in ogni zona del campo che, però, mostra il meglio di se negli ultimi 30 metri: con la visione trova dei corridoi impercettibili persino ai telespettatori, con la tecnica effettua i passaggi con un’accuratezza millimetrica (con entrambi i piedi). Da quando ha debuttato negli Spurs, infatti, Eriksen è primo per assist (62) e per occasioni create (570!), registrando una media di ben 2.77 passaggi chiave p90. Solamente questa sua caratteristica basterebbe a renderlo uno dei giocatori più letali in zona offensiva, ma lui non si ferma qui:
dotato anche di un ottimo tiro, è capace di calciare sia di potenza che di precisione.
Proprio per queste sue qualità, in carriera il danese si è evoluto, passando a giocare dalle fasce all’interno del campo. Infatti, i sui dribbling sono diminuiti e l’esplosività ha lasciato spazio all’intelligenza: la sua centralità nel gioco l’ha reso imprescindibile per Pochettino e non ci sarà da stupirsi se, in futuro, diventerà il secondo faro dell’Inter (oltre a Brozovic).

Potrà dare anche un contributo importante durante le transizioni offensive, risalendo il campo palla al piede (1.06 corse progressive p90). E non allarmatevi se vi faranno notare che la percentuale di passaggi riusciti di Eriksen non sarà altissima: è normale che tale statistica non sia elevatissima. Osare l’ultimo passaggio ricercando costantemente la verticalità comporta i suoi rischi, ed il danese ne è un amante. Lo conferma il dato sull’xGChain p90: quando coinvolto nella manovra, la squadra produce 0.63 xG ogni 90 minuti. Significa che il danese è in grado di partecipare ad un’azione che porta alla rete più di una volta ogni due partite! Infatti, nonostante sia stato sottotono in questa stagione, negli Spurs è comunque riuscito a registrare dati interessanti:
– 0.38 filtranti riusciti p90
– 1.89 passaggi in profondità riusciti p90
– 0.76 passaggi smarcanti riusciti p90
– 2.20 passaggi riusciti verso l’area di rigore avversaria p90

Ma l’attributo ancor più apprezzabile resta la consapevolezza tattica, che si traduce sul campo in duttilità e controllo. L’ex allenatore del Tottenham, infatti, lo ha posizionato in diverse zone e ruoli senza vederne calare il rendimento: utilizzato come trequartista, mezzala, sia esterno che centrale nel 4-2-3-1, il danese è sempre riuscito a fare la differenza. Se mantiene la sua funzione, Eriksen potrà essere sempre incisivo: paiono strani i tanti dubbi che arieggiano attorno alla sua posizione nell’Inter. Come ha affermato recentemente lui stesso, quando gli è stato chiesto dove preferisse giocare: “Dove posso avere il pallone […], l’importante è avere la possibilità di inventare”.
Eriksen è in grado di accelerare i ritmi del match ma anche di controllarli qualora la difesa avversaria si chiudesse all’indietro: situazioni in cui l’Inter attuale va sempre in difficoltà.

In un calcio dominato dalla meticolosa gestione dei tempi di gioco e dettato dalla cure delle transizioni, un giocatore in grado di manipolare il tempo tramite l’utilizzo di linee di passaggio a molti invisibili può essere estremamente decisivo.

Come si inserirà nell’Inter?

È quasi passato un mese e Conte sta gestendo il minutaggio di Eriksen col contagocce. Come prevedibile, l’allenatore rimane cauto: non vuole che la squadra perda i solidi meccanismi costruiti in questi mesi e, per questo, il danese sta trovando poco spazio.
Avrebbe poco senso buttare immediatamente nella mischia un giocatore fuori condizione (soli 1000 minuti in stagione) ed estraneo agli schemi. Non fatevi abbindolare dall’insensatezza degli allarmismi generati dai quotidiani di questi giorni e cercate di mantenere la ragione.

In un progetto a medio-lungo termine, idealmente, Eriksen dovrà fare la mezzala con compiti simili a quelli del Sensi di inizio campionato: muoversi in maniera asimmetrica rispetto all’interno di destra, partendo largo ma accentrandosi quasi a fare il trequartista. Cucire il gioco in zona offensiva ed offrire supporto in fase di costruzione saranno le due funzioni principali del danese, che aiuterà Brozovic offrendo una soluzione alternativa per la risalita del campo. Soprattutto, sarà un perfetto sfogo verticale negli spazi alle spalle dei centrocampisti avversari: graviterà attorno all’half-space di sinistra e si accentrerà quando la palla si trova nel lato opposto.

Altrimenti, l’Inter potrebbe disporsi secondo un 3-4-1-2, con Christian nel suo ruolo più naturale.  Soluzione probabilmente meno efficace: la sua zona di competenza sarebbe più ampia, ma più orizzontale. Se posizionato sulla trequarti, Eriksen avrà tutta la libertà di muoversi a destra e sinistra avendo una fetta di campo più ampia da cui scegliere dove posizionarsi. Però, per gli avversari, il problema è facilmente aggirabile: mettendo un giocatore a uomo sul danese, lo si costringerebbe a giocare a palla coperta, limitandone le possibilità. Pur potendo attaccare entrambi gli half-space, il gioco sarebbe meno orientato verso la porta e le punte sarebbero costrette a partecipare attivamente al pressing in ogni zona del campo. Assegnare compiti difensivi agli attaccanti vedrebbe diminuirne il rendimento durante l’attacco (Lautaro su Lucas Leiva docet). Inoltre, il 10 e 9 nerazzurri sono abituati a rimanere centrali: con Eriksen alle spalle, sarebbe necessario dei movimenti verso l’esterno da parte delle due punte. Senza contare che gli spazi sarebbero intasati, soprattutto contro le squadre in grado di rimanere corte e compatte (in Italia eccelliamo in questo): giocare circondato da marcatori non è il contesto migliore per incidere. Anche la fase di impostazione dalla difesa ne risentirebbe data l’assenza di interni di centrocampo, obbligando l’intero reparto arretrato a ridisegnare i meccanismi.

Per queste ragioni, ci aspettiamo che il danese verrà schierato come mezzala, ma bisognerà vedere quanto saprà adattarsi anche alle richieste di Conte inerenti al pressing: i movimenti della difesa posizionale nerazzurra sono precisi e definiti e l’Inter non può permettersi un centrocampista esente da queste richieste.
Il 24 nerazzurro faticherà nelle lunghe fasi di difesa posizionale ma riuscirà a fare la differenza durante le transizioni offensive: se la squadra riuscirà a migliorare la sua compattezza, il livello del gioco si innalzerà notevolmente.
D’altro canto, l’Inter potrebbe anche aggirare questo problema, sostituendo questi spezzoni col mantenimento del possesso. Infatti, niente vieta ad Eriksen di abbassarsi ed aiutare i compagni gestendo il pallone, rallentando il gioco.
Contro il Ludogorets, alla prima da titolare in Europa, ha cominciato da mezzala (per poi finire negli esperimenti di modulo di Conte nel secondo tempo), ma sembrano essere i compagni a fraintendere spesso la sua posizione più che il danese. Pur non essendo troppo appariscente, nel primo tempo ha eseguito 50 tocchi (90 in tutta la partita). Da interno di centrocampo, non è estraneo al gioco. Anzi, nelle condizioni giuste è persino capace di mostrare lampi di genio come questo:

Più che dove giocherà è più interessante chiedersi: sarà Eriksen ad adattarsi o l’Inter dovrà cucirsi addosso il danese?
Per ora, l’utilizzo del neo-acquisto non offre indizi sufficienti: la maggior parte dei minuti giocati dal neo-acquisto passano nelle fasi finali delle partite (in situazioni, per altro, grigie per i nerazzurri): la tattica viene meno e ci si affida alle qualità tecniche dei giocatori. E queste ad Eriksen di certo non mancano, dato che è sempre riuscito ad eseguire giocate d’alta classe persino nei contesti più caotici possibili (punizione vs Milan, filtranti vari e tiri dalla distanza).
L’impressione è che l’Inter debba comprendere il danese e lui abbia bisogno del suo tempo per conoscere il gioco e i compagni.

Ci vorrà del tempo prima che Eriksen possa fare “sua” l’Inter: a noi non resta altro che pazientare (e tifare).