Nuovi acquisti : Focus su Victor Moses

Secondo approfondimento sulla campagna acquisti di Gennaio e, cronologicamente parlando, secondo esterno acquistato durante questa sessione invernale (qui trovate l’approfondimento su Ashley Young). L’operazione Moses è stata chiaramente frutto della più classica delle occasioni di Gennaio che, qualora dovesse dare i risultati sperati, potrebbe davvero giovare al giocatore ed alle società coinvolte; il Chelsea andrebbe sostanzialmente a liberarsi di un esubero e l’Inter troverebbe un giocatore importante per la propria corsia di destra (soprattutto se dovesse ripetere le prestazioni fatte vedere durante il periodo di Conte alla guida dei blues), andando tra l’altro a coprire con una soluzione low cost il buco lasciato dalla dipartita (e a questo punto verrebbe da dire anche bocciatura) di Valentino Lazaro, spedito nel profondo nord d’Inghilterra, direzione Newcastle.

Ma procediamo con ordine.

Victor Moses, Crystal Palace

Carriera

Esterno classe 1990, di nazionalità nigeriana, Moses nasce come un giocatore dalle caratteristiche tecniche e attitudinali tipiche dell’esterno d’attacco, rapido nella conduzione del pallone, cambio di passo fulminante ed una discreta anarchia di base nell’interpretazione tattica del gioco; proprio da esterno d’attacco (se non addirittura alle spalle della prima punta) fu utilizzato per tutta la prima parte della sua carriera. Nel 2012 arrivò al Chelsea dopo le esperienze al Crystal Palace (società che lo lanciò in Premier) e al Wigan facendo tuttavia molta fatica ad entrare nelle rotazioni dei vari allenatori che si avvicendarono sulla panchina della squadra londinese nel corso di quegli anni (e venendo quindi ceduto ripetutamente in prestito). Le cose cambiarono con l’approdo a Londra di Conte nell’estate del 2016; il tecnico leccese ebbe infatti l’intuizione di modificarne i compiti e la posizione in campo, in sostanza arretrandolo e trasformandolo da esterno d’attacco in esterno a tutta fascia. Con questa intuizione riuscì così a nasconderne i limiti in fase realizzativa, nella gestione del pallone e nelle scelte durante le transizioni offensive, oltre che negli spazzi particolarmente angusti, andando invece a valorizzarne le caratteristiche fisiche e tecniche in posizione più arretrata e, di pari passo, disciplinandolo tatticamente.

Farà molta fatica a guadagnarsi lo stesso spazio con Maurizio Sarri durante la stagione 2018/19, tanto che nel corso della stessa verrà girato in prestito al Fenerbahce ed esattamente un anno più tardi, come ormai tutti sappiamo tornerà alla corte di Conte in quel di Milano, sponda nerazzurra.

Ruoli occupati in carriera, le circonferenze più grandi rappresentano quelli in cui è stato impiegato con più frequenza in carriera. Fonte Transfermarkt.

Pregi e concorrenza

Moses è stato innegabilmente inserito in rosa per garantire maggiore imprevedibilità alla manovra interista nelle fasi in cui questa va a svilupparsi in ampiezza, compito che nei piani estivi spettava probabilmente a Lazaro, risultato però troppo anarchico tatticamente e tendenzialmente timido nelle scelte per potersi conquistare la fiducia di Conte. Inoltre Candreva, protagonista ad onor del vero di un’ottima prima parte di stagione, ha più volte dimostrato di non avere più le qualità fisiche per poter saltare l’uomo con discreta continuità e creare quindi delle situazioni di superiorità posizionale, situazioni di cui l’Inter avrebbe un gran bisogno per trovare delle soluzioni alternative alla porzione centrale del campo per scardinare i dispositivi difensivi degli avversari.

In questo senso ci si aspetta da Moses, oltre al canonico lavoro da pendolino a tutta fascia che richiede Conte ai suoi esterni, un’iniezione di qualità e una maggiore presenza in area nelle situazioni in cui la manovra si sviluppa sulla corsia opposta alla sua. Questa situazione di gioco, che in passato aveva spesso contraddistinto altre  squadre allenate da Conte, si è infatti solo intravista nel corso di questa stagione e solo in un’occasione con esito positivo (gol di D’Ambrosio su cross a rientrare di Biraghi in Inter-Lazio). Speriamo quindi che la presenza del nigeriano, che al Chelsea era solito stringere in area con una notevole continuità durante le discese del pallone sul lato opposto,  possa rappresentare una nuova interessante freccia nella nostra faretra di soluzioni offensive.

Moses stringe in area quando la palla arriva sul fondo sul lato opposto al suo; in questo caso coglie di sorpresa la difesa del Tottnham che chiaramente non si aspetta di trovarselo alle spalle.

Difetti

Gli aspetti che più possono destare qualche perplessità sul conto di Moses sono sostanzialmente due: il primo prettamente fisico, il secondo più attinente alle sue caratteristiche per quel che riguarda lo stare in campo. Il giocatore, come molti sanno, ha subito due infortuni durante la stagione in corso che in totale l’hanno tenuto lontano dai campi per oltre un centinaio di giorni e, cosa ulteriormente preoccupante, in entrambi i casi si è trattato di una problematica legata al muscolo femorale (suo autentico “tallone d’Achille” nel corso di tutta la carriera). Va aggiunto però che ha svolto positivamente i famigerati test fisici del professor Pintus che, per quanto non possano prevedere l’integrità fisica futura dei giocatori, sicuramente delle indicazioni importanti sono in grado di darle, per cui incrociamo le dita e proviamo ad essere ottimisti.

Discorso diverso per ciò che riguarda prettamente lo stare in campo, Moses con Conte ha imparato a gestire i compiti in copertura che il suo ruolo comporta con grande attenzione e abnegazione tattica. Il nigeriano non eccelle tuttavia nelle situazioni in cui si ritrova a fare delle diagonali difensive molto strette in area, alle volte tende a perdere la percezione dell’uomo facendosi attirare dal pallone e sicuramente il gioco aereo non rappresenta uno dei suoi punti di forza. Fortunatamente i meccanismi dei 3 centrali pare stiano migliorando costantemente e ciò non potrà che far bene al suo inserimento all’interno della struttura difensiva contiana (che, come detto, gli è già familiare).

Moses durante Udinese-Inter.

Analisi statistica

Cerchiamo ora di capire tramite qualche numero quale potrebbe essere in termini pratici l’apporto di Moses in questa Inter, in particolar modo cercheremo di rapportare i suoi numeri con quelli di Antonio Candreva, sostanzialmente suo unico pari-ruolo in rosa (escludendo D’Ambrosio che, presumibilmente, da qui a fine stagione verrà schierato soprattutto nei 3 dietro). In questo lavoro comparatistico sono costretto a fare riferimento quasi unicamente alle sue due stagioni sotto la guida di Conte al Chelsea perché, come accennato anche in precedenza, nel resto della sua carriera è stato impiegato in ruoli molto diversi e con compiti ancor più differenti, rispetto a quello in cui giocherà con l’Inter.

Questa comparazione statistica risulta, può risultare un po’ forzata, ma ci può far capire quali possano essere alcune richieste dell’allenatore e quali le risposte del calciatore. Il tutto senza dimenticare che i dati appartengono a campionati differenti e si sviluppano in contesti di gioco simili, ma non uguali.

Difensivamente parlando i due giocatori si dimostrano in effetti abbastanza simili nell’interpretazione del ruolo, Moses tende a dare leggermente più sicurezza nella gestione degli 1vs1 difensivi, però ci troviamo in presenza di talmente simili che riportarli non stimolerebbe poi chissà quale riflessione. Discorso diverso per quanto concerne la metà campo offensiva: il nigeriano infatti tende a saltare l’uomo quasi il doppio rispetto a Candreva (1.35 dribbling riusciti a partita tra il 2016 e il 2018 contro gli 0.4 di Candreva di quest’anno) perdendo tra l’altro qualche pallone in meno (0.6 contro 1.1) risultando però complessivamente meno rifinitore del giocatore romano, in grado di piazzare in questa stagione ben 1.7 passaggi chiave a partita (dato raggiunto o superato da Moses due sole volte in tutta la sua carriera). Un altro dato interessante è quello riferito ai cross effettuati: quest’anno Candreva crossa 1.6 volte a partita, dato pareggiato da Moses solamente nella sua stagione in maglia Stoke City; questa differenza così netta, a maggior ragione alla luce del dato sui dribbling riusciti, ci permette di notare come, rispetto a Candreva che quando è in possesso palla lungo la corsia laterale porta lo sguardo immediatamente verso l’area come prima opzione, Moses tenda a prediligere l’entrare dentro al campo palla al piede o cercando uno scambio rapido con i compagni piuttosto che il cercare il cross immediato.

Moses taglia in due il campo palla al piede partendo dalla sua zona di competenza ed arriva a passarla all’esterno opposto.

Conclusione

Realisticamente parlando ci sono ottime probabilità che Candreva continui ad essere il titolare e che Moses sia la sua alternativa da utilizzare quando la necessità di scardinare il fortino avversario inizia a farsi impellente, tuttavia nel momento in cui scrivo l’Inter è ancora impegnata su tre fronti e certamente non mancherà lo spazio per entrambi. Ovviamente tutti noi speriamo che Moses sia ancora il giocatore di cui Conte si fidava ciecamente tra il 2016 e il 2018, autentica chiave tattica e giocatore rivelazione nell’ultimo campionati vinto dai Blues. Se sarà così significherà che almeno fino a Giugno sulla corsia di destra la coperta non sarà corta (e magari potrebbe anche essere acquistato a fine stagione), se invece così non dovesse essere almeno avremo la magra consolazione che l’operazione è costata all’Inter una cifra irrisoria e che il giocatore se ne tornerà a Londra in estate.